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In questa categoria vanno i miei scritti di carattere generale, che non sono stati pubblicati su riviste scientifiche.

Global climate strike e adulti

Quando ho sentito la lista dei luoghi dove si terranno i vari «strike climate» del 10 marzo 2019 ho avuto un flashback. Erano diciassette anni (17) che non si manifestava un movimento transnazionale – globale – di mobilitazione di tutti per il bene di tutti. Diciassette anni pesanti di disastri inauditi, guerre, crisi, conflitti sociali, contraddizioni. Nello stesso momento sarò a parlare di discriminazione di genere ma il mio cuore sarà là, dove si riallacciano i fili delle nostre speranze di tutti noi. Per un futuro migliore e per l’emozione di vedere in campo la generazione successiva di innovatori. Ho la sensazione che qualcuno stia riprendendo il testimone là dove ci era caduto dalle mani. E questo mi emoziona moltissimo.

Eppure, in questi giorni, rifletto molto sull’avvertimento attribuito a un uomo che a suo modo è stato un grande innovatore: “Siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe”. Serve essere entrambi: serpenti e colombe, colombe e serpenti. Senza che l’uno predomini sull’altro. Personalmente evito la mistica della giovinezza, non personalizzo un movimento globale, non lo identifico con un solo personaggio. Sono molto attenta al green washing che si sta già palesando in pompa magna. Oh se si sta palesando. Tengo presente che la causa ambientale non è una causa dei buoni sentimenti ma una causa politica a tutti gli effetti: ovvero di concezione economica della nostra società, di rapporti di potere e pragmatismo. In altre parole non mi piace la differenza tra idea e azione, tanto per citare il poeta. E non mi riferisco agli studenti ma a chi li sostiene da posizioni politiche ambigue, che sembrano voler omologare e quindi dissinescare un movimento in cui le persone credono in buona fede e con argomenti adeguati. Non mi piace quando non si concede neanche un piccolo credito di fiducia alla voglia di cambiare. Hanno il diritto di provarci e hanno ottime ragioni. Non mi piace quando si banalizza un dibattito: per me gli argomenti come il body shaming o il sarcasmo sulla neurodiversità non hanno alcun titolo per esistere nella discussione pubblica. Chi li usa dimostra tutta la propria inadeguatezza politica. Ho capito che voglio lasciare che gli studenti facciano le loro iniziative senza di me. Non ho bisogno di essere presente alle loro manifestazioni e credo abbiano diritto a uno spazio tutto loro, come desideravo io quando ero al liceo. Me le ricordo bene le litigate. Ho però bisogno di dire che li condivido e appoggio il loro movimento. Ho bisogno di essere al loro fianco ma senza sottrargli il centro della scena. Ho bisogno di dire che credo negli stessi principi e sono contenta del loro mettersi in gioco. E vivaddio è primavera.

Riguardo alla polemiche, mi hanno fatto ricordare del 2002, quando si tenne il Social Forum a Firenze con numeri da record. Io ci andai per seguire uno workshop di giornalismo con professionisti di primo piano. Alcuni dissero che avremmo distrutto la città, preannunciarono danni incalcolabili, lanciarono allarmi sul pericolo che devastassimo i negozi e monumenti. Furono due personaggi in particolare ma non importa ormai chiamarli in causa. Molti negozi chiusero a causa del clima di paura indotto. Ma un bar, davanti alla stazione di Santa Maria Novella rimase aperto. Noi eravamo alla Fortezza da Basso, vicinissimi, numerosi e affamati. Non essendoci molte alternative andavamo lì: mi ricordo un continuo via vai di ragazzi in quell’unico bar aperto. Panini, bibite, dolci, caffè, più volte al giorno tutti i giorni che durò il meeting. Qualcuno dopo un po’ riaprì ma ormai ci eravamo affezionati al primo bar che ci aveva accolti. Ricordo di aver provato un sentimento di gratitudine verso quell’unica vetrina rimasta aperta come un gesto di fiducia. E ricordo anche che subito dopo pensai: “spero che guadagnino un sacco di soldi, alla faccia di chi non ci ha dato nemmeno una chance”. Ecco, penso che oggi stia succedendo la stessa cosa. È questione di concedere un piccolo credito di fiducia a chi crede con forza in un cambiamento possibile. Tutte le volte che passo da lì continuo a pensarci e a ridere tra me e me. La città ne uscì arricchita e il bar pure.

Detto questo, secondo me, se è un movimento globale andrà avanti, non saranno le polemiche a fermarlo. È legittimo e perfino sano che ci sia un contraddittorio e non una linea unica e uniforme. Guardiamo piuttosto a come si comportano i governi in merito all’ambiente. Guardiamo alla coerenza di chi si dichiara a favore dell’ecologia. Guardiamo alla prassi perché l’ipertrofia del simbolico troppo spesso ci ha allontanati dalle soluzioni invece di avvicinarci. Perché è possibile formulare ottime teorie che ci proteggono dal dover confrontarci con la realtà che è fatta principalmente di pratiche. Sono quelle che possono condizionare gli eventi non la normale polemica dell’opinione pubblica. Ed è su quelle che i ragazzi ci stanno chiedendo di misurarci.

 

 

#ClimateStrike

#Fridaysforfuture

 

 

 

 

La donna è cuoca L’uomo è chef

Cuoco dal latino cŏquus o cŏcus, derivato di coquĕre, cuocere

  1. Persona che, per professione o per incarico ricevuto, provvede, in famiglie private o presso esercizi pubblici o in collettività, alla preparazione e cottura dei prodotti alimentari
  2. Più genericamente, chi attende alla cucina: si lamenta di dover fare sempre la cuoca e la bambinaia, mentre le sue amiche hanno un impiego
  3. Gran cuoco: titolo di dignità nel medioevo, lo stesso che gran cuciniere.

Chef dal latino *capus o *capum al posto del classico caput

  1. Capocuoco nei ristoranti, responsabile della parte operativa e di quella creativa.
  2. Per estensione cuoco raffinato e di grande abilità

 

Cuochi nella storia

Marco Gavio Apicio: I sec. a.C. – I sec. d.C. → L’arte culinaria III-IV sec. attribuito

 

 

 

 

 

 

Tacuinum sanitatis casanatensis (XIV secolo)

Maestro Martino da Como o Martino de’ Rossi o Martino de Rubeis: Torre, 1430 ca. – Milano o Roma, fine del XV sec.  → Libro de Arte Coquinaria

PDF scaricabile: Mastro Martino De arte coquinaria

 

 

 

 

 

Bartolomeo Scappi: Dumenza, 1500 – Roma, 1577 → Opera Di M. Bartolomeo Scappi, Cuoco Secreto Di Papa Pio V, 1570

François Vatel: Parigi, 1631 – Chantilly, 1671 controllore generale dei pasti per Luigi II di Borbone-Condé, principe di Condé Chantilly

 

 

 

 

 

Marie-Antonin Carême: Parigi, 1784 – Parigi, 1833 → chef de cuisine per Talleyrand

 

 

 

 

 

 

Jean Anthelm Brillat-Savarin: Belley, 1755 – Parigi, 1826 →   La fisiologia del gusto

Fu intellettuale e gastronomo. Fu eletto membro dell’ Assemblea Costituente del 1789

Pellegrino Artusi: Forlimpopoli, 1820 – Firenze, 1911 → La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene

Auguste Escoffier: Villeneuve-Loubet, 1846 – Monte Carlo, 1935 →  L’Art Culinaire, ancora pubblicata con il nome La Revue culinaire. Lavorò al Savoy di Londra e all’ Hôtel Ritz di Parigi

Gualtiero Marchesi: Milano, 1930 – Milano, 2017 → ALMA, Scuola Internazionale di Cucina Italiana

 

Cuoche nella storia

Katharina Prato nel 1858 pubblica la prima edizione del “Manuale di cucina per principianti e per cuoche già pratiche” tradotto in italiano nel 1893 da Attilia Visconti- Aparnik, maestra di cucina del corso di economia domestica nel Civico liceo femminile di Trieste.

 

Contessa Giulia Ferraris Tamburini →  Come posso mangiar bene? Libro di cucina con oltre 1000 ricette di vivande comuni, facili ed economiche, per gli stomachi sani e per quelli delicati1900

Rivolto alle massaie che dovevano provvedere a molte incombenze, ha un tono pratico e veloce. Avrà un certo successo con 7 edizioni, di volta involta rinnovate fino al 1935.

Amalia Moretti Foggia della Rovere, in arte Petronilla → Rubrica su La domenica del Corriere dal 1925

Eugénie Brazier (1895-1977) → prima donna a ottenere 6 stelle Michelin in due ristoranti di sua proprietà

Julia Child: Pasadena, 1912 – Santa Barbara, 2004 → Mastering the Art of French Cooking

A Julia Child è ispirato il personaggio di Olaf, il cuoco svedese dei Muppets

July 19, 2012 in Berlin, Germany

Una foto di gruppo degli chef di alcuni capi di stato a Berlino. L’unica donna del gruppo è Cristeta Comerford, chef della Casa Bianca, la prima donna ad ricoprire questo incarico, dal 2005

 

Alcune conclusioni

1 differenze biologiche / discriminazioni culturali

2 cucina domestica / ristorazione

3 alto e basso, ricco e popolare, chef e cuoca

1 differenze biologiche / discriminazioni culturali

La differenza di base non è una discriminazione è una differenza, appunto. Su quella differenza (biologica) è stata costruito una discriminazione (culturale).

Gerda Lerner

2 cucina domestica / ristorazione

Io provengo da una famiglia (paterna soprattutto) di cuochi provetti, donne e uomini pari qualità ed entusiasmo. E dato che di famiglia sono e siamo insonni, di notte ho sempre visto e osservato mio padre a tutte le ore della notte, Artusi alla mano, fare il pane, la pasta, le tagliatelle eccetera di cui allego foto appena speditami ora quasi novantenne. In effetti, se ci penso, a mia mamma non piaceva tanto avere come marito un competitor, le “toglieva un ruolo”, anche perché lei era “cuoca” (cucinava tutti i giorni) e lui era “chef” (cucinava per le cene di fronte a un audience, seppur mini mini).

Alessandra (storica)

3 alto e basso, ricco e popolare, chef e cuoca

Poi c’è modo e modo di lavorare: ho degli amici, una coppia con lei in cucina e lui in sala, e un altro, ristoratori di un certo livello. I primi ogni due per tre tolgono un tavolo, hanno 16 posti adesso e hanno scelto di lavorare con meno personale – e spese – possibili continuando a divertirsi e mantenere il livello alto. L’altro ha appena ristrutturato tutta la formula, affanculo le stelle e i clienti vecchi e ricchi, ha aperto un’osteria, si diverte molto di più ed è più rilassato, gli serve meno personale e sovrastrutture, alla fine i profitti restano quelli ma campa meglio

Barbara (enologa)

Altre conclusioni

Esiste un boom di presenze maschili a livello mediatico?

No, gli chef sono sempre stati uomini.

Ilaria (grafica)

C’è stata una scoperta del potere mediatico di una professione che, come tale, ai livelli apicali è maschile anche se la base (mense, trattorie, conduzioni familiari) è femminile.

(Lorenzo, filosofo e ristoratore)

La riflessione sul potere mediatico è particolarmente interessante: fa sembrare la presenza degli uomini sembra un rovesciamento di ruoli ma in realtà non lo è. Quegli uomini non stanno solo cucinando stanno esercitando un ruolo e un potere.

 

Consigliato da Silvia (storica locale)

Le interviste di Michela

 

Rassegna stampa

Barbie per i suoi 60 anni diventa lo chef campano Rosanna Marziale _ Il Mattino

Storia della cucina al femminile, tutte le rivali di Artusi – Il Sole 24 ORE

Perché le donne cucinano e gli uomini diventano chef_ – ilSole24ORE

Perché le donne cucinano da sempre, ma i grandi chef sono uomini_ _ ArtApp

Perché gli chef famosi sono quasi tutti uomini_ – Il Post

Parola di Antonia, donna chef_ _In cucina il sesso non conta_ – Signoresidiventa.com

Parla Cannavacciuolo_ _Vi spiego perché nella mia cucina non ci sono donne_ – Libero Quotidiano

Nasce la Barbie Chef, e ha il volto della cuoca stellata italiana Rosanna Marziale – Repubblica.it

La donna in cucina_ tra i fornelli (di casa) e le stelle Michelin

La donna è cuoca, lo chef è maschio_ basta!

La “cuoca di Savonarola” _ Festival del Medioevo

In Italia il primato mondiale delle cuoche stellate

Il primato italiano delle chef donne

Cracco, Ducasse e le donne in cucina_ ma non erano loro, le regine_ – Il Fatto Quotidiano

Cosa tiene lontane le donne dalle cucine dei grandi ristoranti italiani_ _ Dissapore

Chef stellate (e invisibili) – Corriere.it

https://www.taccuinistorici.it/ita

 

Apri le cosce chiudi la bocca

Massimiliano Galli, consigliere comunale di Amelia per la Lega è stato espulso dal partito. Ha scritto contro Emma Marrone: “Faresti bene ad aprire le cosce facendoti pagare”, sottintendendo aprire le cosce invece dei porti.

Ora, al netto delle opinioni politiche, questo approccio non è accettabile da nessuna parte venga per nessun motivo. Certamente è sessismo ma non è solo quello. C’è l’idea odiosa di trattare un’avversaria da puttana per nullificare quello che dice e già questo è grave. Ma peggio ancora si indica il pene maschile come uno strumento punitivo per dirimere le controversie politiche. Un manganello-fallo con cui colpire l’avversario nel caso sia una donna. Colpire il suo corpo, la sua vagina, e per sineddoche il suo essere femmina.

L’imperativo di “aprire le cosce” è un tentativo di ridurre l’atto del sesso, che è libero e autodeterminato, a un rapporto di dominio. È escludere la femmina da questo atto come componente attiva. E mentre la si costringe a subire, le si chiude la bocca. Ho sentito raccontare lo stupro subito da persone che sono state colpite per motivi politici e mi sembra che il concetto di sessismo in questo caso sia riduttivo. L’espulsione è necessaria e apprezzabile ma non mi basta. Perché il sessismo di Galli ha preso una forma ambigua e pericolosa.

È fondamentale smascherare la matrice violenta di questo tipo di approccio. Non è solo sessismo, è un riferimento implicito allo stupro punitivo, cioè alla tortura dello stupro, cioè allo stupro di guerra. E no, non credo affatto di esagerare. Perché non dico affatto che Galli abbia stuprato qualcuno: non sono in mala fede. Dico però con tutta la mia lucidità che le implicazioni simboliche sono esattamente quelle. Ed è importate che vengano sanzionati i comportamenti di chi sparge queste affermazioni. Perciò ritengo fondamentale che sia stato espulso dal partito. Ma credo anche che sarebbe opportuno che decadesse anche dal suo ruolo di consigliere.

Il re è nudo: dobbiamo dirlo in giro

 

 

 

 

Consigliere comunale insulta Emma Marrone su Facebook. La Lega si dissocia e annuncia espulsione – Rai News

I bambini non si toccano

Dividendo i bambini stranieri dai bambini italiani, negando loro lo stesso sostegno economico a parità di bisogno, non si sta solo facendo una cosa che è contro tutti i principi umani, laici o religiosi ma si stanno creando i presupposti di una società divisa. E una società divisa è quella in cui possono meglio fermentare i peggiori incubi. Sarà un miracolo se questi bambini crescendo non svilupperanno sentimenti d’odio. E se accadrà la responsabilità non sarà stata della cultura o della religione ma solo dell’insipienza di simili provvedimenti.

A Lodi fino all’estate del 2017,  la mensa scolastica e l’autobus venivano garantiti in base all’ISEE, un indice che tiene conto dei beni mobili e immobili della famiglia. Per l’anno scolastico 2018-2019, una delibera del comune ha imposto che i genitori nati fuori dall’Unione Europea dovessero presentare anche una dichiarazione di nullatenenza fornita dal paese di origine. Diversi genitori hanno cercato di procurarsi i certificati nei rispettivi paesi di provenienza ma sono difficili o impossibili da ottenere. Il rapporto è di 200 bambini esclusi rispetto a 3 domande con documentazione ritenuta completa o ancora da valutare. Per i bambini tagliati fuori non è stata concessa alcuna agevolazione.

In un commento di questo blog, un lettore abituale ha scritto una cosa che mi ha colpito moltissimo: «Se ci interessa reindirizzare le persone verso qualcosa di diverso dall’infelicità, il dialogo è fondamentale. Recentemente io questo lo considero “essere accomodanti”. Le persone accomodanti non sono lassiste, non si girano e se ne vanno. Accomodano le cose, assecondano un movimento per spingerne un altro».

Non spenderò neanche una parola di odio perché è inutile. Cercherò di essere “accomodante” cioè di aggiustare una cosa rotta: l’amore per i bambini. Non spenderò tempo a guardare quello che è successo. Farò il possibile per cambiarlo aderendo alla campagna Colmiamo la differenza della Caritas di Lodi. Se volete farlo anche voi dovete avere pazienza perché il loro sito è subissato dai contatti, in questo momento è difficile da raggiungere.

Se non riuscite a raggiungerlo provate con la pagina Facebook dell’iniziativa che fornisce informazioni per aiutare i bambini a frequentare la scuola e i suoi servizi – mensa, pre e post scuola, scuolabus – senza essere discriminati.

 

 

 

 

 

Ma aspetta… Il Coordinamento Uguali Doveri  fa sapere che a oggi – domenica 14 ottobre 2018, ore 15 – hanno ricevuto donazioni per un importo superiore ai 60.000 euro. Le domande di accesso agevolato al Comune di Lodi da parte di persone non comunitarie sono state 316: 177 per la mensa, 75 per lo scuolabus, 43 per pre e post scuola, 23 per asilo nido. Per coprire queste richieste 220.000 occorrono euro. L’importo oggi raggiunto garantisce l’accesso ai bambini esclusi dai servizi scolastici almeno fino a fine dicembre 2018. In quella data l’associazione conta sul fatto che il ricorso presentato al Tribunale di Milano avrà annullato il provvedimento che esclude i bambini.

Che sorpresa: una campagna appena aperta e già arrivata allo scopo. Eh già, a dispetto di quello che si racconta siamo tantissimi. La stessa iniziativa è sostenuta dal progetto You Hate We Donate che si propone, come spiega il titolo, di risponde con un gesto concreto e positivo. Molti blogger, utenti social, famiglie stanno sostenendo la campagna che serve a pagare le spese per i bambini esclusi.

Oggi a pranzo ne abbiamo parlato e abbiamo deciso tutti insieme di dare il nostro aiuto concreto in termini di contributo economico a questi bambini e alle loro famiglie. Ci mettiamo anche la faccia: Ilaria Sabbatini, Marcantonio Lunardi e Marisa Bonaldi. Il motivo è semplice e l’ha detto mia suocera: i bambini non si toccano.

Ora le donazioni sono chiuse ma potete tenere d’occhio la campagna Colmiamo la differenza, oppure condividere questo post, farne uno sul vostro blog o sul vostro account social, parlarne con amici, discuterne in famiglia. Potete scrivere al comune di Lodi oppure partecipare alla manifestazione. Non vi fate convincere dall’idea che non possiamo fare niente perché nel momento in cui state leggendo queste parole invece di dedicarvi ad altro, in realtà, voi state già reagendo ❤

Aggiornamento: La raccolta di fondi è sospesa

Il Coordinamento Uguali Doveri  fa sapere che a oggi – domenica 14 ottobre 2018, ore 15 – abbiamo ricevuto donazioni da più di 2.000 persone che hanno contribuito, con bonifici e pagamenti su PayPal, a raccogliere circa 60.000 euro.

Si può contribuire

• partecipando al presidio che si terrà in Piazza Broletto, sotto il municipio di Lodi, martedì 16 ottobre dalle 8.30 alle 20.30 e alle altre iniziative che saranno organizzate
• divulgando le informazioni che pubblicheremo sulla pagina facebook del Coordinamento Uguali Doveri
• scrivendo alla Sindaca sara.casanova@comune.lodi.it, al Vicesindaco lorenzo.maggi@comune.lodi.it, all’Assessore ai servizi sociali sueellen.belloni@comune.lodi.it e all’Assessore all’istruzione giuseppina.molinari@comune.lodi.it per chiedere l’annullamento delle modifiche introdotte sul Regolamento

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Un abbraccio a Cavallogoloso e a Luca.

La ragione non basta

Non so bene quando ho iniziato a rifletterci. Forse quando mi è stato chiesto di scrivere un articolo sull’hate speech o forse prima. Fatto sta che ne è passato di tempo e da allora ho capito altre cose.

Se non ci poniamo il problema di dialogare con le persone, invece che contrapporsi, se non facciamo attenzione a non umiliarle, dobbiamo calcolare anche le conseguenze di tutto ciò. È facile giudicare o attaccare etichette ma non produce cambiamenti: l’unica trasformazione possibile consiste nel parlare con gli altri senza trattarli come sciocchi. Compreso chi sbaglia, perché si può anche sbagliare in buona fede. Compreso chi è incerto, perché un approccio aggressivo è il modo sicuro per provocare reazioni di allontanamento e di chiusura.

Non riesco ancora a sintetizzare tutto quello su cui ho riflettuto in merito all’importanza del “disarmare” il linguaggio. So però che a volte scambiamo la necessità di un atteggiamento di accoglienza per una questione di forma o di educazione. Ma non è affatto questo il punto. In realtà si tratta di mettersi in gioco davvero, perché sono infinite le cose che si possono imparare dalle altre persone. Anche da chi non la pensa come noi. O forse soprattutto da loro. Chiedersi il perché una persona è sospettosa, è dubbiosa o ha paura non è mai superfluo. E non è una cattiva idea il fatto di chiederglielo.

Per focalizzare meglio il mio pensiero temo ci vorrà del tempo. Nell’attesa provo a condividere alcuni contenuti che in questi ultimi mesi hanno inciso profondamente sul mio modo di intendere la comunicazione. Questo non significa che io pratichi sempre quello che sto esprimendo: mi infurio, assumo atteggiamenti arroganti, mi contraddico esattamente come tutti. Ma ritengo fondamentale conservare l’aggressività per le cose che ne valgono la pena. Perché se diventa uno standard di comunicazione poi non si capisce più la differenza. E d’altro canto, la scelta di una comunicazione meno aggressiva non implica un atteggiamento lassista.

Nel primo video l’argomento è affrontato ironicamente in una puntata di Tonightly With Tom Ballard [ABC (Australia)] con il cominco Jazz Twemlow e con Tean Dean, filosofo dell’University of Sydney (traduzione e sottotitoli di Diem25 Torino 2).

Il secondo video è il TEDx di Daniela Lucangeli, docente di Psicologia dello sviluppo all’Università degli Studi di Padova. È molto interessante la questione che lei pone riguardo al dolore come elemento che induce a evitare il tipo di situazione che lo genera. L’emozione – dice Lucangeli – è più potente del sistema cognitivo, è il grande decisore ed è un decisore intelligente che però ha solo due risposte: mi duole o mi fa bene. Le reazioni a questi stimoli saranno: scappa se ti duole, tieni e cerca se ti fa bene. La domanda che mi pongo io è la seguente: e se ciò che spiega Lucangeli fosse una chiave interpretativa valida anche per la comunicazione?

Il terzo video è la lezione tenuta da Walter Quattrociocchi all’Università di Verona, il 28 settembre 2018*. Quattrociocchi è Coordinatore del Laboratorio di Data science e Complexity dell’Universita di Venezia. Avrei voluto fare un collage ma non ho gli strumenti dunque, se non volete vedervi tutto il video, suggerisco i seguenti passaggi e propongo di leggerli in funzione dell’approccio alla comunicazione •17,10–18,43 •20,48–24,48 •26,42–28,34 •30,16–33,18 •34,36-36,38 •38,25-38,52

Io non ho risposte e ho molte domande. La prima di tutte è come trovare il modo di affrontare le discussioni in modo da ricominciare a considerare l’interlocutore una persona invece che una convinzione da cambiare. E mi piacerebbe parlarne.

I.S.

 

 

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*Giusto per non dare nulla per scontato ecco un po’ di definizioni estrapolate. Posttruth (post verità) significa utilizzare in una sceltale impressioni emotive piuttosto che i fatti razionali. Confirmation bias (pregiudizio di conferma) è una tendenza dell’essere umano ad acquisire le informazioni perché sono coerenti con la nostra visione del mondo, non perché sono vere o perché sono false. Agenda setting (definizione dell’agenda) significa che più un argomento è trattato nei media, più è percepito come importante dalle persone, più si parla di qualcosa più è percepito come importante. Gap nel modo di fruizione (divario): fino a trent’anni fa la redazione selezionava gli argomenti che sarebbero stati pubblicati, oggi ci sono i social. Esiste sempre un filtro a monte ma c’è un feedback enorme per quanto riguarda la popolarità direttamente dalle persone. In qualche modo l’agenda setting passa in una dimensione che viene chiamata disintermediata. Fact checking (verifica delle fonti) fornire informazioni strutturate e calibrata fatta con buon giornalismo.  Eco chamber (cassa di risonanza) gruppi di persone accomunate da una stessa narrativa che, insieme, condividono le stesse narrative a supporto. Insieme cooperano per costruire una narrativa per strutturare una narrativa che aderisce a una visione del mondo condivisa.

Foto di Daniela Edburg

Scommettere sulla fiducia

Chi mantiene una vita è come se mantenesse un mondo intero (Talmud)
Chi avrà vivificato una persona sarà come se avesse dato vita all’umanità intera (Corano)
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Oggi volevo ricordare la giornata della vittime dell’immigrazione. Così ho deciso di usare le frasi del Talmud e del Corano che tanto mi avevano colpito associandovi una foto. Volevo solo fare un post su Facebook ma poi ho cominciato a riflettere su cosa mi aveva portato proprio a questa scelta e ho pensato che fosse un processo interessante.

Cercavo un’immagine che rappresentasse il rovescio positivo della medaglia, qualcosa che puntasse su quello che si può fare e che rappresentasse gli effetti concreti ed emozionali di un comportamento aperto. Perché noi siamo ammalati di paura e la paura ci chiude.

Si siamo ammalati di paura e lo siamo tutti. Paura del futuro, paura della povertà, paura dell’altro simile a noi, paura di chi ha un’opinione diversa, paura del dialogo, paura dell’autocritica, paura delle sfumature, paura di chi non è perfettamente allineato, paura dei dubbi, paura delle domande, paura gli uni degli altri, paura del diverso, paura del migrante, paura delle istituzioni, paura in tutte le sue forme. Talmente tanta paura da congelarci nelle nostre posizioni reciproche senza più poterci muovere.

Ho scelto una donna delle istituzioni e non è un caso. Prima di tutto perché le istituzioni possono avere un approccio aperto, non solo sanzionatorio o censorio. Poi perché si tratta di una donna a capo di un istituto importante, per mostrare che questo è possibile, che è già accaduto e accadrà ancora.

Questa è una donna che allatta una bambina, in una questura. Un corto circuito molteplice. Una nativa italiana e una no. Insieme, in un gesto profondamente intimo ma anche doloroso. Favour in questa immagine aveva nove mesi ed era appena rimasta orfana della madre che la accompagnava nella traversata ed era incinta di un altro bambino.

Così è successa la cosa più naturale e umana del mondo: è scattata la reazione di protezione. Un essere umano fragile e in pericolo viene assistito da un altro essere umano che lo protegge, lo nutre e lo consola.

Non è un’esclusiva delle anime buone e tanto meno delle madri: tutta questa roba ce l’abbiamo dentro di noi. La paura ce la fa sotterrare in fondo alle coscienze, sotto uno strato di motivazioni varie, ma ce l’abbiamo. Ce l’abbiamo tutti. E non perché siamo buoni ma perché siamo umani.

Umani, ovvero esseri senzienti dotati di auto-consapevolezza, figli dell’istinto di sopravvivenza e di un flusso di cultura continuo che ci collega alla storia della nostra stessa fragilità. Ecco perché oggi non griderò al razzismo e non userò le foto di morti annegati che pure conosco molto bene.

Voglio provare a cambiare stile di comunicazione. Semplicemente perché la manifestazione dell’empatia umana è già accaduta molte volte. E anche se spesso ce lo dimentichiamo, questo dimostra in modo inequivocabile che accadrà di nuovo e che potrà coinvolgere ciascuno di noi.

Non è stato semplice elaborare questo nuovo approccio e non sono neanche sicura che vada bene. In ogni caso ha significato una lunga riflessione sul modo in cui ci relazioniamo, sul mio stesso modo di comunicare, sul perché è così difficile ascoltare gli altri quando non sono il nostro specchio identico.

Ha significato cambiare non solo linguaggio ma anche stato d’animo e propensione verso gli altri, soprattutto verso coloro che non la pensano come me. Ha significato capire la quota di violenza che mi abita quando presumo che negli altri non ci sia empatia umana. Ecco perché oggi voglio scommettere sul contrario. Scommettere sulla fiducia.

Ilaria Sabbatini

Nella foto: Maria Volpe, capo della questura di Agrigento, che si prende cura della piccola Favour, maggio 2017

Sostengo Sumaya perché

Sostengo Sumaya Abdel Qader perché:

  • si batte per l’autodeterminazione delle donne
  • pratica il dialogo con tutte le parti
  • sostiene la laicità dello stato

 

  • rifiuta i matrimoni imposti e le spose bambine
  • rifiuta l’imposizione del velo
  • rifiuta l’infibulazione

 

#SostengoSumaya