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In manifestazione c’ero anch’io

In manifestazione c’ero anch’io e c’ero con la pinguina di Giuliana Maria Dea. Non ci credete? Ecco la prova nelle foto qui sotto. Sì, quello è il mio nome, quella sono io, sono con la pinguina di Giuliana. E sono felice ed emozionata.

Faccio parte di un piccolo gruppo di donne che senza nessuna formalizzazione si sono ritrovate a discutere intorno a questa manifestazione. Quello che mi ha attirata, in primis, è stata la volontà di portare avanti un discorso contro il femminicidio, contro la violenza di genere insieme ai maschi. Infatti ci sono anche uomini nel gruppo e c’è anche mio marito (da ora in poi Marito). Con loro tutte mi sono confidata e con loro ho condiviso considerazioni e perplessità. Anche durezze e divergenze. E alla fine mi piacciono, spigoli compresi.

Sabato non ci potevo essere e come me altre. A un certo punto la proposta di Carola: portarci lo stesso con loro. Così è nata l’idea delle etichette da appiccicarsi addosso: una di loro ha portato in manifestazione il mio nome per tutto il giorno. Senza insistere, senza chiedere giustificazioni. Non potevo, punto. Giulia ha scritto il nome. Giuliana mi ha portata.

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Io sono grata a queste persone, a queste donne. Quando ho visto la foto delle pinguina con l’etichetta mi si è si è stampato un gran sorriso in faccia. Perché hanno pensato a me. E perché così, senza neanche sembrare, sta rinascendo qualcosa che è legame. Qualcosa che ha che fare con il consiglio comunale aperto dove ho donato, a fine seduta, un’opera realizzata da me e da Marito alla Commissione Pari Opportunità.

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Titolo: “Colei che è il tempo”. Foto: Collettivo Ephemeris (Ilaria Sabbatini e Marcantonio Lunardi) Modella: Nicol Claroni

Ma tutto questo è cominciato prima, da quando ho parlato con Marito e abbiamo deciso di realizzare questa foto, da quando ho sentito Nicol e l’idea le è piaciuta, da quando a Lucca è stata uccisa Vania Vannucci e qualcosa ha fatto uno scatto nella mia coscienza. Sì, fin da prima mi interessavo di questioni di genere e mi rendevo conto del fenomeno della violenza contro le donne. Ma la notizia di Vania fu un pugno nello stomaco. Sperammo che sopravvivesse: sapevamo che aveva parlato prima di perdere conoscenza. La mattina dopo morì e ci trovrammo spaesati di fronte a una cosa più grande di noi. Le colleghe di Vania organizzarono subito una manifestazione spontanea.

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Poi ci fu l’altra manifestazione, quella istituzionale, dove ho incontrato Michela che mi spiegato che esisteva l’Associazione Luna e ho scoperto una cosa che si chiama Codice Rosa. Un sistema di aiuto che mi fa pensare che non è vero che non cambia mai nulla. Codice Rosa è un cambiamento grosso, ora bisogno sostenerlo e non con le buone parole ma con buoni soldi.

Tutto questo mi fa pensare che in modi nuovi e strani ci stiamo muovendo insieme. Mi fa sentire parte di un qualcosa come non mi succedeva da tempo. Alcune di noi sono blogger e trattano temi legati al femminile e al femminismo. Abbiamo sfumature diversissime eppure siamo una rete. E questa rete si interfaccia con la realtà offline, la supporta, le da voce anche quando i grandi media passano in sordina una manifestazione di 200.000 persone.

Nessuno ci darà spazio se non ce lo prendiamo. Nessuno ci regalerà nulla. Però sappiamo scrivere, sappiamo comunicare, sappiamo condividere, sappiamo vedere il post sopra il nostro e sappiamo riconoscere un pezzo interessante sul blog delle altre.  Io credo che questo sia un grande potenziale. Niente a che vedere con le esperienze simili. Siamo diverse dagli altri fenomeni perché abbiamo un forte denominatore comun e un’ironia irrinunciabile. Non è un caso se ho capito tutto questo grazie a una pinguina in una manifestazione di fine novembre.

Ilaria Sabbatini

Cartoline dalla manifestazione contro la violenza sulle donne

Non una di meno: la manifestazione che c’era

Acqua sul fuoco. Il femminicidio di Lucca

Contro la violenza sulle donne: media, scuola, diritti