Labadessa, la normalizzazione e lo Scrondo

Stavolta parliamo di Labadessa e dei suoi apologeti. Finora l’ho evitato perché la cosa ha avuto anche troppa amplificazione ma tant’è: se tutti ne parlano, chi siamo noi per sottrarci? Scanserò la rassegna stampa perché onestamente i tormentoni mi annoiano. Direte voi: “E tu allora? Non partecipi al tormentone anche tu?”.  Sì, partecipo anch’io e infatti mi annoio da sola. Però quando ho formulato un pensiero creando un legame di significati, dopo mi dispiace buttarlo via e quindi lo appunto sul blog.

Ha raccontato tutto Maria Laura Ramello, nel suo articolo trovate la notizia e il commento.  Labadessa ha poi spiegato di essere stato bannato da FB a causa delle segnalazioni. È stato sospeso per 24 ore e su questo i suoi fan si sono molto infiammati. Un anno fa sono stata sospesa 3 giorni per pornografia a causa questa foto. Mi fu comunicato che se avessi fatto ulteriori infrazioni il mio profilo sarebbe stato definitivamente bloccato.

Jean Gaumy, Klaus Kinski e Romy Schneider durante le riprese di L’important c’est d’aimer, Andrzej Żuławski 1975

Avevo visto la foto in un museo di arte contemporanea, a una mostra. Aggirai l’ostacolo ripubblicando la stessa foto mascherata. La cosa buffa è che ho anche una serie di foto di Robert Mapplethorpe, Francesca Woodman e Joel-Peter Witkin in cui i nudi sono molto più espliciti ma per qualche alchimia social stanno sempre lì indisturbati. In ogni caso io non mi ritengo censurata. E nemmeno Labadessa ha parlato di censura anche se lo hanno fatto ampiamente i suoi solerti apologeti. Labadessa nelle sue scuse, ha fatto intendere che chi lo ha criticato crede veramente che lui “vorrebbe stuprare una ragazza!”. Beh non è per questo che è stato criticato e neanche per la sua presunta leggerezza. E qui si arriva a un punto che non è facile da spiegare.

Il gioco di Labadessa era di autorappresentarsi come un ragazzo insicuro che non sarebbe stato corrisposto dalle ragazze carine. Ok, è un gioco tipicamente nerd. La formulazione nerd poteva essere: “una così me la darebbe solo se svenuta” che però è alquanto diverso da “vorrei che fossero svenute per prenderla”. Non credo affatto che desideri veramente stuprare qualcuna ma non credo nemmeno che sia solo una battuta infelice, credo invece che sia una delle tante conseguenze della normalizzazione.

Tutta questa discussione non riguarda solo Labadessa, riguarda una cultura diffusa non facile da individuare, una cultura fatta di piccole forzature apparentemente insignificanti che un pezzettino alla volta alzano gradualmente la posta. Si chiama normalizzazione: è un processo di costruzione della normalità che passa attraverso forme non immediatamente riconoscibili. La normalizzazione non è innocua perché, se non la si disinnesca, si evolve in qualcosa di peggiore. La differenza tra la normalizzazione della battuta su un soggetto, la svalutazione di quel soggetto e la riduzione della sua autonomia è una differenza di grado non di qualità. Dunque no, quella non è solo una battuta infelice, è la conseguenza della normalizzazione e come è ovvio che sia non viene individuata. Ecco perché si chiama normalizzazione.

Sto accusando Labadessa di intenzioni violente? Certo che no. Sto dicendo però che Labadessa, e più ancora i suoi apologeti, non sembrano consapevoli di queste correlazioni che rappresentano delle differenze di grado rispetto a una cultura che loro stessi rifiutano: quella del controllo di un genere sull’altro. Il fatto è che questa cultura, piaccia o no, ci è entrata dentro e la reazione forte che c’è stata non può essere liquidata troppo semplicemente. È ovvio che non vada bene insultare e minacciare un tizio per ciò che ha scritto ma non va bene nemmeno derubricare tutto a una battuta infelice. Quando Teo Mammuccari metteva Antonella Elia sotto il suo tavolo di vetro sembrava ci fosse tanto da ridere. Poi qualcuno si incazzò e anche allora si parlò di polemiche eccessive. Ora non succederebbe più ma non è avvertita una limitazione della libertà di satira. Semplicemente è stato reso visibile il meccanismo di normalizzazione e quel meccanismo non ha fatto più ridere.

Sorvolerei sugli apologeti di Labadessa che sostengono come nella fantasia vale tutto, perché chi fantastica di uccidere qualcuno non è che poi lo uccide davvero. Ecco, io questo manco l’avevo pensato di Labadessa però mi stupisce che ci sia qualcuno che lo usa per discorsi paralleli e asimmetrici. Labadessa stesso ha detto che non desidera stuprare una ragazza: se volete difenderlo magari leggete prima cosa scrive.  Sorvolerei anche su quelli che se la prendono con i dementi della rete: quando la rete li asseconda allora si sentono appagati, quando non li asseconda allora la rete diventa il Male.

Spero di non darvi una notizia sconvolgente ma la rete non è un’entità aliena come gli Antichi di Lovecraft. Non c’è nessuna città perduta, non ci popolazioni selvagge che adorano divinità blasfeme. Voi siete la rete − esattamente come lo sono io − e poiché siete la rete, contribuite a costruire la rete con i vostri contenuti che parlano di app, di dementi e attribuiscono paternità ai desideri di stupro. Ci siete dentro. Così come siete dentro ai meccanismi di normalizzazione che ci riguardano tutti.

E ora riportiamo le cose alla loro misura passando da Chtulu allo Scrondo. Partiamo dalle referenze. Lo Scrondo era un personaggio di Disegni e Caviglia, che apparve sui primi numeri di Cattivik, nell’inserto Carta sprecata e nelle trasmissioni Matrioska e L’araba fenice. Vedi alla voce: Moana Pozzi, nudo integrale, cancellazione immediata. Questo per chiarire il contesto. Il buon Disegni tempo fa disse: «Siate impietosi: se non riuscite a capirlo, niente soggezione, non vi affannate a inventare significati che non ci sono, gli incapaci non siete voi, l’incapace è lui». Ora, volete davvero mettere sullo stesso piano una piccola malintesa libertà di battuta su Facebook con la reale censura applicata (per esempio) all’autore dello Scrondo?

Siete proprio sicuri? 

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