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Trump e il suo storytelling

La narrazione di sé è cosa di fondamentale importanza, in politica e non. La cultura del fumetto ha sempre colto pefettamente questo aspetto e lo si può riscontrare anche oggi nei disegni di Arthur Adams, rilanciati da molti blog tematici, in cui personaggi politici di primissimo piano vengono rappresentati come supereroi del nostro tempo. Adams declina la loro immagine in termini negativi ma questo poco importa. Che li si ami o che li si odi, ciò che conta è il loro essere super. Più o meno programmaticamente sono i personaggi stessi ad autorappresentarsi in veste di eroi, come se fossero una barriera vivente di fronte a un qualche pericolo letale.

In questo senso sono molto interessanti le prime prese di posizione di Trump che si orientano in tre direzioni precise: antiterrorismo, antiabortismo e costruzione del muro messicano. In qualche modo, in tutti e tre i casi, l’estetica del gesto – la firma che blocca il pericolo – è il punto centrale dell’operazione. In altre parole sembra che Trump stia costruendo la propria immagine basandosi sull’amplificazione della narrazione di sé e delle proprie azioni ma senza preoccuparsi delle conseguenze. Trump agisce  in chroma key come se il contesto non esistesse, come se fosse un monarca assoluto che non tiene conto delle reazioni e delle ricadute negative per gli stati uniti.

Partiamo ad esempio dalle misure antiterrorismo. Questo è l’ordine esecutivo di Trump che da un giro di vite ai visti per l’ingresso negli Stati Uniti:  Protecting the Nation From Foreign Terrorist Entry Into The United StatesContro il radicalismo islamico Trump promette di bloccare i visti da Iraq, Iran, Libia, Somalia, Sudan, Siria e Yemen ma non si preoccupa affatto di bloccare i visti dall’Arabia saudita e dai paesi del Golfo. Gli iracheni e i siriani non possono entrare, i sauditi sì (Reuters: Trump expected to order temporary ban on refugees, Il Foglio: Senza Visa). Nel settembre 2016 il Congresso ha approvato la legge che permette di fare causa ai governi stranieri per un coinvolgimento diretto negli attentati alle Torri Gemelle: checché se ne pensi il dato interessante è che la prima della lista è l’Arabia Saudita. Quello di Trump non è niente di più del solito antiterrorismo strabico che però viene proposto come misura rivoluzionaria.  La corte suprema può intervenire: “orders are subject to repeal or modification by Congress in certain cases and review by the Supreme Court”. Ma Trump dovrà anche nominare un nuovo giudice per la Corte Suprema. Al momento il giudice federale di New York, ha emesso un’ordinanza di emergenza che impedisce temporaneamente agli Stati Uniti di espellere i rifugiati: ecco l’atto firmato da Ann Donnelly. Questi invece sono i punti dell’ordine esecutivo “Protezione della nazione dall’ingresso di terroristi stranieri negli Usa”. Del resto era prevedibile che una reazione ci sarebbe stata e così sta avvenendo. La conseguenza principale dei provvedimenti Trump è uno stato di totale confusione.

È interessante anche la vicenda dei tagli a Planned Parenthood (genitorialità pianificata). Trump ha revocato i finanziamenti all’associazione internazionale Planned Parenthood ma non a quella che opera in America: in questo caso il provvedimento deve passare dal parlamento mentre per l’associazione internazionale è possibile emanare un ordine esecutivo. La notizia arriva dal sito italiano Pro-vita che a sua volta si aggancia al sito anglofono Life news:

President Donald Trump Signs Executive Order to Defund International Planned Parenthood Planned Parenthood “touché” da un ordine esecutivo di Trump

Dunque i finanziamenti a International Planned Parenthood Federation e i contributi americani alla UNFPA (agenzia per la pianificazione familiare) dell’ONU sono stati revocati. Ma Planned Parenthood of America non è stata ancora toccata. Trump molto probabilmente ci proverà ma dovrà passare dal parlamento. L’azione quindi non è ancora conclusa ma viene già narrata come completa nonostante le reazioni generali facciano pensare che la Planned Parenthood of America sarà una battaglia assai più difficile. Si veda, prima tra tutte, la Women march on Washington.

People gather for the Women's March in Washington U.S., January 21, 2017. REUTERS.Shannon Stapleton

People gather for the Women’s March in Washington U.S., January 21, 2017. REUTERS.Shannon Stapleton

Riguardo al Messico la notizia è che Trump ha firmato l’ordine esecutivo per costruire il muro con il Messico. Peccato che già nel 2012 uno studio del Pew Research Center, rilanciato dal Sole 24 ore, riferisse di un cambiamento storico nei modelli migratori che poneva fine ad un flusso durato oltre 40 anni. Secondo quanto riportato dallo studio il tasso di emigrazione verso gli Usa nel 2012 era azzerato e non dava segni di ripresa. Sempre il Sole, basandosi sui dati del Pew Research Center,  a novembre 2018 segnalava che negli ultimi anni l’immigrazione irregolare verso gli Stati Uniti ha avuto una inversione di tendenza. Gli irregolari in questo flusso sono una percentuale alta (52%) ma il flusso in sé è complessivamente in calo. Dal 2007, ossia dall’inizio della recessione, c’è stata una riduzione del fenomeno dell’immigrazione spagnola. A questo si deve poi aggiungere l’effetto Trump come ricordato anche da Latin news: “According to US border patrol statistics a total of 150,304 immigrants were arrested when trying to enter the US illegally between October 2015 and February 2016, a 24% increase on the same year-earlier period”. Nonostante i dati, il presidente porta a casa il risultato di immagine, anche a costo di danneggiare gli Stati Uniti. In Arizona, California, Nevada e Texas i messicani di classe media spendevano cifre importanti per acquistare abbigliamento, profumi e articoli di lusso. Adesso invece lo stesso governo messicano invita a non farlo più con un danno non ancora quantificabile ma ben prevedibile. Non c’è nulla da minimizzare né da normaizzare: la situazione è seria comunque la si guardi. Proprio per questo è importante capire la comunicazione di Trump e perché funziona così bene nonostante tutto.

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Ps. Questo post non è e non vuole essere esaustivo: rappresenta uno work in progress per mettere insieme le informazioni che arrivano in un momento particolarmente caotico. Per questo ringrazio Massimo Faggioli, Giorgio Bernardelli, Anna Alina, Sabrina Ancarola e Roberto Maurizi dai cui post ho raccolto materiali utili.

How a President Can Use Orders and Memos and Who Can Stop Them – ABC News

Net Migration from Mexico Falls to Zero – and Perhaps Less

Il sistema giudiziario federale negli Stati Uniti

Trump firma l’ordine per costruire il muro con il Messico – Il Sole 24 ore

Trump Signs Executive Orders on Border Wall, Immigration – ABC News

Cosa ha deciso Trump sull’aborto – Il Post

Come cambierà la Corte Suprema – Washington Post

Guerra commerciale USA – Messico

Inside the confusion of the Trump executive order and travel ban

Effetto Trump: è boom di migranti dal Messico verso gli Usa

Mexico braced for exodus to US as ‘Trump effect’ hurts the peso _ The Guardian

 

 

Quale presepe?

È da tanto che non scrivo. Il lavoro mi ha preso tutto il tempo e non c’è stato spazio per i pensieri personali. Ora, a meno di un mese dal Natale, mi prendo un attimo per riflettere su alcune cose che voglio condividere.

Per me il presepe è sinonimo di odore di resina e scosse salate alla punta della lingua. Cominciava sempre con mio padre che comprava un abete vero, con le radici, che poi avremmo piantato da qualche parte. Non c’era coscienza ecologista ma solo l’idea che non valeva la pena di far morire un albero. Le file delle lucine non si cambiavano mai, si sostituivano le lampadine rotte e per capire quali si usava la pila. Funzionava così: si prendeva una batteria grande, di quelle quadrate con due linguelle, si prendeva una lucina e si avvicinava alle linguelle: se si accendeva poteva essere conservata altrimenti veniva buttata. Quando non si sapeva più se la pila era carica si testava con la punta della lingua: si avvicinava alle linguelle e se si sentiva una scossa salata era segno che la carica c’era ancora. Due giorni interi servivano a questa liturgia laica: sistemare l’albero, testare le file di lucine, verificare le palline, che erano tutte di vetro e si rompevano sempre, disporre i festoni argentati e infine issare il puntale.

Poi si passava al presepe. Da settimane si teneva da parte la carta marrone del pane per fare la montagne. Ma prima delle montagne si disponeva un fondale scuro. Mio papà e io, che eravamo filologici, usavamo un drappo di raso blu notte scelto dalla mia mamma che, in qualità di sarta, era la nostra consulente per i materiali. Dietro il drappo di raso disponevamo le lucine rigorosamente bianche a fare le stelle. Poi il raso, poi le montagne. A quel punto serviva il muschio che andavamo a raccogliere sui poggi delle mura urbane o vicino alle polle nella campagna. Lo facevamo asciugare un po’ sui caloriferi, prima di metterlo nel presepe, e così gli odori diventavano più complessi: resina di pino, tessuto scaldato, muschio fresco, lievito di pane.

Per me il presepe è ancora questo: resina, muschio, pane e calore. Tessuto scaldato. Solo così ha un senso e può accogliere le figurine. A un certo punto capii che non erano tanto credibili le casette con la neve come se fosse un panorama alpino. Allora smettemmo di usare le casette e passammo alla sabbia, ai sassi, ai cammelli e alle palme. Non sapevo bene se tutto ciò fosse più realistico ma mi pareva più logica la palma della conifera e la sabbia al posto della neve. I personaggi rimanevano gli stessi perché non si riuscivano a trovare trovare figurine dai tratti mediorientali. Così c’era una sacra famiglia caucasica e bionda in mezzo a palmizi e cammelli. Niente laghetti e fiumicelli: solo oasi di palme per abbeverare le greggi. Ecco, quella confusione di luoghi, di etnie, di specie animali e vegetali per me si chiamava presepe. E ancora oggi il presepe è rimasto quello.

Ilaria Sabbatini

Questo è il racconto evangelico della Natività:

«In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando era governatore della Siria Quirinio. Andavano tutti a farsi registrare, ciascuno nella sua città. Anche Giuseppe, che era della casa e della famiglia di Davide, dalla città di Nazaret e dalla Galilea salì in Giudea alla città di Davide, chiamata Betlemme, per farsi registrare insieme con Maria sua sposa, che era incinta. Ora, mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c’era posto per loro nell’albergo». (Vangelo di Luca, capitolo 2, 7)

Video: alcuni genitori protestano davanti alla scuola di Rozzano

La signora nel video dice tra gli applausi: “la nostra legge è questa”. Con tutta la simpatia che ho per il presepe e il rispetto profondo che nutro per le religioni, la donna non sa cosa sta dicendo: parla a vanvera. Queste persone non stanno offendendo i laici, non gli atei ma gli stessi cattolici e tutte le persone intelligenti di questo paese. Se costoro non conoscono le leggi italiane che studino la costituzione perché questa “non è la nostra legge“. Poi facciano pure quel che piace loro: carole, coretti, presepi, sacre rappresentazioni ma non dicano scempiaggini offensive delle leggi italiane.

 

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Il comunicato del dirigente scolastico della scuola di Rozzano

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La carta dei luoghi

 

La condizione reale della scuola di Rozzano