Pesci grossi e pesci piccoli. Abusi nell’era del gossip.

Puntuali come sempre sono arrivate le difese d’ufficio del produttore Harvey Weinstein e lo scarico delle colpe su quelle che lo accusano di abusi ma hanno fatto carriera lo stesso e parlano solo ora che sono al sicuro.

Intanto sappiate che l’informazione “solo ora” non corrisponde al vero: c’era stata un’inchiesta giornalistica nel 2004 che però era finita nel nulla. Poi davvero trovate strano che una parli quando si sente al sicuro, piuttosto che quando è più vulnerabile? Davvero vi sorprende che denunciando in diverse si sentano più protette?

Sì anch’io mi faccio delle domande, non ho certezze a priori. Cerco di capire le modalità in cui si è sviluppata questa vicenda e sono arrivata all’ovvia conclusione che certe dinamiche non risparmino nessuno a nessun livello. Che poi ci sia un regolamento di conti in corso è probabilmente vero, ma da qui ad accusare chi esce allo scoperto raccontando l’abuso subito ce ne corre parecchio, anzi troppo.

Screditare chi denuncia gli abusi crea un circolo vizioso. Recriminare sulla tempistica, sulle modalità e sui silenzi di chi denuncia fa parte integrante del problema. Ci si chiede perché hanno parlato dopo così tanto tempo. Beh, probabilmente proprio perché sapevano − come sanno in molte − ciò che sarebbe successo: l’atto di uscire allo scoperto gli si sarebbe rivoltato contro.

E non è un caso che tutte queste denunce siano avvenute insieme. Avete presente la metafora del pesce grosso che mangia il pesce piccolo ma a sua volta può essere mangiato dai pesci più piccoli di lui quando questi si coalizzano? Ecco io la vedo così. Semmai la domanda che mi faccio è: quanto danno continuerà a fare l’apparente irrilevanza della richiesta di favori sessuali in cambio di una carriera?

Ci sono due elementi su cui sto riflettendo: che le accusatrici siano persone affermate è un dato di fatto; che anche le persone affermate siano ricattabili è un altro dato di fatto. Per quanto mi riguarda mi chiedo se il problema non sia, in generale, che non si perdona alle abusate di disattendere il copione che ci si aspetta dalle vittime: distrutte, fallite e rannicchiate in un angolo. Avete mai notato che perfino nelle iniziative a favore delle donne non si riesce a uscire dall’immagine stereotipata dell’occhio nero e della posizione fetale?

Molti non riescono a far combaciare l’immagine vincente di queste donne con la debolezza che implica l’essere state vittime. E forse è un po’ questo l’inganno della nostra società ipermediatizzata. Ricche, privilegiate, potenti: in pratica è come dire che possono tutto. Beh, probabilmente la cosa più interessante che racconta questa storia è proprio questo: non è vero, non basta essere ricchi e potenti, conta solo a che livello ti trovi della catena alimentare.

Certo, la gente che ha tanto di più dei comuni mortali suscita facilmente avversione, mica solo ammirazione. I privilegi non attirano le simpatie e questo caso non è diverso. Ma il rischio di non riconoscere gli abusi laddove si compiono è troppo grande per limitarsi a questo tipo di approccio. Per quanto sia difficile immaginarselo, quando si parla di abusi sul lavoro, c’è un filo rosso che collega la condizione delle donne a tutti i livelli sociali.

Sapete come funzionano gli abusi sul posto di lavoro? Ti propongono qualcosa in cui vedi il tuo futuro. Ti colgono nelle tue debolezze: vuoi un lavoro, vuoi uno stipendio, vuoi una carriera. Ed è bene ribadire che in questo non c’è niente di illegittimo. Poi ti molestano. Pensi anche di renderlo pubblico ma sai che tra un pesce grosso e un pesce piccolo, vincerà il pesce grosso. Temi di essere fatta a pezzi e forse anche di rimediare una denuncia. Hai paura che la cosa ti stronchi la carriera. A volte però non puoi fare a meno di frequentare lo stesso ambiente e le stesse persone. E continui a non parlare proprio perché frequenti lo stesso ambiente che temi ti si potrebbe rivoltare contro.

Qualcuno dice che c’è un’implicita connivenza se si accetta una avance per fare carriera. Beh qui non si parla di avances accettate ma avances imposte e c’è una bella differenza. Ma a parte questo, nessuno ci pensa che se l’idea di uomini che pretendono sesso in cambio di lavoro non fosse socialmente normalizzata adesso non staremmo qui a parlarne?

Le avances si possono assecondare e addirittura favorire, oppure ci si può essere costrette: è la differenza che oggi si fa finta di non vedere. Quando si creano sistemi chiusi in cui vigono regole e leggi proprie basate sullo scambio sessuale-economico abbiamo un problema che riguarda quelle che lo subiscono e quelle che lo accettano, quelle che se avvantaggiano e quelle che vengono escluse perché lo rifiutano. Ed è un problema di rapporti di genere, che va ben al di là del gossip del momento.

 

 

Bibliografia

From Aggressive Overtures to Sexual Assault_ Harvey Weinstein_s Accusers Tell Their Stories _ The New Yorker

What Harvey and Trump have in common – Women in the World in Association with The New York Times – WITW

Weinstein e lo scandalo sessuale, la stilista Donna Karan_ «Forse le vittime se la sono cercata» – Corriere

Weinstein, Natalia Aspesi_ «Se mi chiedi un massaggio in ufficio e io te lo concedo, poi non mi posso stupire su come va a finire»

Cara Natalia Aspesi, due cose su Asia Argento e il caso Weinstein – VICE

Se Paltrow, Jolie e le altre avessero raccontato prima le molestie subite da Weinstein, le avrebbero massacrate

 

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2 pensieri su “Pesci grossi e pesci piccoli. Abusi nell’era del gossip.

  1. Pingback: Sesso e carriera, la madre di tutte le ipocrisie | ruminatiolaica

  2. Nina

    Della posizione di Aspesi rispetto a questa vicenda e soprattutto nei confronti di Asia Argento davvero non so che pensare. Ai suoi inizi si è affermata come una giornalista emancipata, quasi dava scandalo per le sue prese di posizione per l’epoca molto aperte eppure oggi si permette di giudicare un’altra donna in una tale situazione. Anche qualche estate fa scrisse un articolo derisorio verso un corso universitario, unico, in Italia dedicato al Gender nel suo senso più inclusivo che ripercorreva la storia anche gay e trans gender appunto. Accanto a lei ci sono poi anche altre giornaliste “arrivate” come Maria Latella che dalla prima pagina del Messaggero accusa Asia Argento di voler solo rubare la scena al produttore…insomma che pensare? Che è questione di età? Da rivoluzionarie a tradizionaliste come il tempo insegna, miseramente.

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