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L’assoluzione per lo stupro della Fortezza da Basso

In questi giorni è stata resa pubblica la sentenza di assoluzione in appello dei sei accusati per stupro di gruppo. I fatti riferiti sarebbero avvenuti a Firenze, presso la Fortezza da Basso, il 26/7/208. La sentenza riporta la data del 4/3/2015: è possibile leggerla sul blog Al di là del buco.

Ho letto tutta la sentenza e l’ho trovata un’esperienza interessante. La procedura ha molto a che fare con la critica delle fonti quindi, essendo io una storica, ho provato ad applicare a quello che leggevo lo stesso tipo di analisi che applico ai documenti storici. Ciò che mi pare emerga dalla sentenza è il fatto che il nodo centrale della valutazione riguarda lo stato di ubriachezza della presunta vittima. Dico “presunta” perché in questo momento io non mi pongo né come donna, né come giudice, né come moralizzatrice ma semplicemente come persona che analizza i fatti con gli strumenti della logica.

Tutta la sentenza di assoluzione (sì l’ho letta tutta) mi pare si basi su due idee chiave:

1) la ragazza era lucida quindi capace di intendere e di volere

2) la ragazza era consenziente quindi non si è trattato di un atto sessuale imposto.

In questo tipo di struttura logica, nel ragionamento così com’è organizzato, se il presupposto della lucidicità vacilla, vacilla anche quello della consensualità. Perché, ovviamente, una persona ubriaca non può essere consensuale. E proprio per questo ritengo che sarebbe importante dare un’orario preciso al referto alcolemico di cui si parla nella sentenza, referto che asserisce lo stato di non ubriachezza della ragazza.

Perché è così importante? È così importante per un motivo semplice: se la ragazza era ubrica non poteva dare il suo consenso all’atto sessuale. Viceversa se la ragazza lucida il suo comportamento era consapevole. Se era ubriaca e i 6 amici volevano fare sesso con lei, lei non era in grado di opporsi. Se viceversa era lucida e i 6 amici volevano fare sesso con lei, lei era in grado di opporsi. Dunque il primo punto critico del ragionamento è esattamente questo: la ragazza era in grado di opporsi oppure la raggazza non era in grado i opporsi?

Quello mi colpisce del documento è che riscontro un puntiglio estremo in tutto. Gli orari delle telefonate, l’orario dell’uscita dalla fortezza, l’orario di rientro a casa, il numero di shottini bevuti (si dice prima 7 poi 4). Tutto, veramente tutto, è stato riportato nella sentenza con una puntualità encomiabile. Però quando si tratta di riportare l’esatto orario del rilevamento alcolemico, quello non si trova. Eppure si dice che la ragazza non era ubriaca.

Tutto preciso tranne quello. Perché?

Se viene asserito che la ragazza non era ubriaca bisognerà avere modo di verificare se lo fosse oppure no. Cioé dovremmo avere la possibilità di sapere con precisione se la ragazza era ubriaca oppure lucida. Nella documento si fa riferimento al tasso alcolemico rilevato sulla presunta vittima.

I tempi di smaltimento dell’alcol sono indicati da ACI nell’articolo che allego. Al momento non ho trovato una fonte migliore ma la ritengo abbastanza affidabile in quanto l’ubriachezza rientra nel campo di competenze che riguardano lo specifico ambito di intervento dell’associazione in questione. L’ubriachezza, infatti, riguarda la capacità di guida, oltre che la lucidità di giudizio. Leggo nel testo: “Il ritmo di smaltimento del fegato è costante e l’alcool risulta completamente eliminato nell’arco di 7 ore”. (ACI – Sicurezza stradale – Cosa c’è da sapere, paragrafo 1: Effetti oggettivi dell’alcol). Dunque assumiamo il dato delle 7 ore per lo smaltimento completo dell’alcol dall’organismo”.

La ragazza è usciva dalla fortezza con gli altri alle 1:30, alle 4:15 tornava a casa. Il giorno dopo si rivolgeva al Centro Antiviolenza dell’Ospedale di Careggi. Mi pare che il tempo trascorso sia molto importante per poter stabilire se fosse davvero ubriaca oppure no. Se per esempio erano passate almeno 7 ore dall’assunzione l’alcol non sarebbe potuto risultare. Però non viene riportato l’orario delle analisi, ossia l’orario di rilevamento del tasso alcolemico. Quindi non sappiamo se al momento del rilevamente il tasso alcolico avrebbe potuto essere effettivamente rilevabile oppure no. Ma ugualmente il tasso alcolico insufficiente viene usato come elemento per dire che la ragazza non era significativamente ubriaca. Io non sono un avvocato ma ritengo che il dato sia incompleto proprio in riferimento al tipo di uso che si fa del dato. In storiografia il procedimento di analisi che ho attuato si chiamerebbe “critica della fonti”.

Sappiamo che dopo 7 ore l’alcol è completamente smaltito. Sappiamo che la ragazza torna a casa alle 04:15. È riferito nella sentenza che la ragazza è andata a letto senza lavarsi i denti. Quindi la ragazza ha dormito, non è andata subito al pronto soccorso. Poi, sempre nella sentenza, viene riferito che il giorno dopo si è rivolta al Centro Antiviolenza dell’Ospedale di Careggi.

Il giorno dopo. Benissimo. Ma il giorno dopo quando? Si suppone che in quella circostanza le abbiano fatto l’alcolemia. E anche questo non viene esplicitato, quindi io vorrei sapere se l’analisi alcolemica si svolta contestualmente all’accoglimento della ragazza al pronto soccorso oppure in una situazion e un tempo separati. Per fare un esempio se il rilevamento alcolemico è stato effettuato quando la ragazza ha sporto denuncia.

Ma appunto: a che ora l’alcoltest? “Il giorno dopo” alle 5 del mattino, per esempio, potevano rilevarsi ancora tracce di alcol. “Il giorno dopo” verso le 9:00, le 10:00 le tracce si sarebbero indebolite per il naturale processo di smaltimento. E infine nessuna traccia d’alcol sarebbe più stata rilevabile. Perché, ovviamente, il fegato della ragazza l’avrebbe smaltita entro le 7 ore dall’assunzione.

Queste sono le domande che mi pongo come cittadina e come storica che analizza i fatti.

Ilaria Sabbatini

Testo PDF della sentenza: Sentenza-Firenze-fatti-del-26-07-2008

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