Il peso è mio, me lo gestico io

Ogni giorno c’è un appuntamento fisso col body shaming. Prevalentemente per le donne che, malgrado tutto, sono sempre in qualche modo inadeguate. Quando si parla di peso la vergogna sociale si allarga e un po’ se la beccano anche gli uomini ma le donne sono senza dubbio obiettivi privilegiati di insulto per l’imposizione di dover piacere sempre a qualcuno. I pregiudizi vanno in decomposizione ma sono davvero duri a morire. Oggi mi è capitata sott’occhio la foto di Ashley Graham che fa sport in bikini sulla spiaggia e questi che allego sono i commenti. Nella media sembrano diventati più buoni ma forse era solo che stavo guardando nel posto sbagliato.

Questo non è mostrare con orgoglio le curve ma problemi di salute nella specie sovrappeso quindi smettiamola con sti finti buonismi come non va bene l’eccessiva magrezza.

Quante storieee… secondo me, Ashley è obesa e ha un bel problema di autovalutazione… oppure fa finta vedendo vantaggi economici..

A me tutto questo esibizionismo del corpo ha stufato. E manifestazioni di questo genere dubito possano curare i complessi di inferiorità di chi non ha un corpo perfetto. Io non trovo sia così sbagliato riscoprire il valore del pudore che non significa andare in giro col burqa ma nemmeno esporsi come delle bistecche di manzo dal macellaio.

Di questi tempi oppure sei vegano, salutista, palestrato ecc oppure ti vanti di essere balena e sfoggi la tua cellulite e cosce sproporzionate sui social col pretexto del body positivism.

Avete rotto con questa che di bello non ha nulla, non e’ curvy un cavolo e’ obesa.

Le curvy sono altre …sta qui è Obesy

Finalmente nel suo habitat naturale  [figurina della balena]

Alcuni dei commentatori si credono perfino spiritosi. Ashley Graham è questa ragazza qui ma è molto più facile che l’abbiate vista in costume.

Come Ashley Graham, Tess Holliday, Mia Tyler e altre modelle sono oggetto di attacchi molto violenti per il loro peso e il loro aspetto. Lo sono perché sono esposte e fanno notizia. Ma come loro vengono attaccate anche molte donne che compiono un atto di lesa maestà non conformandosi al modello dominante. In questo post parlerò del bullismo verso di loro e tutto ciò che dirò vale per le donne in sovrappeso come per quelle in sottopeso, troppo magre, con poche tette, il sedere troppo piatto o le cosce secche. Anche per quelle come Elisabeth Lizzie Velasquez, nata con una sindrome che non le fa accumulare peso e per questo bollata come la donna “più brutta del mondo”.

Hate speech: non c’è altra definizione per questi commenti. Parole e discorsi che hanno l’unico  scopo di esprimere intolleranza verso una persona o un gruppo. Visto che spesso la scusa utilizzata per attaccare le persone in sovrappeso è quella della salute eccomi qui: sto perdendo peso, faccio una vita sana, ho una dieta impeccabile. Ho perso 10 chili e ne perderò altri.

Non dimagrisco perché un/a deficiente qualsiasi mi ha detto che non vado bene. Non dimagrisco nemmeno per piacere al mio compagno. Non dimagrisco per essere accettata. Dimagrisco perché ho deciso io di farlo e le uniche persone a cui permetto di definirmi in base al mio peso sono i miei medici.

Ne ho tre: una endocrinologa, una psicologa e una alimentarista. L’esperienza più interessante di questo percorso è stata quella con la psicologa che ha dovuto verificare se non avevo binge, bulimia o iperfagia. Se non conoscete queste parole cercatele: vi si aprirà un mondo.

Dandyna, una ragazza italiana che usava il blog per parlare di questi disturbi, nel 2006 decise di raccontare la sua storia. Leggendola si capisce una cosa tanto semplice quanto ignorata: l’ecces siva magrezza e l’eccessivo peso sono una questione di gradi. “Ho avuto l’anoressia a 14/15 anni, l’iperfagia a 16/17/18, e la bulimia dai 19 a ora”. Dandyna prima è dimagrita oltremisura e poi è raddoppiata di peso.

Io non sono bulimica e non mi capitano binge: mi piace mangiare e non me vergogno. Anche con l’alimentazione attuale continuo a provare il piacere del cibo e mi privo di ben poco. Non rinuncio agli aperitivi, alle pizze e alle grigliate. Strano vero? Non mi sento in colpa, non mi vergogno e addirittura mi piaccio. Mi piaccio non per i 10 chili persi né per quelli che perderò.

Mi piaccio perché mi piacciono il mio volto e il mio corpo. Mi piaccio per come mi vesto e per i profumi che scelgo. Mi piaccio perché gli amici mi hanno sempre accettata. Mi piaccio perché il peso non è mai stato un problema né un impedimento a intessere rapporti affettivi e ad avere una soddisfacente vita sessuale. Ovviamente, ho dovuto imparare a piacermi e i luoghi comuni in cui siamo costantemente immersi non mi hanno aiutata.

Quello che tanti ignorano è che con 10 chili in meno non ci si sente più belle o più accettate. Tempo fa, nonostante io non sia mai stata particolarmente magra, ero come voi che non riuscite a guardare con serenità alle persone obese. Ma ho sempre avuto chiaro, a differenza di voi, che il problema era dentro di me non dentro di loro.

Finalmente sono entrata in cura: l’ho fatto in modo serio, presso un reparto ospedaliero. Mi vergognavo come una ladra a trovarmi in mezzo a quelle persone. Non volevo essere come loro anche se lo ero. Poi ho cominciato a notare qualcosa di strano. C’erano sì persone in sovrappeso e anche molto, ma c’erano pure persone magre e anche molto. C’erano gli adulti e c’erano i bambini: figli obesi di genitori magri e viceversa.

Mi veniva istintivo confrontarmi. Chi è stato in sovrappeso almeno una volta lo sa: guardi gli altri come termine di paragone per cercare la tua sicurezza. “Sì vabé − pensi − ma forse sono più magra di lei”. Dopo la mia prima visita, uscendo dall’ascensore, ho visto una bellissima ragazza. Non esagero, era davvero molto bella e molto in sovrappeso. Ci siamo salutate con lo sguardo, come al solito ho fatto la valutazione di come appaio e sì, ero meno di lei. Mentre stavo per uscire dal reparto l’ho sentita dire a chi la accompagnava: “Ho perso 40 chili. Fino qui ci sono arrivata”.

Questa frase sentita per caso, insieme al mio solito pensiero comparativo, è stata un pugno nello stomaco. Quanta accidenti di determinazione ci vuole per perdere 40 chili? Questa giovane donna lo aveva fatto e io la stavo soppesando stupidamente per il suo aspetto. Non mi sono sentita cattiva: mi sono sentita scialba, banale, ordinaria. Perché guardavo lei e me stessa non con i miei occhi ma con gli occhi del luogo comune. Quanto pesi? Quanto appari grassa? Quanto riesci a sembrare normale?

Io non voglio la compassione di nessuno: sono ingrassata perché ho mangiato. Ma sono ingrassata più del normale perché il mio corpo ha un metabolismo incasinato. Quindi non mi vergognerò perché qualche deficiente non capisce una cosa così ovvia.

Adoro il cibo, come adoro il sesso, il cinema, le buone letture, gli aperitivi e la compagnia. Perché sì: il cibo significa socialità ed è un aspetto che pochi considerano. Per stare insieme ci andiamo a fare l’aperitivo, andiamo a mangiare una pizza, invitiamo gli amici a cena e ci facciamo invitare. Il cibo è esso stesso socialità. Chi infama le persone obese nella migliore delle ipotesi non ha capito niente della vita sociale, nella peggiore basa la sua autostima su una cosa pericolosamente fragile come il sentirsi migliore degli altri.

Sapete come ho cominciato la mia prima dieta? Non avevo ancora vent’anni, facevo gli allenamenti di nuoto, pesavo 56 chili. Commisi l’ingenuità di ascoltare un ragazzo che mi piaceva, uno più grande di me. Mi disse ridendo che ero grassa: forse non lo pensava nemmeno, era solo uno scherzo idiota. Decisi di andare da un alimentarista. Persi sei chili e quando mi disse che non dovevo dimagrire ancora, mollai l’alimentarista e continuai a perdere peso. A distanza di anni mi sono ricordata di quel tizio che pretendeva di giudicarmi: aveva un grave problema fisico e temeva sempre di essere schernito.

Ci si può amare benissimo con tutti i chili in più e si può essere belle: non intendo semplicemente sentirsi belle ma proprio esserlo. Posso dire con certezza che non sono i chili in meno a farci sentire migliori. Ci si sente meno gonfie, ci si vede il viso più sottile, ci si sentono gli abiti ampi. E basta. Sto dimagrendo perché devo curare una disfunzione metabolica, la stessa che finora mi ha impedito di perdere peso nonostante stessi in regola.

Sono più bella? Non credo. Sono solo più magra e sto riprendendo in mano la mia vita. Per farlo non rinuncerò a un solo aperitivo con gli amici, né a un’uscita a cena, né a sfoggiare un rossetto nuovo, né a un solo abito che mi piace. Di questo potete starne certi.

 

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2 pensieri su “Il peso è mio, me lo gestico io

  1. cavallogolooso

    Non so se te lo avevo già segnalato, e se si, scusa il doppione; http://cicciones.blogspot.it/ (“Ciccioni contro la discriminazione” è più facile da trovare).

    Sono fortemente critico verso le loro posizioni più estreme. Ma un bel chissenefrega di quel che penso io 🙂 La fonte credo ti possa piacere: meglio partire dalle prime notizie e riflessioni che dalle ultime, per seguire quante cose utili – se sei di quel parare – dicono.

    HTH! Ciao!!!

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