Archivi tag: Emmanuel Chidi

La donna scimmia è rimasta vedova

di Ilaria Sabbatini

Pochi giorni fa mio marito è arrivato a casa tardi: mentre stava rientrando ha incontrato un rallentamento del traffico. Due coniugi, 68 anni lui, 64 lei, sono morti per un incidente con la moto. Era molto silenzioso, mio marito, e io so perché. Dalla moto e dall’età si è immaginato uno stile di vita e in quella coppia così più grande di noi ha visto quello che diciamo sempre di voler diventare.

Il 7 luglio è morto Emmanuel Chidi per le percosse ricevute da Amedeo Mancini e da Andrea Fiorenza. Gli hanno cercato l’anima a forza di botte, direbbe il poeta. Anche Emmanuel Chidi era sposato e Chimiary, la vedova, è rimasta sola al mondo. Ora è il mio turno di essere silenziosa.

Emanuel a quanto pare l’ha difesa quando i due tizi di Fermo l’hanno chiamata scimmia. Qualcuno  degli amici dei tizi sminuisce la vicenda facendo victim blaming. Mancini «tira le noccioline, quando vede un negro ma lo fa per scherzare», dicono. Scimmia, sì, glielo ha detto, ma Chimiary è stata esagerata a risentirsi. Dicono.

228101_2029803113829_7543467_nAllora voglio raccontare una storia, un fatto che mi riguarda. Io sono italiana, italianissima ma per un caso della sorte mi sono capitati dei tratti somatici fortemente mediterranei. Questa sono io da molto piccola. Capelli neri, sopracciglia folte, carnagione olivastra: mi bastavano pochi giorni di sole per diventare decisamente scura. Da bambina ero convinta di essere stata adottata. Del resto molte delle persone che i miei incontravano lo chiedevano apertamente. Per tanto tempo hanno creduto che non fossi italiana. Ma all’epoca, cresciuta in una famiglia media, con una sorella molto più grande inserita nel mondo missionario, la cosa non presentava particolari problemi.

Ero orgogliosa di come ero e il fatto di possedere dei tratti così riconoscibili era diventato connaturato all’immagine che avevo di me stessa. Nelle recite, mi ritagliavano sempre ruoli esotici e questo mi faceva piacere. Ormai era il mio tratto distintivo e io riuscivo a sentirmi carina perché non c’erano solo Biancaneve e Cenerentola ma esisteva anche Pocahontas.

Lo scherzare sulla mia fisiognomica ha accompagnato tutta la mia infanzia e la mia adolescenza senza particolari problemi, finché un giorno qualcuno ha pensato bene di porre fine a quella forma di spensieratezza. Un pomeriggio d’estate uscivo dall’università. Tenevo i libri stretti al petto e mi ero avvicinata a un tizio perché avevo visto in faccia il ladro che gli aveva aperto la macchina e gli aveva rubato tutto.

Volevo aiutarlo ma il tizio, senza ascoltare una parola, mi apostrofò con “zingara di merda”. Provai a chiarire ma ero solo una ragazzina ingenua che come tutti gli ingenui tentava di spiegare qualcosa a qualcuno che non voleva ascoltare. Quello che per me era sempre stato normale, improvvisamente era diventato  elemento di discriminazione.

Io non ho mai messo in discussione il mio aspetto per questi motivi. Non ho mai sentito il bisogno di essere bionda, non ho mai desiderato nient’altro che la mia pelle scura, non ho mai voluto occhi chiari. Mi vado bene così come sono perché ci sono cresciuta in questa pelle e l’ho amata per la sua particolarità. Non sono sufficienti a mettermi in crisi un taglio lungo degli occhi o una carnagione scura.

Così arriviamo a Chimiary, la scimmia, l’orango, la negra. Arriviamo a suo marito Emmanuel che la difende. Arriviamo a mio marito, dalla pelle chiara e delicata che – a differenza di me – rischia sempre l’eritema solare. Mio marito che ha pianto per i due coniugi morti sulla strada vedendo in loro quello che noi vorremmo essere: due che si amano, che vogliono solo invecchiare insieme ed essere liberi. Mio marito che non riuscirei a fermare se oggi mi dicessero ancora zingara di merda. Oppure scimmia.

Chissà se Amedeo Mancini e Andrea Fiorenza hanno mai visto La donna scimmia di Marco Ferreri. Chissà se vedendolo sarebbero in grado di capire chi sono i buoni e chi sono i cattivi.

Mio marito è la persona con cui sono cresciuta affrontando insieme le cose peggiori della vita. La morte sul lavoro, le malattie dei genitori, le difficoltà, il dolore, le perdite precoci, il dover ricominciare sempre daccapo senza trovare mai pace. Cose che ci hanno provato profondamente ma hanno forgiato la nostra relazione rendendola una realtà di cui noi stessi ci sorprendiamo. Mi ritengo una donna autonoma e indipendente ma sono consapevole che tutto questo sono riuscita a superarlo perché c’era lui, perché andiamo avanti affiancati.

Signori c’è poco da fare. Sono la persona meno indicata a dirlo, data la mia natura poco incline al romanticismo, ma quello che porta una donna e un uomo a non mollare dopo aver perso tutto si chiama solo in una maniera: amore. E non è perché sono neri, nigeriani, profughi che il loro amore è meno intenso, meno vero di altri. I neri non vivono i sentimenti in modo diverso dai bianchi.

In fondo il razzismo è una cosa abbastanza banale: è l’idea che le responsabilità e i meriti non sono individuali ma riguardano l’intero gruppo a cui una persona appartiene o si presume appartenga. È il pensiero che se un nero ruba allora tutti i neri rubano, se un arabo è un estremista allora tutti gli arabi sono estremisti, se un italiano è mafioso allora tutti gli italiani sono mafiosi. È la supposizione che se una ragazza ha tratti somatici forti significa che non è italiana e costituisce un pericolo.

Ma la catena dei pregiudizi è un meccanismo implacabile che una volta innescato non si sa dove possa andare a parare. Perché se è vero che quando un nero ruba allora tutti i neri rubano, è vero anche che quando un imprenditore truffa allora tutti gli imprenditori truffano, quando un bianco è razzista allora tutti i bianchi sono razzisti, quando una donna è sleale allora tutte le donne sono sleali, quando un maschio è violento allora tutti i maschi sono violenti.

La famiglia di Chimiary è stata sterminata dai fanatici di Boko Haram. Lei e il marito hanno perso una figlia di due anni uccisa dagli estremisti. Il secondo bambino in arrivo lei lo ha abortito durante la fuga a causa delle botte ricevute. Si potrebbe impazzire già solo per questo. Però c’è lui e con lui c’è un futuro, una possibilità. Lui diventa il tuo giubbotto di salvataggio perché stai affogando ma non sei sola ad affrontare tutto il male che la vita ti ha riservato. E alla fine, lui, lo sposi. Non per fermarti bensì per far ripartire una nuova vita: la tua.

Ma qualcuno decide che tu sei negra, quindi sei una scimmia, un orango, una bestia. E tu dovresti tacere perché in fondo è uno scherzo. Si sa, è normale, sono ragazzi. Di quasi quarant’anni ma sono ragazzi. Allegroni che tirano le noccioline ai negri per gioco. E tuo marito, dovrebbe abbassare gli occhi perché è un negro anche lui, un essere inferiore, uno di “quelli là” che di certo non sono pari a noi che siamo bianchi e abbiamo una cultura superiore.

Peccato però che  sei cristiana e lo è anche tuo marito. Ma ai due bianchi non interessa: l’essere cristiani gli interessa solo a fasi alterne, quando torna comodo a loro. Tu con tuo marito fuggi dai Boko Haram ma i due bianchi non lo sanno, sanno solo che sei negra. I Boko Haram uccidono, stuprano, prendono schiave sessuali.  Tuo marito era contro i Boko Haram al punto da fuggire per non diventarne vittima o complice ma i due bianchi non lo sanno. Non si pongono il problema. Non hanno dubbi. Tu sei nera, sei africana dunque sei come i Boko Haram, gli estremisti islamici da cui cerchi scampo. Ai due bianchi non interessa.

Perché, ovviamente, siamo tutti contro l’estremismo islamico, siamo tutti contro i Boko Haram. Ma laddove ha fallito l’estremismo islamico è riuscita la cultura razzista. Sì, è stata la cultura razzista e non l’estremismo islamico che alla fine ha ucciso un cristiano, perché lui all’estremismo islamico era sfuggito.

Mi pare evidente che a questo punto è urgente chiedersi chi è davvero contro l’estremismo islamico e chi lo cita solo per riempirsi la bocca. Perché di fronte all’estremismo ci sono solo due scelte: o ci si oppone o si è complici.

Annunci