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Beatrice era bella

Betrice Inguì si è suicidata per il disagio verso il suo corpo. Questo raccontano i giornali sulla base di quanto lei aveva scritto sul suo diario. Ieri alla stazione di Porta Susa (Torino) si è lasciata cadere all’indietro sui binari mentre stava arrivando il treno che l’ha travolta. È una di quelle cose che fanno arrabbiare all’istante perché aveva 15 anni e poteva essere tutto quello che voleva.

Ho guardato la foto della sua prima comunione: era una ragazzina sovrappeso e con la faccetta buffa come lo siamo stati in molti alla sua età. Poi siamo cresciuti e alcuni sono cambiati, altri no. Non si sa niente del perché sia arrivata a stare talmente male con sé stessa da togliersi la vita. Le canzoni che suonano in testa in queste occasioni non bastano a spiegare gli eventi. Sono invecchiate, non dicono nulla alle giovanissime generazioni. E a dirla francamente pure alcuni adulti sentono il bisogno di rinfrescare l’aria.

Eppure siamo ancora qui a parlare delle stesse cose, ancora la vergogna del corpo, senza riuscire a sottrarsi al corto circuito micidiale di colpevolizzazione e idealizzazione. Non è vero che i grassi hanno il cuore grande e non è vero che sono buoni solo perché sono grassi. Anche perché non c’è nessun bisogno di compensare con le proprie doti morali quelle che vengono giudicate indegnità fisiche. Le persone grasse non si devono far perdonare di nulla e non devono giustificare la loro esistenza di fronte al mondo.

La stessa cosa vale per quelli molto magri, ovviamente, che magari sono meno tartassati da parte dei media ma sono tartassati dalle persone che incontrano, dai compagni di scuola, dagli amici o dai parenti ficcanaso. Per certi versi, però, i media possono rendere tutte le fisicità più gradevoli, più accettabili. Da un po’ di tempo infatti esistono anche alcune modelle oversize accanto alle modelle normopeso o ipermagre. E non è un male. Il problema infatti non è il magro o il grasso di per sé, il problema è la modellizzazione univoca.

Se mi dicono che il modello fisico sottopeso è l’unico positivo io rifiuto il condizionamento MA continuo a rispettare le persone sottopeso. Se mi dicono che il modello fisico obeso è l’unico positivo io rifiuto il condizionamento MA continuo a rispettare le persone obese. Anche se la promozione dell’obesità come modello positivo non risulta ad oggi pervenuta.  Franca Sozzani, alle prime polemiche sull’argomento, non a caso si chiedeva come fosse possibile dire che la moda incoraggiasse al tempo stesso l’anoressia e l’obesità.

Non faccio alcuna fatica a vedere che tutte le persone hanno una loro potenziale bellezza ed è logico perché in termini assoluti la bellezza non può essere definita semplicemente da un canone. Se mi si vuole imporre un canone secondo cui la bellezza si colloca solo entro un range definitivo di pesi, misure e taglie, io lo rifiuto. Perché gli standard di questo tipo sono ovviamente discrezionali e mutevoli. Nel tempo i canoni estetici del corpo cambiano secondo tendenze che non sono poi così diverse dai corsi e ricorsi che caratterizzano la moda.

Se poi si vuole associare la questione del peso al tema della salute io credo che si sbagli semplicemente obiettivo. Lo stanno a dimostrare tutte quelle persone sottopeso e sovrappeso che sono perfettamente sane. Va accettato una volta per tutte che siano le analisi mediche a stabilire se una persona è in salute e non basta l’occhio di un passante o un polemista che vuole dare lezioni di vita agli altri.

Non si possono confondere gli standard clinici con la percezione sociale del corpo. E anche questo non basta: si deve scegliere senza ambiguità tra l’autostima e il biasimo. Perché è veramente schizofrenico incoraggiare le persone ad avere una considerazione positiva del proprio corpo ma al tempo stesso dire loro che non possono considerarsi belli per come sono. Lo scopo dell’autostima non è essere socialmente accettabili ma far convivere quello che siamo e quello che vorremmo (o dovremmo) essere.

Ultimamente si discute dell’eventuale esempio negativo dato dalle donne oversize che si mostrano sul palco o in passerella. Ecco, io onestamente non capisco perché vedendo Mia Tyler che indossa un vestito si dovrebbe sentire il bisogno di procacciarsi una teglia di pasta al forno. Più realisticamente la reazione sarà di voler capire come sono abbinati gli abiti, quali stanno meglio su quel corpo, che tagli lo fanno sembrare più fine, che colori lo valorizzano. Tutto qui.

Se qualcuno teme che ci si senta incoraggiati da queste immagini a saccheggiare il frigo, stia pur certo che sarebbe successo comunque: il meccanismo del binge alimentare funziona su dinamiche di conflitto interiore, non di pacificazione. Se poi vogliamo fare un discorso serio sulla salute delle persone dobbiamo prendere atto di una cosa molto semplice: non possiamo costringere nessuno a cambiare il proprio corpo solo perché secondo noi non va bene. Al massimo possiamo creare le condizioni favorevoli nella consapevolezza che la scelta è solo degli interessati. E le condizioni favorevoli partono dall’autostima cioè dall’amarsi per come si è: anche obesi se si è obesi.

Una persona comincia a volersi migliorare non nel momento in cui non si accetta ma quando è in pace con sé stessa. Se si odia perché è grassa questo stato emotivo non farà che indurre comportamenti sbilanciati creando un circolo vizioso tra abitudini sbagliate e insoddisfazione di sé. É una fallacia logica la convinzione che il sentirsi a disagio sia utile al cambiamento. Questo può valere − forse − per le cose che ci accadono ma il corpo che abbiamo non è qualcosa di esterno: siamo noi.

Dunque ben venga l’autostima, ben vengano le donne oversize nello spettacolo e nella moda. Quando vedo persone dalla fisicità importante che hanno un buon percorso professionale non penso di raggiungere il loro peso, penso che ce l’hanno fatta nonostante quello. E se loro ce l’hanno fatta ce la possono fare anche altri. E se loro sono in grado di vestirsi bene ed essere “perfino” belle, allora penso che si possa essere gradevoli anche con una fisicità importante. Così, gradualmente, si assume quell’approccio mentale positivo in cui i cambiamenti sono possibili proprio perché nessuno ce li impone. Quell’approccio che inizia nel superamento del disagio verso il proprio corpo.

 

 

Aggiornamenti:
Beatrice Inguì e Giente Honesta: l’odio sui social per la ragazza suicida a Torino – Corriere.it Rivoli, i compagni di scuola suonano Eric Clapton per l_addio a Beatrice – Corriere.it

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Scusi, ma lei in cosa si è distinto?

Due parole sul “brutta, grassa e casalinga” alla candidata sindaco di Milano.

Di Ilaria Sabbatini

Dico subito che non è la mia candidata: non avrei potuto votarla e anche potendo non credo che l’avrei votata. Ma il punto, lo sappiamo tutti, non è questo quindi è inutile raccontarsi storie.

Del “brutta” e del “grassa” ne parliamo dopo. Della “casalinga” e della “disoccupata”, ne parliamo subito: secondo i dati ISTAT le casalinghe in Italia nell’anno passato erano circa 7,5 milioni. Ognuno ne tragga le conseguenze che crede, elettorali e non.

Riguardo il “brutta” e “grassa”, Il Fatto cita un tizio il cui profilo è visibile su Facebook. Vogliamo dare un giudizio estetico? Bene, facciamolo pure ma facciamolo fino in fondo: guardiamo da che pulpito.

Riguardo l’attinenza del “brutta” e “grassa” con l’abilità professionale di una persona, in particolare di una donna, proviamo a vedere l’effetto che fa l’etichetta di brutta accanto alla solita qualifica professionale.

E dopo tutto ciò chiediamo a chi ha commentato e a chi commenterà in questo modo: «Scusi signore ma lei in che campo si è distinto?».

 

L’immagine in evidenza fa parte della campagna contro il sessismo in pubblicità promossa da Art Directors Club Italiano