Molestie. Non è difficile capire.

Avete ragione a voler rimandare le discussioni sulle molestie ai tribunali ma anche no. La battaglia è solo in parte legale e portare tutto sul piano legale è una logica fallace e dannosa.

Con questo voglio dire che l’aspetto legale non conta? No, assolutamente no. Ma il punto è che non si vuole mandare in galera qualcuno se fa la mano morta, se dice cose volgari, se si struscia o se palpa contro la volontà dell’interessata. Un processo è un costo che non tutti si possono permettere, può provocare un danno di immagine anche al denunciante e poi ci sono le proporzioni che in tanti invocano: un abuso si denuncia,  un fischio per strada no, una palpata dipende.

Eh sì, dipende: il famoso significato del contesto che si dimentica così facilmente. Se chi si struscia o palpa è il superiore in un contesto lavorativo, possiamo omettere di parlare del potere in termini contrattuali che esercita sulla sottoposta? 

Badate bene, il punto è proprio questo. Preso atto del fatto che non tutti gli atti di molestie sono denunciabili, l’alternativa che si sta profilando è di stare zitte. Se un processo è esagerato e parlarne pubblicamente non va bene − perché si deve andare a processo − si crea un circolo vizioso senza via d’uscita. Tutte le volte si ricomincia daccapo: se una sta zitta è complice, se parla è una rovinafamiglie, se va a processo è un comportamento sproporzionato.

Quindi? Si deve continuare a sussurrare nei corridoi nell’indifferenza generale? Si deve rispettare il segreto che tutti sanno e nessuno dice? Si deve mantenere un modello di relazioni malato? Si deve tacere per salvaguardare le forme?

Non è mica così difficile capire: l’unico risultato che si vuole ottenere è di non essere più strusciate, palpate, baciate, approcciate contro la propria volontà. 

Quanto ai ricatti sessuali invece il discorso è diverso: se pensate che si debbano tollerare in silenzio abbiate almeno il coraggio di dirlo chiaramente, senza ipocrisie e senza luoghi comuni moralisti e passatisti (“eh, tanto si sa che va così”). No, non sto parlando di chi si offre per avere dei vantaggi. Siamo tutti d’accordo che quello è un comportamento scorretto. Sto parlando di chi si trova in una posizione di inferiorità senza alternative reali tra il concedersi e l’accettare un danno. La reale possibilità di scegliere è quella tra dire si e dire no, non tra dire si e subire una ritorsione. La virtù è propria dei santi e la legge chiama ricatto il ricatto, mettendo sotto accusa il ricattatore, non il ricattato.

Questa è una battaglia culturale, è evidente che la posta in gioco non è un episodio specifico. Sul singolo stupro vuoi che non siano tutti d’accordo? Vuoi che, anche solo per senso dell’opportunità, non lo condannino tutti? Ma qui il discorso è diverso: c’è in ballo un intero modo di sentire e di vedere che tocca profondamente le nostre vite e le nostre relazioni. Non quelle degli altri, le nostre.

Riassumendo. Se non denunciano, devono denunciare. Se denunciano, è troppo tardi. Se non fanno i nomi, sono vigliacche. Se fanno i nomi, rovinano la gente. A volto coperto, è troppo facile. A volto scoperto, cercano visibilità. Se si rivolgono ai giornali, devono denunciare al tribunale. Se si rivolgono al tribunale, è uno scandaletto hot. Se perdono le cause sono loro bugiarde. Se vincono le cause, sono i giudici bacchettoni. Se vanno allo studio, ah che ingenue. Se ricevono a casa propria, non sono serie. Se rispondono a Messenger, stanno flirtando. Se rifiutano, prima li hanno stuzzicati. Liberi di pensarlo, però è singolare che chi scrive queste cose poi gridi al moralismo altrui.

Riguardo allo “scandaletto hot”, non è un riferimento casuale. È in relazione al fatto che si tende a pensare la situazione italiana come clone di quella americana. Invece non è così: è da molto tempo che si parla della scorrettezza di certi comportamenti. Come si fa a dire che la questione è esplosa soltanto ora? Alcuni casi gravi sono arrivati al dibattimento legale, che è cosa diversa dal dibattito pubblico. Questi casi non riguardavano solo il mondo dello spettacolo. Eppure le denunce, e perfino i pronunciamenti del tribunale, venivano liquidati dai media come scandaletti di poca rilevanza, sottovalutando la difficoltà di far emergere un vissuto sommerso e a quanto pare diffuso.

Pochi si ricordano, ad esempio, del processo Capizzano e ne è nata l’impressione che lo scandalo sulle molestie e gli abusi, in Italia, sia scoppiato solo ora sull’onda americana. Il caso citato riguardava un ex-docente universitario condannato in via definitiva nel 2014 per abusi sessuali ai danni di sette studenti. I fatti contestati erano avvenuti 16 anni fa. Io sono tra quelli che non se lo ricordava affatto.

Quando sono andata a documentarmi, ho notato che quasi tutti i giornali titolavano: “video hard”, “professore hot”, “docente a luci rosse”, quasi mai era usata la parola “abusi”, facendo così leva su un fraintendimento grottesco come se si trattasse di un giochino erotico. Ma questo è solo un esempio: basta cercarli e i casi si trovano tranquillamente. La realtà è  che comportamenti scorretti vengono denunciati* da tempo.

Non è che non ci sono mai state denunce − sia sociali che legali − è solo che non le avevamo mai prese sul serio.

 

L’immagine non vuole essere una battuta ma solo portarel’esempio di come si cerchi di buttare in caciara qualsiasi discorso razionale sull’argomento.

* Per denunciati intendo entrambe le accezioni della parola: portati allo scoperto e, quando è stato opportuno,  riferiti alle autorità competenti.

In carcere il professore a luci rosse

Se cerchi la notorietà e poi fai l’intervista a volto coperto, non hai la notorietà intervista a Neri Parenti

Se il consenso è viziato manca la libertà di autodeterminazione intervista a Giulia Bongiorno

Annunci

8 pensieri su “Molestie. Non è difficile capire.

  1. cavallogolooso

    a me fare sesso piace, credo sia una delle gioie della vita. Ho anche avuto problemi, quindi lo apprezzo come il rubinetto per chi ha preso l’acqua col secchio al pozzo. Parti da questo, per leggere il mio commento, se vuoi.
    La cosa che mi rattrista di più è che al di la della battuta finale della lettera sul “darla via”, purtroppo io mi figuro un futuro così, in cui flirtare diventa molestia, in cui degli algidi individui di sessi che più opposti non si può, in ogni senso, si scambiano dei documenti legali invece che fare la “danza” che si è sempre fatta. Ma che in effetti si presta e sempre si presterà a fraintendimento. Io ormai ho 43 anni, per le giovinette mi considero un vecchio (ma la mia – per ora attuale – morosa, ci ha provato lei e non mi considera così anche se ha 23 anni meno di me) per cui la mia tristezza è solo relativa ai rapporti tra i sessi. La gente si scambierà accordi pre-chiacchierata? Avranno una checklist in cui indicare se considerano molestia il flirt scherzoso che fanno anche persone che non intendono affatto provarci? Ad esempio in Italia mi pare lo facciamo tanto. Lo fanno le donne, lo fanno gli uomini. E tutti capiscono, da soli, senza scrivere nulla di legale, che non c’è molestia, non ci prova nessuno, si scherza. Certo, nessuno infila niente dentro nessun altro. Ma la base è questa… le donne sono molestate? Hanno ragione loro, e bisogna porvi fine. Mi rattrista che per colpa dei pezzi di merda i normali rapporti umani dovranno essere incasellati in burocratici e smorza-entusiasmo meccanismi robotici. Robot che ci sostituiscono ovunque… e noi che ci trasformiamo in loro … handshaking come fanno i modem tra loro: flirt si , no, intendevo qusto, intenderò quell’altro, sono italiano quindi se dico ciao bella ti saluto, ma se non lo sono allora è sexual harassment, la prevaricazione era tout-court o su gender-bias-based? Ragazzil la mia morosa (se non mi molla domani) mi ha detto cose porchissime, e nonostante questo io le ho chiesto “cosa vuoi da me? dimmelo chiaro” prima che la toccassi con un solo dito. Non smette tutt’ora di rinfacciarmelo, che lei voleva l’omo cacciatore e quando la prendo devo sottometterla. E ha 20 anni. E di certo non vuole che le si manchi di rispetto. Chiaro? Per me si… ma in tribunale? :-/

    Mi piace

    Rispondi
    1. cavallogolooso

      certo, spero si sia inteso il motivo per cui ho iniziato con questo: per dire che su ogni cosa tu hai ragione, ma come il trito “per colpa di qualcuno non si fa credito a nessuno” a rimetterci sono sempre i rapporti genuini e tranquilli. Ma, se non erro, ora è apparsa una nuova parte del tuo articolo e questo mi aiuta a chiederti un nuovo punto di vista, un parallelo non gender-biased, ma “power-biased”, asessuato.

      Mi piace

      Rispondi
  2. cavallogolooso

    Parto da questo, che mi pare riassuma : “Quindi? Si deve continuare a sussurrare nei corridoi nell’indifferenza generale? Si deve rispettare il segreto che tutti sanno e nessuno dice? Si deve mantenere un modello di relazioni malato?”

    Ho lavorato per circa 20 anni da dipendente. Trasforma QUALSIASI atto scorretto, intimidatorio, oppressivo, richiesta inaccettabile, comportamento da schiavisti nella parola “molestia” (di qualsiasi grado della scala della molestia) e pensa: abbiamo risolto? Pensaci, se sei stata dipendente.
    Io non ho visto AUMENTARE i diritti, ma solo snaturare tutto, aumentando di fatto il potere di chi ti da lavoro. A me non toccano il culo, ma mi fanno lavorare gratis otto ore, per sempre, tutti i sabati, invece di stare con la mia donna? Per esempio dico. Oppure ti trattano con una violenza psicologica da prendere un esaurimento? Colleghi, colleghe e capi? (e non parlo di me: io ho sclerato per motivi personali) Nessuno parla, se nessuno testimonia tu non hai subito niente, nessuno parla perché ha paura, tu non parli perché la crisi, perché i figli, perché il lavoro.

    Ti prevengo sul “ma non è la stessa cosa”, perché non solo lo è, ma è peggio. Quando “genderizziamo” i crimini di prevaricazione trasformiamo il femminicidio in qualcosa di razzista invece di “umano” come è l’assassinio, generico, verso essere umano, verso persona, non col pene o la vagina. Non amante di uomini o di donne. Essere umano, prevaricato, usando il potere del lavoro o del non-lavoro (quindi della povertà, non dell’esistenza sociale). Abbiamo risolto? Qui si parte dal’educazione di base, dal comportarsi bene, dall’atteggiamento. E hai ragione a dire che non si risolve in tribunale, sintantoché sarà possibile avere un avvocato migliore pagando di più.

    Butto li la mia proposta fantascientifica così l’hai sentita: avvocati di stato per tutti, divieto di scelta dell’avvocato, assunzioni di avvocati per far scomparire i processi in corso e pagamento standard (alto) per tutti, con bonus per chi vince, automatico, doppio pagamento. E sorteggio. Ok, fine della fantascienza.

    Il resto dove va? Va tutto affanculo, sono fatalista e disfattista. Perché oggi sentir dire grazie e per favore sono miracoli. Veder trattato con il peso del soggetto che prova qualcosa, il suo disagio, quale che esso sia, è pura fantasia: ognuno di noi vuole sminuire il disagio dell’altro, è sempre una cazzata. L’educazione cambia queste cose. L’educazione e la cultura.

    Ma fino a che i genitori si sentiranno di avere la scienza infusa solo perché hanno copulato, non credo che le cose miglioreranno tanto. Perché prima che sapiens, siamo bestie, con istinti e comportamenti istintivi, meccanismi rodati dalla sopravivenza come bestie in millenni. Quando non si sale il gradino della conoscenza, quella bestia torna a vivere in branco, a giudicare con lo stereotipo, a schiacciare con la forza e a sedurre col culo, cercando protezione per la prole e cercando il maschio più potente. E a gridare in curva sud.

    Ma forse tu la vedi più rosea 😉

    Mi piace

    Rispondi
    1. Ruminatiolaica Autore articolo

      Molestie sessuali. Sessuali, è questa la specificità. Comportamento a connotazione sessuale o fondati sull’appartenenza di genere.

      Oggi mi diceva un’amica che in Belgio hanno un regolamento le aziende statali e a partecipazione statale hanno un regolamento interno molto chiaro proprio riguardo ai comportamenti “illeciti”, tra cui non solo quelli da parte di chi occupa una posizione professionale più alta, ma anche tra impiegati dello stesso livello. L’azienda prevede un “canale” a cui le persone si possono rivolgere con “lamentele” rispetto a comportamenti sgraditi di ogni tipo. L’azienda è tenuta a dare seguito a queste lamentele. Con tanto di decisione finale.

      Liked by 1 persona

      Rispondi
      1. cavallogolooso

        Io l’ho capito, da subito. Quello che ti dicevo è: noi non siamo in Svezia, tu vedi qualcosa attualmente e negli ultimi 30 anni, già in tema di molestie GENERICHE (quindi meno “intime”) o non ravvisi in qualsiasi caso un comportamento di tutta la popolazione (maschi, femmine, giovani, vecchi) come quello di cui parli specificamente in materia sessuale? Sul posto di lavoro anche in materia antisindacale o semplci diffamazioni … trovi testimoni? Trovi aiuto? Vedi luci di speranza? Questo dicevo.

        Liked by 1 persona

      2. cavallogolooso

        Da wikipedia, voce “Fabrizio de André” : Dopo aver frequentato le scuole elementari in un istituto privato retto da suore, passò alla scuola statale, dove il suo comportamento “fuori dagli schemi” gli impedì una pacifica convivenza con le persone che vi trovò, in special modo con i professori.[27] Per questo fu trasferito nella severa scuola dei Gesuiti dell’Istituto Arecco, scuola media inferiore frequentata dai rampolli della “Genova-bene”. Qui Fabrizio fu vittima, nel corso del primo anno di frequenza, di un tentativo di molestia sessuale da parte di un gesuita dell’istituto; nonostante l’età, la reazione verso il “padre spirituale” fu pronta e, soprattutto, chiassosa, irriverente e prolungata, tanto da indurre la direzione a espellere il giovane De André, nel tentativo di placare lo scandalo. L’improvviso espediente si rivelò vano poiché, a causa del provvedimento d’espulsione, dell’episodio venne a conoscenza il padre di Fabrizio, esponente della Resistenza e vicesindaco di Genova, che informò il Provveditore agli studi, pretendendo un’immediata inchiesta che terminò con l’allontanamento dall’istituto scolastico del gesuita, e non di Fabrizio[28].

        Mi piace

  3. Ruminatiolaica Autore articolo

    È per quello che dici sopra che è difficile denunciare. Quando ti ho chiesto se secondo te alle donne il sesso piace, non era una provocazione. È una domanda seria. A volte mi chiedo se questa difficoltà a capire, a quanto pare generalizzata, non dipenda dalla convinzione che alle donne non piace il sesso. E se non gli piace il sesso non hanno motivo di decidere con chi farlo.

    Mi piace

    Rispondi

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...