Archivi tag: 8 marzo

The hidden figures. Donne, nere e scienziate NASA

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The hidden figures

di Ilaria Sabbatini per CUCO – Cultura Commestibile 207

Katherine Johnson, Dorothy Vaughan e Mary Jackson. Ricordatevi questi nomi perché ne sentirete parlare. Di professione scienziate, matematiche e fisiche afroamericane, hanno preso parte ai programmi Mercury e Apollo 11 della Nasa. Oggi un film porta alla luce la loro storia nascosta.

Hidden figures, in Italiano Il diritto di contare, è un film del 2016 di Theodore Melfi, che parla della partecipazione di un gruppo di donne ai programmi spaziali NASA a cavallo tra la fine degli anni ’50 e la fine degli anni ’60. Stiamo parlando dell’America segregazionista e delle lotte per i diritti civili, quando i bagni, gli autobus e le scuole erano divisi tra bianchi e neri. Le leggi segregazioniste furono abrogate nel 1964 con il Civil Rights Act, quando vennero dichiarate illegali nelle strutture pubbliche. Ma nel 1965 si raggiunse il punto più alto della battaglia per i diritti civili mediante una il Voting Rights Act, che introduceva regole severe per assicurare il diritto di voto a tutti i cittadini, garantendo così le minoranze.  Per dare un’idea di quali erano i tempi in Alabama, nel 1955, Rosa Louise Parks aveva rifiutato di cedere il posto su un autobus a un bianco venendo arrestata. Nel 1960 degli agenti federali scortavano Ruby Bridges a una scuola della Louisiana. La bambina era la prima a entrare in una scuola per soli bianchi grazie a un ordine federale. Nel 1964 tre attivisti per i diritti civili degli afroamericani venivano uccisi in Mississippi da un gruppo del Ku Klux Klan. Nel 1968 Martin Luther King veniva ucciso a Memphis con un colpo di fucile alla testa. Tre anni prima era toccato a Malcolm X, durante un discorso pubblico.

Sullo sfondo di questi eventi drammatici le brillanti menti di tre donne afroamericane stavano dando il loro contributo allo sviluppo del programma spaziale americano.

Katherine Coleman Goble Johnson: fisica, scienziata e matematica, calcolava le traiettorie, le finestre di lancio e i percorsi di ritorno di emergenza dei voli. Mary Jackson, matematica, aveva seguito i corsi post laurea in una scuola serale per bianchi frequentata da soli maschi, ottenendo le qualifiche necessarie a diventare la prima ingegnere donna nera della NASA. Dorothy Vaughn, matematica, la meno conosciuta delle tre, fu la prima donna afroamericana a supervisionare uno staff di ricerca alla NASA, come capo della sezione di programmazione della Divisione Analisi e calcolo di Langley. Ricordatevi i loro nomi, ricordatevi il loro contributo, ricordatevi che sono donne e afroamericane.

Nelle loro vicende si concentrano ed esplodono vari pregiudizi sulle donne, la scienza e la capacità di comando. Le loro storie rappresentano una sintesi di quello che oggi viene chiamato approccio intersezionale alle questioni di genere, un approccio che tiene conto delle donne non come categoria astratta ma come individui con proprie peculiarità, inseriti in situazioni specifiche. La stessa persona può essere, senza la minima contraddizione, di cittadinanza americana, di origine caraibica, con ascendenze africane, cristiana, donna, vegetariana, etc. (Amartya Sen) Essa fa parte di diverse collettività simultaneamente, ognuna delle quali le conferisce una determinata identità. Approccio intersezionale significa questo: considerare le donne come identità complesse e fatte di appartenenze culturali molteplici e contemporanee. E lo potete vedere rappresentato nella storia delle tre scienziate nere della Nasa oggi raccontate in film.

Ilaria Sabbatini

 

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8 donne per 8 marzo

di Ilaria Sabbatini per CUCO – Cultura Commestibile, n 13 

(dal progetto Voglio essere un cuore pensante – Donne oltre le persecuzioni, Capannori, 2010)

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Nel 2010 mi è stato proposto di partecipare come storica a progetto che, partendo dal tema della shoah studiasse se esisteva un approccio tipico delle donne rispetto alle violenze che le avevano coinvolte. Accettai e il progetto prese forma in seno a un gruppo di lavoro quasi interamente al femminile creato dagli assessorati alla cultura e alle attività giovanili di Capannori. Ringrazio per questo Loredana, Anna, Serena, Elena, Cinzia, Gianni, Marco, Alida, e tutte le persone con cui ho avuto il privilegio di lavorare in quell’occasione.

L’idea si tradusse in una mostra che adottò come titolo un passo dei diari di Etty Hillesum, la giovane scrittrice olandese morta nel 1943 nel campo di Auschwitz. Con l’affermazione “Voglio essere un cuore pensante” la Hillesum interrogava tutti noi su un punto preciso: si può resistere alla discriminazione e alla violenza con uno spirito che non si lasci sopraffare dalla paura e dall’odio?

Quando si commemorano le figure del passato se ne piange la perdita, se ne esalta il coraggio, se ne addita il sacrificio. Si ricordano “in morte”, insomma, o comunque nel loro essere vittime. Ma alcune donne, invece, possono solo essere celebrate “in vita” e nel superamento della condizione stessa di vittime.

La Hillesum, dal cui diario è partita l’idea, non è stata solo Etty l’ebrea, Etty la perseguitata, Etty la martire del lager. Certo, è stata tutto questo. Ma è stata anche Etty che ha trovato una via d’uscita alla negazione di ogni dignità umana riaffermando la propria inalienabile natura umana. Etty, nella condizione di crescente restrizione in cui è stata costretta a vivere, con la sua intuizione di unire cuore e cervello, ha riscattato la prigionia, ha superato la paura, ha ricostruito la dignità negata di quegli uomini e quelle donne tormentati.

In nome della lezione della Hillesum questo progetto non è stato commemorativo ma propositivo. Propositivo di un modello che viene delineato dalle figure descritte, attraverso le loro storie e i brani del loro pensiero. Non perché siano compatite o omaggiate ma perché possano provocare, oggi e sempre, le nostre coscienze.

Questa non è una raccolta di immaginette oleografiche. Non sono donne da santificare laicamente. Sono donne normali dalle cui scelte è scaturita l’eccezionalità. Nessuna di loro era soltanto una vittima quando veniva colpita, umiliata, stuprata, esiliata, internata. In loro c’erano già i germi di una irresistibile volontà di non abbandonarsi alla propria condizione. Le loro storie sono vicine. Le loro storie sono le nostre storie.

È per noi stesse e per tutte loro, passate o recenti, per tutte le testimoni piccole e grandi della dignità umana, che possiamo sperimentarci come “cuori pensanti”.

Ilaria Sabbatini

E ora la pubblicità

Collezione organizzata per categorie delle pubblicità a sfondo sessista.

Violenza

 


Carne

 


Genitali


Pratiche sessuali


Rapporti di potere


Stereotipi


Voyerismo


Allusioni verbali

 


Giochi di parole


Figa


Piselli e patate


Tanto per…


Ironia?


 

Old Style

 

La violenza nella pubblicità: i casi di Dolce & Gabbana e Relish Publisessismo, sguardi sulla pubblicità sessista

Server Donne – Dolce e Gabbana_ ritirate questa pubblicità violenta e sessista

La gnocca e la pubblicità

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La prosciutta – il video non è visibile perché tutte le volte che lo carico sul mio canale youtube viene cancellato per supposta violazione del copyright segnalata dall’azienza. Ho smesso di caricarlo perché se l’avessi fatto un’altra volta il mio canale youtube sarebbe stato chiuso. Faccio notare che tutti gli altri video e spezzoni della trasmissione televisiva “Scherzi a parte” si possono rintracciare con estrema facilità su youtube tranne questo. Per questo lascio il link morto, perché a mio parere testimonia la consapevolezza di una situazione da parte della produzione. Provo però a rimettere il video linkandolo da Dailymotion.

Anche da Dailymotion è stato cancellato. Allora andiamo a ripescarlo direttamente dalla pagina di mediaset dal minuto 8.00 potete vedere il clou di questo video

http://www.video.mediaset.it/video/scherziaparte/scherzi/300957/la-prosciutta.html#tc-s1-c1-o1-p1

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Da dividere con gli amici

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La pubblicità  di FATFREEFILMS – Dir. Milovan Radovic (per Sagafalabella)

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Gli stereotipi della pubblicità visti dai pubblitari dell’agenzia BOH!

Se gli uomini prendessero il posto delle donne nella pubblicità

Buzzfeed ha avuto l’idea geniale di ricreare 3 pubblicità famose invertendo il ruolo della donna e dell’uomo. Doritos, una catena di Fast Food e GoDaddy.com avevano orientato le loro campagne pubblicitarie sull’influenza esercitata dalle donne sexy. Una pratica spesso denunciata che vede la donna utilizzata come oggetto di desiderio sessuale per vendere un prodotto. Anche se alcune di queste pubblicità sono ironiche, vedere uomini in posizioni scandalose fa riflettere sulla ridicolosità degli spot immaginati da alcune aziende

 

Pensiero altro

Non ho mai amato troppo le giornate dedicate alla lotta contro soprusi e ingiustizie di vario genere o a favore di diritti e garanzie di base. Non perché non sia d’accordo con questo tipo di mobilitazioni, ovviamente, ma temo sempre che queste giornate funzionino da valvola di scarico; circolano parole, testimonianze, dichiarazioni anche impegnative ma poi i riflettori si spengono, le coscienze anche e si attende la ricorrenza dell’anno successivo. La giornata di oggi però, contro tutte le forme di violenza perpetrate contro le donne, mi impone riflessioni, forse banali e superficiali ma per me urgenti, che avrei voglia di condividere soprattutto con i miei amici e conoscenti maschietti. I messaggi che circolano e lo spirito che li anima devono essere rivolti in primo luogo a noi maschi, non alle donne. Siamo noi la questione centrale, non dimentichiamolo mai. Siamo noi il problema. Siamo noi gli autori di quelle violenze, di quelle volgarità, di quei soprusi che oggi si dichiara di voler combattere. Individualmente possiamo anche non sentirci responsabili perché ci reputiamo buoni mariti, compagni e padri ma a livello collettivo siamo coinvolti tutti. Ognuno di noi contribuisce, direttamente o meno, ad alimentare quella mentalità subdolamente maschilista che si annida in un numero incredibilmente alto di aspetti del nostro vivere quotidiano: giornali, televisione, pubblicità, mercificazione sempre più spregiudicata e poi violenze, di ogni tipo, fisiche e psicologiche.
Ma siamo noi uomini a doverci interrogare sul serio, a metterci in discussione, a protestare e combattere con veemenza quando altri uomini contribuiscono a questa vergognosa deriva. Il nostro silenzio ci rende complici anche se il nostro rispetto nei confronti delle donne è indiscutibile. Invece mi guardo intorno, leggo gli articoli e i post più interessanti, seguo le iniziative più coinvolgenti e registro con rabbia e stupore che quasi sempre sono prodotti da donne che esprimono con coraggio la loro ribellione. Quelle voci sono meravigliose, voglio continuare a sentirle, la mia coscienza ne ha bisogno come l’aria; ma a quelle voci ne devono corrispondere mille volte di più altre, quelle degli uomini che prendono consapevolezza di una questione centrale per la nostra qualità della vita e la affrontano senza paure, vergogne o peggio supponenza. Dobbiamo parlarne assolutamente, magari tra di noi prima di tradurlo in una discussione più ampia, ma bisogna che sui social e nelle associazioni questo aspetto venga dibattuto senza più remore. La giornata di oggi è dedicata a noi uomini e a una delle nostre peggiori espressioni. Non è facile parlarne i modo costruttivo ma secondo me è assolutamente necessario. (Luca Mantelli)

 

Appunti sull’otto marzo

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Nel 1907 a Stoccarda si tenne la prima Conferenza internazionale delle donne dove si decise di dare vita ad un Segretariato internazionale alla cui guida fu nominata la tedesca Clara Zetkin, dirigente del movimento operaio del suo paese. La rivista Die Gleichheit (L’uguaglianza), di cui Clara Zetkin era redattrice, divenne l’organo dell’Internazionale delle Donne Socialiste.

Il 3 maggio 1908, a causa dell’assenza dell’oratore ufficiale designato, la socialista americana Corinne Brown riuscì a presiedere la conferenza tenuta ogni domenica dal Partito socialista di Chicago nel Garrick Theater. A quella conferenza erano state invitate tutte le donne. Si discusse dello sfruttamento dei datori di lavoro ai danni delle operaie in relazione al basso salario e all’orario di lavoro, delle discriminazioni sessuali e del diritto di voto alle donne. Quel primo incontro fu chiamato «Woman’s Day». Alla fine dell’anno il Partito socialista americano raccomandò a tutte le sezioni locali di riservare l’ultima domenica di febbraio all’organizzazione di una manifestazione in favore del diritto di voto femminile.

La seconda Conferenza internazionale delle donne, che si tenne a Copenhagen nel 1910, adottò una risoluzione che prevedeva l’istituzione di una Giornata internazionale della donna nella quale mobilitarsi per il voto e l’emancipazione politica. Nella proposta avanzata da Clara Zetkin non c’era allusione all’8 marzo. La  Zetkin menzionava solo l’idea di seguire l’esempio delle donne socialiste americane. Da quel momento in poi le commemorazioni cominciarono ad essere di carattere internazionale.

Nel 1914, in Germania, il giorno internazionale della donna fu dedicato al diritto di voto femminile. Era la prima volta che compariva la data dell’8 di marzo. Pare che la scelta della data fosse dovuta a una questione puramente pratica senza significati commemorativi pregressi.

In Italia, nel secondo dopoguerra, la giornata internazionale della donna fu ripresa e rilanciata dall’UDI (Unione Donne Italiane) associando nel contempo alla data dell’8 marzo l’ormai tradizionale fiore della mimosa. Anche la scelta della mimosa fu dettata da ragioni pratiche: era uno dei fiori a più buon mercato già fiorito in quel periodo dell’anno.

L’interpretazione della festa come omaggio alle lavoratrici morte nel rogo della fabbrica Cotton è oggi considerata inattendibile. Ma l’episodio, altamente verosimile seppur non storicamente verificato, è ormai  parte della tradizione del movimento operaio americano.

Ilaria Sabbatini

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Clara Eisner coniugata Zetkin

Wiederau (Sassonia) 1857 – Archangelskoe (Mosca) 1933

Nacque nel 1857 in Germania, a Wiederau della Sassonia, morì nel 1933 ad Archangelskoe, presso Mosca.

Figlia di un maestro elementare, iniziò diciassettenne l’attività di socialista rivoluzionaria in Germania e fuori. Il suo cognome originario era Eissner, ma poi volle adottare il nome del suo compagno, il rivoluzionario russo Osip Zetkin che morì nel 1889 e da cui ebbe due figli. In seguito si risposò con l’artista Georg Friedrich Zundel, di diciotto anni più giovane. Mantenne comunque il suo cognome inalterato. In stretta relazione con Friedrich Engels e con Luise Michel (maestra e anarchica molto attiva nella comune di Parigi), divenne ben presto popolare tra i socialisti tedeschi.

Fu una leader del partito socialista tedesco e diresse il giornale socialdemocratico Die Glechheit (L’Uguaglianza) che, nel 1912, superava le centomila copie.  Si occupò della questione femminile, scrisse un libro sull’argomento: La questione femminile e la lotta al revisionismo e si batté in numerose assemblee per il diritto delle donne al voto. Nel 1911 fu lei a proporre una giornata internazionale della donna.

Per la sua propaganda contro la prima Guerra mondiale fu arrestata con Rosa Luxemburg, con la quale fondò nel 1918, in unione con altri socialdemocratici di sinistra del gruppo “Internazionale” (Lega Spartaco), il Partito comunista tedesco. Fece parte del Comintern dal 1919, e si oppose al nazismo, cosicché, all’avvento di Hitler, dovette rifugiarsi, a 76 anni e quasi cieca, in Russia.

Secondo alcune ricostruzioni la data dell’8 marzo entrò per la prima volta nella storia della Festa della donna nel 1917: un gruppo di donne di San Pietroburgo scesero in piazza per chiedere la fine della guerra; le delegate della Seconda conferenza internazionale delle donne comuniste a Mosca scelsero l’8 marzo come data in cui istituire la Giornata Internazionale dell’Operaia.

fonti

http://www.enciclopediadelledonne.it/biografie/clara-zetkin/

http://www.treccani.it/enciclopedia/eisner-clara-coniugata-zetkin_(Enciclopedia_Italiana)/

http://it.wikipedia.org/wiki/Giornata_internazionale_della_donna#cite_note-mmf1-1

https://web.archive.org/web/20110313064904/http://www.mmf2010.info/our-action/le-8-mars-2013-journee-internationale-des-femmes-a-la-recherche-de-la-memoire-perdue