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Quale presepe?

È da tanto che non scrivo. Il lavoro mi ha preso tutto il tempo e non c’è stato spazio per i pensieri personali. Ora, a meno di un mese dal Natale, mi prendo un attimo per riflettere su alcune cose che voglio condividere.

Per me il presepe è sinonimo di odore di resina e scosse salate alla punta della lingua. Cominciava sempre con mio padre che comprava un abete vero, con le radici, che poi avremmo piantato da qualche parte. Non c’era coscienza ecologista ma solo l’idea che non valeva la pena di far morire un albero. Le file delle lucine non si cambiavano mai, si sostituivano le lampadine rotte e per capire quali si usava la pila. Funzionava così: si prendeva una batteria grande, di quelle quadrate con due linguelle, si prendeva una lucina e si avvicinava alle linguelle: se si accendeva poteva essere conservata altrimenti veniva buttata. Quando non si sapeva più se la pila era carica si testava con la punta della lingua: si avvicinava alle linguelle e se si sentiva una scossa salata era segno che la carica c’era ancora. Due giorni interi servivano a questa liturgia laica: sistemare l’albero, testare le file di lucine, verificare le palline, che erano tutte di vetro e si rompevano sempre, disporre i festoni argentati e infine issare il puntale.

Poi si passava al presepe. Da settimane si teneva da parte la carta marrone del pane per fare la montagne. Ma prima delle montagne si disponeva un fondale scuro. Mio papà e io, che eravamo filologici, usavamo un drappo di raso blu notte scelto dalla mia mamma che, in qualità di sarta, era la nostra consulente per i materiali. Dietro il drappo di raso disponevamo le lucine rigorosamente bianche a fare le stelle. Poi il raso, poi le montagne. A quel punto serviva il muschio che andavamo a raccogliere sui poggi delle mura urbane o vicino alle polle nella campagna. Lo facevamo asciugare un po’ sui caloriferi, prima di metterlo nel presepe, e così gli odori diventavano più complessi: resina di pino, tessuto scaldato, muschio fresco, lievito di pane.

Per me il presepe è ancora questo: resina, muschio, pane e calore. Tessuto scaldato. Solo così ha un senso e può accogliere le figurine. A un certo punto capii che non erano tanto credibili le casette con la neve come se fosse un panorama alpino. Allora smettemmo di usare le casette e passammo alla sabbia, ai sassi, ai cammelli e alle palme. Non sapevo bene se tutto ciò fosse più realistico ma mi pareva più logica la palma della conifera e la sabbia al posto della neve. I personaggi rimanevano gli stessi perché non si riuscivano a trovare trovare figurine dai tratti mediorientali. Così c’era una sacra famiglia caucasica e bionda in mezzo a palmizi e cammelli. Niente laghetti e fiumicelli: solo oasi di palme per abbeverare le greggi. Ecco, quella confusione di luoghi, di etnie, di specie animali e vegetali per me si chiamava presepe. E ancora oggi il presepe è rimasto quello.

Ilaria Sabbatini

Questo è il racconto evangelico della Natività:

«In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando era governatore della Siria Quirinio. Andavano tutti a farsi registrare, ciascuno nella sua città. Anche Giuseppe, che era della casa e della famiglia di Davide, dalla città di Nazaret e dalla Galilea salì in Giudea alla città di Davide, chiamata Betlemme, per farsi registrare insieme con Maria sua sposa, che era incinta. Ora, mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c’era posto per loro nell’albergo». (Vangelo di Luca, capitolo 2, 7)

Video: alcuni genitori protestano davanti alla scuola di Rozzano

La signora nel video dice tra gli applausi: “la nostra legge è questa”. Con tutta la simpatia che ho per il presepe e il rispetto profondo che nutro per le religioni, la donna non sa cosa sta dicendo: parla a vanvera. Queste persone non stanno offendendo i laici, non gli atei ma gli stessi cattolici e tutte le persone intelligenti di questo paese. Se costoro non conoscono le leggi italiane che studino la costituzione perché questa “non è la nostra legge“. Poi facciano pure quel che piace loro: carole, coretti, presepi, sacre rappresentazioni ma non dicano scempiaggini offensive delle leggi italiane.

 

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Il comunicato del dirigente scolastico della scuola di Rozzano

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La carta dei luoghi

 

La condizione reale della scuola di Rozzano