Primo Maggio. Prima il lavoro

Ribaltare il “lavoro schiavo” si può e si deve, con tenacia, ma senza fanatismo, con passione, ma senza violenza.

Primo Maggio. Prima il lavoro

Sergio Astori, psichiatra e psicoterapeuta, Università Cattolica di Milano

Nessuno resti indietro. Papa Francesco, la dignità del lavoro e l’inclusione sociale di Roberto Alborghetti é un patrimonio enorme racchiuso in meno di cento pagine. Il giornalista e saggista bergamasco riassume “il modo alternativo” a quello dei mercati finanziari e monetari di considerare il diritto del lavoro: per la Chiesa esso è “un bene fondamentale rispetto alla dignità, alla formazione di una famiglia, alla realizzazione del bene comune e della pace”. Da abile autore di biografie, Alborghetti rintraccia nella storia personale e pubblica di Bergoglio tali e tanti elementi da delineare l’identikit di un paladino della democrazia inclusiva e partecipativa. Il Papa che definisce “vergognoso” il fatto che ai lavoratori sia chiesto di rinunciare ai propri diritti e che, senza tregua, come già faceva instancabilmente da Arcivescovo a Buenos Aires, chiede di non dimenticare le notizie delle ”morti bianche”. L’unica guida di calibro mondiale in grado di tracciare, anche con espressioni originali, una linea di separazione netta tra “lavoro degno” e “lavoro schiavo”. Ribaltare il “lavoro schiavo” si può e si deve, con tenacia, ma senza fanatismo, con passione, ma senza violenza.

Come? Per Papa Francesco dalle “periferie” le cose del mondo si percepiscono in maniera diversa e i cambiamenti sociali e culturali si realizzano prima che altrove; occorre denunciare la corruzione, disinnescare il conflitto sociale, sentirsi tutti, ognuno per la sua parte, responsabili di ciò che ci accade. Il suo essere al di sopra di ogni linea politica ben si comprende ascoltando le confidenze di Bergoglio: “Mi accusarono di essere un gesuita pro-salesiano” dice Francesco, perché da arcivescovo ricordava che Don Bosco aveva aperto scuole di arti e di mestieri. La sua matrice latinoamericana si coglie: “I ragazzi e le ragazze sono molto poveri; alcuni vengono addirittura scalzi a scuola” scriveva alla sorella Maria Elena quando da novizio chiese di lavorare come insegnante e fu mandato in Cile. Con il volumetto, si scopre chi possa aver contribuito a rendere tanto tenace il Pontefice: “Le cose vanno fatte bene. Mi stava dicendo che il lavoro va sempre preso con molta serietà” è il ricordo vivo di Francesca Ambrogetti, il capo a cui aveva prestato assistenza in un laboratorio di analisi. Bergoglio è davvero convinto che tutto sia stato per lui un tirocinio a “spingere le persone a tornare a credere”: durante una visita pastorale ad una parrocchia romana è stato questo il commento al lavoro prestato un tempo agli ingressi di un locale da ballo.

“L’impatto nella vita del futuro Papa – documenta il testo – con i problemi e i drammi del lavoro non fa parte di un episodio provvisorio o di una delimitata fase storica, ma si allarga al cammino di una intera esistenza. Anzi, ne modella e ne forma il vissuto quotidiano, a partire dai giorni della fanciullezza, quando in famiglia ascoltava attento e con gli occhi sgranati il racconto dei genitori e dei nonni, che narravano storie di emigrazione, di fatiche, di sacrifici e spesso di dolore”.

“Nessuno resti indietro” è un titolo azzeccato che non si potrà dimenticare ripensando al fatto che avremmo potuto non avere il primo Vescovo latinoamericano di Roma se il ragionier Mario Bergoglio, il papà di Papa Francesco, come era nelle prime intenzioni, fosse salito a Genova a bordo del piroscafo “Principessa Mafalda” che, navigando con 1264 nostri connazionali verso le Americhe, si inabissò a largo di Bahia. È stato il più grande naufragio della Marina mercantile italiana. Le 344 vittime del 1927 obbligano a tenere lo sguardo rivolto a chi, oggi, in questo primo maggio di festa, cerca ancora per via di mare dignità e inclusione.


Alla fine la vita è un faccenda appassionante e a volte propone circostanze insolite. Accade ad esempio che un amico, docente della Cattolica, mi proponga di pubblicare una sua riflessione sul mio blogghino. Dovete sapere che ho una formazione cattolica (la sezione about spiega chi sono), i miei interessi si orientano verso lo studio delle religioni, ma non sono praticante e ho sviluppato il mio pensiero in senso laico. Ebbene, questa situazione mi piace molto perché mi permette di attuare la maggiore delle mie priorità: il superamento della logica degli steccati.

Ilaria Sabbatini

Nell’immagine: Telemaco Signorini, L’alzaia, 1864. Rappresenta dei braccianti durante il loro lavoro, impegnati a trascinare con delle corde una chiatta, lungo l’argine dell’Arno (chiamato “alzaia”).

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