Stupro per stupro non è femminismo …e neanche dignità

Oggi un tizio ha scritto un post vergognoso di commento allo stupro di Rimini. Anzi, un attimo: non LO stupro ma GLI stupri perché sì, ce ne sono stati due, la ragazza polacca e la transessuale peruviana.

Il tizio – chiamatelo come volete ma mi disturba chiamarlo per nome – ha scritto questa frase sulla pagina del Resto del Carlino e  alcuni utenti hanno fatto lo screenshot prima che il post sparisse. La notizia è stata poi riportata da svariate testate.

Se, come sembra, la notizia è confermata il tizio ha scritto una cosa vergognosa degna non solo di indignazione ma di sanzione. Il tizio lavora – ormai lavorava – per la cooperativa Lai-Momo che in prima istanza ha comunicato:

«In merito al commento sulla pagina Facebook del Resto del Carlino concernente i gravissimi fatti di Rimini, abbiamo verificato e confermiamo che si tratta del profilo Facebook di un nostro dipendente. Ribadiamo la nostra ferma condanna delle affermazioni contenute in questo post, in quanto profondamente contrarie ai principi che sono alla base del nostro pensiero e del nostro modo di lavorare. Stiamo prendendo tutti i provvedimenti necessari e confidiamo di potervi aggiornare in merito al più presto».

Questa è stata la dichiarazione successiva in cui la cooperativa annunciava la sospensione ai termini di legge del soggetto: «In merito al commento apparso sulla pagina Facebook del Resto del Carlino concernente i gravissimi fatti di Rimini, abbiamo verificato che l’autore è un nostro dipendente (…).

La persona in questione, ovviamente agendo personalmente, ha espresso affermazioni che la nostra cooperativa condanna fermamente in quanto di una gravità inaudita e profondamente contrarie ai principi e valori che sono alla base del nostro pensiero e da sempre orientano il nostro modo di lavorare (…)

Al di là di ogni ferma condanna morale già espressa, riteniamo che questo comportamento abbia danneggiato gravemente la nostra immagine e abbiamo preso fermi provvedimenti, in base a quanto consentito dalla legge. Nel rispetto delle disposizioni vigenti e del CCNL delle Cooperative sociali, infatti, abbiamo avviato oggi una procedura disciplinare e contestualmente abbiamo sospeso il dipendente in via cautelativa da ogni attività lavorativa».

Come a volte mi capita di fare, sono andata a dare un’occhiata al profilo del tizio al centro della polemica. C’era già una canea di gente che invocava impalamenti, uccisioni, smembramenti e quant’altro. I più pensavano che fosse africano e davano per scontato che fosse anche nero. La bacheca era chiusa salvo due o tre post: la folla si era accanita su quelli.

Poi uno dei post è stato cancellato e si sono spostati tutti sull’altro incitandosi a vicenda. Infine è stato cancellato il profilo stesso e ora immagino che siano tutti lì a vagare per la rete, cercando qualcun altro da attaccare. In mancanza di meglio finiranno probabilmente sulla pagina della cooperativa.

Oggi qualcuno si chiede perché le donne – le femministe – non prendono posizione. Chi l’ha detto che non prendono posizione? Io l’ho presa. La mia posizione è questa: il commento è vergognoso e il personaggio più che censurabile. Ma mi dispiace, non finisce tutto qui: ci sono altre cose da dire oltre a condannare Abid Jee.

  1. Non prendono posizione: femministe che scrivono di altre femministe come se loro stesse non fossero femministe è una cosa che veramente non si può sentire.
  2. La gravità dei fatti: un idiota che scrive che le donne godono dello stupro è in grado di distogliere l’attenzione da uno stupro? Bisogna pensare che sia più grave una frase rispetto a un duplice stupro di gruppo?
  3. Lo stupro o gli stupri: lo stupro della trans è stato trattato mediaticamente come un fatto secondario. Bisogna pensare che lo stupro di una donna e lo stupro di una trans non siano sullo stesso piano?
  4. E infine, dulcis in fundo, la prova del nove: «vorrei che stuprassero tua moglie/sorella/figlia/madre». Forse non ve ne siete accorti ma nelle ore del pomeriggio è stato tutto un fiorire di auguri e di minacce di stupro. No, non solo contro il tizio ma di preferenza contro le sue parenti femmine.

Fatevi un giro nell’orrore e considerate che questa è una minima parte di quello che ho letto e che sono riuscita a salvare. Nel tempo che è passato prima che chiudessero tutto ne ho contati almeno 65 e non avevo nemmeno finito di scorrere tutti i flame. Uno dei commenti fa quasi tenerezza: «Qui in Italia abbiamo un’altra considerazione delle donne».

 

A chi chiede dove sono le femministe , io rispondo: sono qui. Siamo qui, ben piantate a terra, mentre diciamo che stiamo dalla parte della ragazza stuprata e della trans stuprata; siamo qui a condannare un tizio che scrive «lo stupro è peggio ma solo all’inizio»; siamo qui ad affermare che un duplice stupro di gruppo è un atto criminale; siamo qui a ribadire che lo stupro di una trans è grave quanto lo stupro di una donna; siamo qui a rifiutare il renvanscismo sulla pelle delle donne.

Già, perché gente che scrive «speriamo che le donne della tua famiglia subiscano lo stesso trattamento», «vai a stuprare quella troia di tua sorella», «ti stupro tua madre»,  non sta difendendo le donne, le sta minacciando e offendendo, trattandole come proprietà degli uomini e quindi comportandosi esattamente come il tizio contro cui si scaglia.

Le femministe sono qui, fuori da qualsiasi gabbia, e non vogliono avere niente a che fare con chi minaccia stupri per vendicare stupri. Ecco dove sono le femministe.

 

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11 pensieri su “Stupro per stupro non è femminismo …e neanche dignità

  1. paolam

    Rispondo alla domanda n. 3. Sì,lo stupro di una prostituta, perché quella trans in quel momento era una prostituta o prostituita, è percepito come “meno grave” rispetto a quello di una donna non in prostituzione. E’ facile capire perché: non solo perché l’aggressione e la violenza sessuale vengono considerati incidenti di lavoro, ma perché la prosti tuzione è essa stessa “stupro a pagamento” http://www.resistenzafemminista.it/rachel-moran-prostituzione-e-pornografia/

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      1. Mariarosa Cappellaro

        Ogni forma di stupro o violenza su qualinque essere vivente è ignobile. Non c’è scusa che tenga. Non mi reputo femminista, ma questo è il mio pensiero.

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    1. JC

      Non se accogliere il tuo intervento interpretandolo “alla lettera” o se leggervi dell’ironia. In ogni caso non mi risulta che la prostituzione sia riconosciuta come lavoro in Italia, in quanto illegale. Non credo nemmeno che una prostituta goda degli stessi trattamenti delle altre lavoratrici (comunque mai rosei) in materia di diritti, protezione istituzionale e garanzie. Quindi escluderei che si possa parlare (giuridicamente ) di incidenti lavorativi per una prostituta. Anche se mi sbagliassi su questo punto ciò non cambierebbe la natura dell’atto, né ne diminuirebbe la gravità. Aldilà del fatto che la questione delle condizioni di lavoro nella prostituzione, lungi dall’essere così irrilevante da dover far passare in secondo piano uno stupro, potrebbe essere al contrario un punto di partenza per pensarlo e condannarlo, mi sembra importante ricordare anche che se una donna si prostituisce ciò non l’obbliga a fornire prestazioni sessuali contro la sua volontà. Mai. Sarebbe come dire che una donna sposata ha l’obbligo di fornire prestazioni sessuali a suo marito anche quando non vuole, perché ha firmato un contratto di matrimonio, o che lo stupro di un uomo contro la moglie sarebbe più un “litigio coniugale” che un vero e proprio stupro, il che mi pare completamente maschilista, inaccettabile e pure assurdo. Che il tuo intervento sia ironico o serio il problema che solleva ci fa venire in mente che le discriminazioni e le condanne morali che dividono le donne sono molte e di diverso tipo, non solo c’è chi divide le “vere” donne da quelle “finte”, ma anche chi divide le buone dalle cattive, le sante dalle puttane per l’appunto. Uno stupro è uno stupro sempre.

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  2. ruminatiolaica Autore articolo

    Non so se tu, JC, ti riferisci al mio post. Per quanto mi riguarda lo stupro è un esercizio di potere e in quanto tale prescinde dall’attività, dal sesso e dall’orientamento sessuale della vittima. Quindi sì, considero stupro anche quello di una trans, di una prostituta etero, di una prostituta trans.

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  3. Martina Frammartino

    Ho letto solo alcuni dei commenti che inneggiavano a nuovi stupri, in questo caso contro le parenti del tizio di cui sopra (nemmeno io riesco a definirlo una persona), poi ho dovuto fermarmi per il disgusto. E sicuramente tutti loro, forti della loro indignazione, sono convinti di essere persone civili che vogliono solo giustizia, e che probabilmente si sono indignati come mi sono indignata io quando in Pakistan una ragazza sedicenne è stata stuprata, per volere del consiglio del villaggio, per punire il fratello dello stupro che aveva compiuto ai danni di una dodicenne. Ma da quando un torto raddrizza un altro torto? Se ci indigniamo per il Pakistan non dovremmo sognarci di proporlo in Italia.
    Il licenziamento del tizio comunque mi sembra una misura decisamente scarsa anche se è ovvio che la cooperativa non possa fare di più. Non è possibile incriminarlo per istigazione a commettere un reato? Sminuire così un reato, farlo passare come qualcosa di normale, non è sanzionabile per legge? (Se sì ovviamente incriminerei anche tutti gli autori dei commenti che hai postato). Se non è sanzionabile, non si può espellerlo dall’Italia come persona non gradita? E comunque, lui come fa a dire che poi diventa normale? Ha parlato tanto per parlare o ha un’esperienza di prima mano in materia? La polizia non può mostrare la sua foto, insieme a quella di altre persone, a tutte le ragazze e donne che hanno denunciato uno stupro compiuto da anonimi da quando lui vive in Italia e nella zona in cui vive?
    Un solo commento sull’altro stupro visto che il tuo post è su quegli esseri che sanno rispondere alla violenza solo con la violenza: uno stupro è uno stupro, indipendentemente da chi sia la vittima, e per uno stupro io non ammetto scusanti di nessun tipo.

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    1. ruminatiolaica Autore articolo

      Grazie per aver ricordato questo caso. Riporto la fonte originale http://www.bbc.com/news/world-asia-india-40731035

      Il tizio che ha fatto il commento sullo stupro mi repelle. Il problema però non credo sia solo di ordine legale. Forse, se denunciato, potrebbe essere accusato di apologia di reato, forse. Il problema è che stiamo parlando di un uomo, a quanto ho capito nato a Crotone, che considera le donne in funzione del proprio fallo. Io non so se la cultura in cui è cresciuto è quella pakistana o quella italiana: di lui si davvero poco.

      Quello che però penso è che non ci sia sostanziale differenza tra uno che dice «lo stupro è peggio ma solo all’inizio» e uno che dice «ti stupro tua madre». Le parole sono armi e queste lo sono più di altre. Ma purtroppo lo sono tutte: quelle del tizio e quelle che si leggono negli screenshot. Se gli utenti infoiati continueranno a fare sconcio dei social in questo modo, diventerà difficile distinguere e dunque condannare e dunque anche chiedere una sanzione.

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  4. Dario

    La violenza espressa dai commenti di coloro che pensano di saldare un torto non è alcuna novità. Stesso tenore nei commenti di coloro che pensano di condannare aspramente un qualunque comportamento umano oggettivamente deprecabile. Sia esso un furto, un omicidio, un tentato stupro

    Queste dinamiche di …pancia, ahimè mi fanno solo pensare che la famiglia, la scuola, e la società in senso lato, non hanno fatto un buon lavoro perchè il cittadino maturasse consapevolezza

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  5. Morgaine le Fée

    Del post volevo mettere l’accento su questo punto:
    “Oggi qualcuno si chiede perché le donne – le femministe – non prendono posizione. ”
    È un commento che leggo spesso, non solo sui (social)media italiani, ma anche quelli di lingua inglese e svedese. È praticamente una costante.

    Si parte da un fatto di cronaca che si vuole strumentalizzare (normalmente da parte di persone “di destra”), chiedendo dove sono le femministe, quando allo stesso tempo chi fa la domanda non si cura minimamente di verificare se “le femministe” effettivamente abbiano detto qualcosa.
    Nel caso degli stupri di Rimini, ad esempio, ricordo benissimo che nientedimeno Lorella Zanardo, una delle femministe italiane piú visibili, si era espressa immediatamente su Twitter condannando gli stupratori. Eppure un sacco di gente era in giro domandandosi dove fossero le femministe.

    Dietro questo comportamento io ci vedo un modo per delegittimare le lotte femministe, specialmente da parte di gruppi “al-right”. Si diffonde l’impressione che “le femministe” non facciano nulla, anzi difendano i porci immigrati (perché ció avviene spesso e volentieri quando gli stupratori sono “da fuori”), per poi insinuare, o anche dichiarare apertamente, che il femminismo ha rovinato la nostra civiltá e quindi le istanze femministe in toto vadano ignorate se non soppresse.
    Non per niente i movimenti di destra, in diversi Paesi, hanno nei loro programmi tutta una serie di limitazioni dei diritti delle donne.
    È una tendenza che vedo nei social media e che mi preoccupa non poco poiché c’é il rischio di ripercussioni a livello politico e legislativo.

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