Tavolo 86

Stavolta condivido un pezzo che non ho scritto io ma che mi ha colpita molto. Durante una discussione sulla mia bacheca, Serena ha messo insieme queste parole che non volevo andassero perdute. Le ritengo importanti, oneste, necessarie e per me è un piacere dar loro risalto con il mio piccolo blog. Il motivo del contendere è lo scontrino, anzi il prescontrino emesso da un ristorante romano in cui si poteva leggere la dicitura “tavolo 86 – ciccione” (minuscolo) e la cui vicenda è descritta qui.

 

Ciccione, anzi, ciccione, con la minuscola come l’hanno scritto, è ciccione. Aggettivo che da sempre viene usato per dileggio e sempre più spesso proprio dispregiativamente. Mi colpisce la quantità di giustificazioni che viene portata a difesa del presunto diritto di scrivere questa roba sul preconto. Apprezzo molto la schiettezza di chi spiega che sono i soprannomi* dati ai clienti per gestire gli ordini, perché è così, è quello che si fa, però poi se toppi, ti becchi le conseguenze e zitto. E invece sembra di no. Era il cameriere, era il soprannome, addirittura per tanti, in un ambiente di cinesi, quasi la certezza del cognome.

Perché? Secondo me perché c’era scritto ciccione. Se ci fosse stato scritto frocio, lesbica, comunista, ebreo, muso giallo o nero, terrorista Isis, sono sicura che la reazione sarebbe stata diversa ed univoca, di totale sdegno e condanna. Ma hanno scritto ciccione. L’insulto (con tutti i suoi derivati) principe del body shaming. Principe, perché li ci potresti fare qualcosa. Potresti e dovresti rimediare, evitare, prevenire. E non lo fai. Addirittura non vuoi, gravando sul bilancio della sanità e, sia mai, sul senso estetico di tanti raffinati cultori di bellezza.

Pelato, sgorbio, culone, avrebbero avuto lo stesso riscontro forse, anche se, sono sicura, più leggero, perché li, sì, dovresti e potresti rimediare ma non c’è volontarietà. Il ciccione invece se la cerca, se la vuole e se la mantiene. Quindi se viene appellato come tale non è grave. Il censore interiore va di scatto a cercare una via d’uscita x l’offendente, perché sostanzialmente giustificato.

Seconda riflessione, sul perché sarebbe meno grave se tale termine si riferisse al cameriere. Perché il cameriere viene pagato. E no, non è meno grave per niente. Pagare non è comprare, il compenso è per il lavoro, non per la libertà di dileggio. In un mondo che tanto tiene alle forme e alla correttezza, la bussola mi pare impazzita parecchio.

Serena Badalassi

 

* Questo è il preconto, non deve andare al cliente. In pratica è quello che esce nei punti dove si preparano le domande (di solito bar e cucina) nei locali dove gli ordini si prendono elettronicamente. Ciccione è un modo per individuare il cliente nella sala. Spesso i camerieri quando i coperti sono tanti devono fissare in testa delle caratteristiche per non sbagliare comanda. Per quanto possa sembrare brutto, si vede che il suo essere ciccione lo individuava.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nell’immagine di apertura: Lisandro Rota, Destinazione paradiso http://www.lisandrorota.it/

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Un pensiero su “Tavolo 86

  1. cavallogolooso

    Fare le pulci a chi fa le pulci è appropriato, perché è proprio di un singolo, speciale, ben determinato termine che stiamo parlando.

    E dunque:

    Ebreo : è o non è Ebreo, un ebreo. Si offenderebbe, un ebreo, di essere definito tale? Quale problema ha Serena Baldassi con gli Ebrei? Io non ne ho. Li chiamo Ebrei. Se mi chiamano Cristiano o Cattolico, io non mi offendo tanto: spiego che non sono praticante e che in rispetto a chi lo è davvero è meglio non fare di tutta un’erba un fascio.

    lesbica: che problama ha S.B. con le lesbiche? Io ne ho, di problemi, quando mi odiano solo perché sono un maschio. Ce ne sono, sapete? Ma per il resto… non ho problemi con le lesbiche. Sono lesbiche e io le chiamo lesbiche. Come preferisco “figa” (sono del nord) a “vagina”. Quando dico “vagina” mi sento un medico. E’ vero, conferisce connotazione: un registro più normale, meno alto , ma adeguato al volgo, del quale faccio ordinariamente parte.

    comunista: sentiamo come mai comunista dovrebbe essere un’offesa o una vergogna, uno shame. Body, poi. Che problema ha, dunque, S.B. con i Comunisti? Perché è spregiativo? Io chiamo comunisti i comunisti. E credo che ne siano fieri.

    Pelato: se sei pelato sei pelato. Calvo fa figo? E’ neutro? E’ asettico? Se non avere i capelli ti dispiace, calvo, pelat, stempiato o palladabiliardo ti fa lo stesso. E’ l’identificazione stessa a ferirti: vorresti avere i capelli. Ma se non te ne frega e sei pure figo: sentiamo, che problema ha Serena Baldassi con i pelati? Fanno schifo? Puzzano? Essudano olezzi fastidiosi?

    Come sempre ricordo che parlo da ciccione. Io SONO ciccione. Quindi non mi aspetto che mi si chiami “bel figliuolo” o diversamente magro. Sto dimagrendo, ma quella che ho davanti è una PANZA. E coma la vogliamo chiamare? Le mie braccia sono flaccide e così le mie chiappe. Sono quello che sono. Non qualificano il mio cuore o la mia compassione.
    Lo fa il mio comportamento. Perché dobbiamo essere politicamente corretti? La panza fa schifo, non è bella. Ce l’ho, me la tengo, se non me la voglio tenere faccio qualcosa. Ma ce l’ho e si chiama così. Vuoi chiamarla ventre prominente? L’indelicatezza poco “english” di notare che il re è nudo è quella dei bambini. Chiami le cose col loro nome. Mamma come mai quel signore è ciccione? Mamma come mai quello ha i ferri sui denti? Mamma come mai quello è storpio/zoppo/cieco/sordo? Mamma perché devo chiamare colore-composto-da-azzurro-e-giallo quello che tutti sanno essere il verde? Da quando chiamare le cose col loro nome è scorretto?
    GRASSO era corretto. Ma offensivo? Ti offende quello che sei? A me si, ma solo se mi guardo allo specchio. Offende la mia sensibilità estetica. Io offendo la mia sensibilità estetica. E dunque? Esisto lo stesso. Se voglio spendere energie nel cambiare questo stato di cose, lo farò. Altrimenti resto ciccione, flaccido, culo mollo.
    E quando sarò vecchio? Penso forse che “anziano” invece che “vecchio” mi ringiovanirà? Attempato signore mi farà passare la sciatica? Canuto arzillo vecchietto mi farà sentire un aitante giovanotto?
    Il dialetto, che per sua natura non ha i registri, di solito chiama le cose con un solo nome: il vecchio è un vecchio. Brutto è brutto. Grasso è grasso. Frocio è frocio. Una parola, una sola. Le persone quindi si offendono se la usi: non ce n’è un’altra. Si offendono, quindi, per cosa? Perché dichiari ad alta voce che il re è nudo? Lo è.

    Mia nonna (RIP) chiamava negri i negri. Erano negri, fine. Anzi, li chiamava “negroni”, perché quelli che vedeva lei di solito erano grandi e grossi. Pure mio padre si stupisce: dice sempre “ma da quando è nata questa cosa che i negri adesso si offenderebbero se li chiami negri?” … e in effetti lo chiede sinceramente. Si chiede quando sia nata ‘sta cosa, non se n’è accorto. Ad un certo punto qualcuno ha mutato la sensibilità propria pretendendo che lo facesse anche il resto della popolazione.

    Non sto dando ragione a nessuno, sia chiaro: appunti, aggiunte di informazioni fastidiose, come per qualcuno potrebbero essere quelle dell’articolo in sé, giusto non perderle.

    Last but not least: quella di “frocio” (o forse era finocchio? ) era già successa https://www.ilfattoquotidiano.it/2014/08/26/taranto-scontrino-offensivo-alla-comitiva-gay-mi-raccomando-so-ricchioni/1099202/ – ah no, era ricchioni.

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