Stupro, gerarchia e priorità

L’unico modo per essere credute in caso di stupro è calcolare bene le gerarchie. Se ti stupra un nero o almeno un immigrato, uno zingaro, un albanese o comunque un disgraziato allora sì, sarai creduta. Ma fai attenzione, non ti fidare di questa solidarietà posticcia, perché è appesa a un filo assai fragile.

Finché gli servirai come argomento ti appoggeranno e saranno pronti perfino a ergerti un altare da martire. Quando non gli servirai più ti scaricheranno senza tanti complimenti. Fai attenzione quando denunci il tuo stupratore: se il tizio funziona bene come punching ball allora avrai l’approvazione delle masse. In caso contrario armati di coraggio e aggrappati forte a quei pochi che sono capaci di chiamare stupratore ogni stupratore, a prescindere dall’etnia e dalla condizione sociale.

Non ti fidare di quelli che sventolano le bandiere etniche perché la loro priorità è l’etnia non la giustizia per le vittime. Prima vedono l’etnia e poi – forse – vedono lo stupro. O, per meglio dire, la loro lesa maestà. Non parlano di te, tu non esisti, parlano degli immigrati oppure degli italiani che sono peggio. Per questo non ti devi fidare né degli uni né degli altri: a loro non interessa il tuo stupro, hanno altre priorità. Devono difendere le loro posizioni, devono stabilire chi è peggiore e tu sei solo il loro terreno di scontro.

Dal modo in cui si stanno comportando i media e da ciò che stanno tirando fuori i social emerge il profilo della gerarchia che domina l’immaginario collettivo: è in base a quella gerarchia che vengono giudicati i crimini. Prima ci sono gli uomini bianchi (e occidentali), poi le donne e infine gli immigrati.

Quella gerarchia ha una dinamica precisa: funziona solo in una direzione e il crimine consiste nell’invertirla. Se una donna bianca accusa un uomo nero, lei è una vittima. Se una donna bianca accusa un uomo bianco, lei se l’è cercata. È molto semplice alla fine: rispetta la gerarchia e stai al tuo posto. Come diceva Frank Mackey (alias Tom Cruise) in Magnolia: “rispettate il cazzo e domate la fica“. Tutti coloro che usano il sesso come esercizio di potere e di sopraffazione sono uguali, a qualsiasi latitudine. E ogni riduzione dello stupro a una disputa etnica è solo uno scontro tra due maschilismi in competizione. “Immigrati stupratori” e “i nostri sono peggio” sono posizioni equivalenti.

Questo vale per lo stupro e anche per la sua narrazione, vale per il modo in cui lo raccontano i media e vale per i concetti misogini che circolano in abbondanza. Ve lo ricordate Abid Jee, quello che scrisse: “lo stupro è peggio all’inizio, dopo le donne diventano calme”? I commenti che sto leggendo a proposito dello stupro di Firenze lo fanno sembrare un dilettante. Delle ragazze americane viene scritto quanto segue: zoccole, troie, dovrebbero buttarle in un centro di neri arrapati, luride ubriache, chissà da che scimpanzé si sono fatte scopare, le hanno montate come capre, l’hanno fatto apposta, eccetera. Abid Jee è stato licenziato dalla cooperativa dove lavorava. Ora è indagato per istigazione a delinquere. Giustamente perché chi sbaglia deve pagare. Come dovrebbe pagare ognuna di queste persone.

Chi mi legge ormai lo sa: quando succedono fatti di cronaca che mettono in subbuglio la comunità ho l’abitudine di tastare la pancia della rete per capirne gli umori. Stasera ho intercettato questo post ovviamente e banalmente falso:

Lasciate perdere il richiamo alla Boldrini, talmente ripetitivo da diventare noioso. Lasciate perdere anche la foto ripescata da un repertorio del 2012. Smontare le bufale non serve a niente se non a mettere in guardia chi già è attento a evitarle. Ciò che mi interessa sono i commenti sotto la figura e vi invito, come al solito, a farci un giro per avere contezza del clima attuale o almeno di una sua parte.

Ditemi quale differenza sostanziale vedete rispetto al commento di Abid Jee. Spiegatemi perché dovrei considerare diversamente chi racconta lo stupro – pur con tutto il beneficio del dubbio – come “capre da montare” e chi lo racconta come “la donna dopo gode”.

È la stessa misoginia, lo stesso disprezzo delle donne e della loro autonoma vita sessuale. Se non ci stanno basta far entrare il pisello. Se ci stanno sono delle capre da montare. Se osano accusare qualcuno che è gerarchicamente sopra di loro – per esempio un maschio bianco – se la sono cercata. E se esagerano nel disattendere la gerarchia sono delle luride ubriache, delle zoccole bugiarde.

Capite? C’è una gerarchia precisa e va rispettata altrimenti non si è più vittime. Si può denunciare solo dall’alto verso il il basso, dal basso verso l’alto no. Perché a molta gente – checché cerchi di raccontare – non frega niente dello stupro in sé. Frega solo di poterlo sfruttare per la propria narrazione politica.

 

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Un pensiero su “Stupro, gerarchia e priorità

  1. Nina

    Mi è capitato più volte di trovarmi a dover leggere commenti di questo tipo e devo ammettere che queste ‘persone’ mi fanno paura davvero…cerco poi di razionalizzare e di dirmi che l’educazione è l’unico strumento ma poi temo che sì, possa esserlo ma solo per chi è già ricettivo e forse ci sono persone che invece non cambieranno mai semplicemente perchè non vogliono e più probabilmente perchè non sono in grado, è più semplice rimanere in superficie e galleggiare…

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