Professore si inginocchi

Un professore dell’istituto tecnico Carrara di Lucca è stato aggredito da uno studente con queste parole: “Prof non mi faccia incazzare, non mi faccia incazzare. Mi metta sei, lei non ha capito nulla, chi è che comanda? Chi è che comanda? Si inginocchi!”.

La notizia è diventata virale dopo la diffusione in rete e un pubblico enorme si è sentito chiamato in causa. Tantissime persone hanno condiviso il video scandalizzate e hanno commentato nei modi più disparati arrivando ad assumere atteggiamenti molto aggressivi. Il che è curioso considerando che stavano proprio stigmatizzando un comportamento aggressivo.

I commentatori hanno dato la colpa dell’accaduto a questo o a quello secondo un’interpretazione del tutto aleatoria: ai genitori, agli insegnanti, alla famiglia, alla scuola, all’assessore, alla televisione, a internet, al lassismo. Un giornale locale ha dato la notizia che il professore si è realmente inginocchiato di fronte al ragazzo, cosa che non risulta da alcuna testimonianza e tanto meno dal video. 

Tutto ciò mi sembra non solo sbagliato ma pericoloso perché rappresenta un approccio irrazionale al problema che allontana dalla questione centrale: capire cosa è successo. Abbiamo visto un minorenne urlare addosso al professore sessantenne e questa è l’evidenza dei fatti. Ma nessuno di noi sa come si sia potuta verificare quella situazione, cosa significhi, quali siano i precedenti, quale sia il contesto o se il ragazzo sia disturbato. 

Tutti noi abbiamo memoria di un compagno di classe intemperante o aggressivo. Il mio si chiamava Marcello, era mio amico, e menava a sangue un altro ragazzo per semplice antipatia. Nessuno riusciva a fargli cambiare idea. Lo picchiava ogni volta che poteva e quando li tennero lontani lui lo andava a cercare. La sua aggressività arrivò al punto che gli adulti lo dovevano fermare fisicamente. Marcello ruppe un dente al nostro maestro. Una volta si chiuse a chiave nell’aula minacciando di buttarsi dalla finestra del secondo piano. Poi fu cambiato di classe e fece cadere la veneziana sulla testa dell’altra maestra mandandola al pronto soccorso.

Quando si verificavano questi episodi noi bambini non sapevamo come reagire. Non avevamo la possibilità di fare video e non esistevano i social quindi non fu diffusa alcuna immagine. Nessuno parlò con i giornali, nemmeno quelli locali, e la cosa rimase interna alla scuola. Ci furono dei provvedimenti ma il caso non ebbe alcuna eco. Ne parlavamo solo noi ragazzini della scuola e i nostri genitori. Il che tutto sommato lasciava un certo margine di manovra agli educatori per fare il loro lavoro lontano dall’attenzione e dalla pressione mediatica. Il ragazzino bullizzato fu protetto adeguatamente, dell’altro non ricordo il destino.

Ragazzi violenti o disturbati sono sempre esistiti. Questo non rende il fatto meno grave ma ci dovrebbe insegnare a non scandalizzarsi dell’ovvio. Non  dovremmo concentrarci su “signora mia, questi giovani” ma sullo sforzo di capire cosa sta realmente succedendo. Si è abbassata la soglia del lecito? È probabile ma il fenomeno va studiato. Il ragazzo è disturbato? È una cosa che andrebbe indagata. Si sta diffondendo il bullismo? Sì ma l’indignazione non basta: c’è bisogno di numeri, di dati, di un approccio razionale al problema che non si basi sulla semplice percezione individuale.

Peraltro la questione della percezione non è affatto scontata e tantomeno secondaria. C’è stato un periodo in cui i media parlavano continuamente dei cani aggressivi. Poi è stata la volta dei sassi gettati dal cavalcavia e dopo si parlava solo delle crudeltà sugli animali. Filoni tematici che si sono imposti a ondate successive focalizzando tutta l’attenzione dei media, con l’effetto di una lente deformante. Anche in questo caso, da mesi ormai, siamo nel filone tematico della scuola contro le famiglie e delle famiglie contro la scuola.

In altre parole siamo continuamente esposti a un’informazione che mostra insistentemente casi di maestri violenti contro i bambini, di genitori violenti contro gli insegnanti, di allievi violenti contro i professori, di ragazzi violenti contro altri ragazzi. Sembra che se ne parli ma in realtà resta tutto superficiale e finora non si è riusciti a capire quale sia la reale dimensione del fenomeno. Non si riesce a misurarlo in termini quantitativi  e nemmeno in termini qualitativi 

L’unica cosa certa è che il fenomeno esiste ed è sicuramente degno di nota. Altrettanto certo è il fatto che non dovrebbe essere trattato come un qualsiasi filone sensazionalistico. Per gli studenti coinvolti sono previsti provvedimenti gravi da parte della scuola. Per di più uno dei video diffusi da loro stessi ha fatto partire le indagini di Digos e Polizia postale. In poche parole quei ragazzi sono in un grosso guaio.

Tutto comprensibile e legittimo, ma se la cosa finisce qui abbiamo solo tamponato un’urgenza senza affrontare il problema. E non abbiamo affrontato il problema perché abbiamo ascoltato tutti tranne le persone preposte a occuparsi delle difficoltà relazionali e comportamentali dei ragazzi. Dove sono gli psicologi della scuola? Dove sono gli psicoterapeuti? Qual è la loro interpretazione dell’accaduto? Tra tutte le opinioni la loro è una delle più importanti, sicuramente la più qualificata, ma finora non è mai stata ascoltata.

In tutta questa storia si sta dimenticando una cosa fondamentale: il docente e l’allievo sono esseri umani, persone di cui prendersi cura. Dovremmo smetterla, noi per primi, di speculare su eventi che non si conoscono, di cui non si conosce la diffusione. Dovremmo affrontare il fenomeno razionalmente in rapporto ai casi individuali, come quello di Lucca, ma anche in termini statistici. Il problema esiste, è ingombrante e va ben oltre l’indignazione collettiva del momento.

 

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Un pensiero su “Professore si inginocchi

  1. Loredana Micceri

    Condivido ogni tua singola parola. Purtroppo, per esperienza dolorosamente personale, posso dirti che di fronte a questi problemi è tutto un cercare colpe e scaricare responsabilità, i due atteggiamenti meno utili che esistano. Il ragazzo e la famiglia hanno bisogno di aiuto, prima ancora che di sanzioni, che tanto, al punto in cui è arrivato, non comprenderebbe sennò non ci sarebbe arrivato.

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