Apologia dell’impermanenza

Apologia della perdita della memoria. Apologia della dimenticanza. Contro il predominio della memoria. Non saprei davvero come esprimere questo concetto. Fatto sta che ho cominciato a cancellare i post e le foto che accompagnano la mia attività sui social.

La memoria per funzionare non tiene tutto immagazzinato allo stesso livello. Alcune cose sono facilmente reperibili, altre vanno in latenza, altre ancora si perdono. Da quando FB ha cominciato a riproporre i ricordi, cioè i post degli anni passati, mi sono accorta che non tutto valeva la pena di essere ricordato. Alcune cose non parlavano più di me, altre erano del tutto trascurabili e passeggere. Altre ancora erano scritte in contesti talmente diversi da quello attuale da non essere più nemmeno intelligibili. Così ho deciso di cancellare perché penso che la selezione  dei ricordi sia un modo di rispondere alla nullificazione derivante dal ricordare tutto.

Come persona attiva sui social mi sono ritrovata a sentirmi vincolata da quello che ero, quasi incastrata da un modello che nel frattempo è cambiato. Quel modello di me poteva piacere ma nessuno di noi è indispensabile. Quando qualcuno muore, sui social continua a esistere un fantasma della sua identità tenuta in vita dagli amici e dalle persone care. Però non ci vuole una grande attenzione a notare che spesso ci sono persone che scompaiono dalla nostra timeline e non cambia assolutamente nulla. Si trovano nuovi equilibri, si acquisiscono nuovi contatti e tutto va avanti.

Lasciare che le cose si perdano è naturale, umano. Ogni cosa esistente è impermanente. Sì, cancello i post perché mi piace l’idea che le parole scritte si perdano come si perdono quelle pronunciate. La memoria non trattiene tutto ma fa selezione. Se il social è la memoria indistinta, la mia decisione agisce come selezione. E la selezione è anche perdita. Chi lo sa se quei post che ho cancellato erano ancora utili. È un rischio che corro di fronte a un’alternativa preferibile: cercare strade nuove per arrivare agli stessi punti con una consapevolezza diversa.

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3 pensieri su “Apologia dell’impermanenza

  1. Eleonora Galliani

    Certo era più carino e stimolante quando fb proponeva immagini degli amici che magari ci erano sfuggite. Questa autoreferenzialità invece è bolsa e inutile, soprattutto x me che uso fb come un ARCHIVIO LEGGERO (ogni cartella è un titolo, ogni post un capitolo, ogni commento un aggiornamento) affiancato a quello ormai colossale del mio privato ‘ordinateur’. Fb ripropone cose spesso insignificanti, ma anche no: semplicemente non le condivido, e nessuno le rivede. Quanto al disorso MEMORIA beh, mi sono accorta che x i non credenti ha una valenza molto più preponderante che x i credenti. Per un ateo ogni cosa non custodita muore definitivamente, non ha una seconda chance ultraterrena. Deve quindi valutare con cura, l’ateo, cosa destinare all’oblio. Così capita che anche piccoli eventi (propri o dei propri cari) non lo meritino, se solo c’è la possibilità di conservarli. Diceva il poeta: “lascia fare alla vita questa vecchia fatica, siam feriti quanto basta”, frase che io adatterei al nostro discorso sostituendo la parola ‘feriti’ con ‘dimenticati’.

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  2. ilariasabbatini Autore articolo

    Trovo che il discorso credenti/atei non c’entri. L’idea che un credente affidi tutto a un’altra vita dopo la vita è una semplificazione e con la memoria c’entra poco. Semmai il discorso del diritto all’oblio fa riferimento al buddismo che non è una religione ma una filosofia. Se per autoreferenzialità ti riferisci al mio blog non vedo cosa ci sia di autoreferenziale nel tenerne uno. Semmai non capisco perché tu ti senta in diritto di spiegarmi come devo comportarmi riguardo ai miei stessi ricordi. Se per autoreferenzialità ti riferisci invece al fatto che cancello i post dove tu hai scritto qualcosa stai tranquilla, non ti ho rubato niente credimi. I tuoi pensieri sono ancora tuoi e sono ancora lì: non li hai consegnati a me. Del resto è più di un anno che ho reso privati una serie di post rendendoli di fatto inaccessibili ma il problema è sorto solo quando ho palesato l’intenzione di cancellare 🙂

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  3. Eleonora Galliani

    Certo era più carino e stimolante quando fb proponeva immagini degli amici che magari ci erano sfuggite. Questa autoreferenzialità invece è bolsa e inutile, soprattutto x me che già uso fb come un ARCHIVIO LEGGERO (ogni cartella è un titolo, ogni post un capitolo, ogni commento un aggiornamento), affiancato a quello ormai colossale del mio privato ‘ordinateur’. Fb ripropone cose spesso insignificanti, ma anche no: semplicemente non le condivido, e nessuno le rivede. Quanto al discorso MEMORIA beh, mi sono accorta che x i non credenti ha una valenza molto più preponderante che x i credenti. Per un ateo ogni cosa non custodita muore definitivamente, non ha una seconda chance ultraterrena. Deve quindi valutare con cura, l’ateo, cosa destinare all’oblio. Così capita che anche piccoli eventi (propri o dei propri cari), apparentemente di scarso valore, non lo meritino, se solo c’è la possibilità di conservarli. Diceva il poeta: “lascia fare alla vita questa vecchia fatica, siam feriti quanto basta”, frase che io adatterei al nostro discorso sostituendo la parola ‘feriti’ con ‘dimenticati’.

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