Gli hotel agli immigrati

Un estratto di una inchiesta del Post sui luoghi dove vengono ospitati gli immigrati


Il Populista parla dell’hotel Kulm di Portofino, in Liguria: che è un albergo quattro stelle oggi chiuso ricavato in un’antica villa sulla costa di cui viene anche mostrata una bella foto, ma che non ha mai ospitato migranti (come con una strana giravolta sembra riconoscere anche l’articolo) e che non li ospiterà mai, ha spiegato al Post Paolo Pezzana, sindaco di Sori e responsabile immigrazione di Anci Liguria. Non c’è mai stato nemmeno il progetto di avere migranti al Kulm, ha spiegato Pezzana, e se ne era parlato solo perché l’albergo – chiuso dal 2013 e senza prospettive di riapertura a breve termine – era stato inserito dalla prefettura in un elenco preliminare di strutture eventualmente utilizzabili per i migranti. Per la proprietà – Unipol, oggi – non ci sarebbe nessun vantaggio nell’ospitare migranti al Kulm (un albergo troppo costoso da gestire senza prospettive di guadagno importante, dice Pezzana), e requisire l’albergo comporterebbe per la prefettura costi altissimi perché andrebbe previsto anche un indennizzo per la proprietà a prezzi di mercato.

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(Una foto del Kulm di Portofino usata dal Populista: nessun richiedente asilo è mai stato ospitato in questo albergo)

Un altro esempio è il Nigahotel di Azzano Mella, in provincia di Brescia, sulla strada provinciale che unisce la tangenziale di Brescia con la provincia di Cremona: nell’articolo del Populista è quello di cui si vede una bella stanza con letto a baldacchino, di cui altro non viene raccontato ma la foto è sufficiente a suggerire che i migranti siano accolti in stanze del genere. Marco Riva, proprietario del Nigahotel, ci ha spiegato la situazione nel suo albergo mostrandoci le strutture. Al Nigahotel sono ospitati circa 60 migranti dopo che Riva ha vinto un bando della prefettura di Brescia che cercava strutture idonee a ospitare richiedenti asilo in attesa di avere risposte sulla loro domanda di protezione internazionale.
Riva ha diviso il suo albergo in due parti, chiudendo i corridoi con porte e cancelli in ferro battuto. Alcune delle stanze, 12 su 28, sono state riadattate per accogliere i richiedenti asilo mandati dalla prefettura: gli arredamenti dell’albergo (ristrutturato tutto nel 2013) sono stati sostituiti con letti a castello di ferro, di quelli che si trovano negli ostelli per la gioventù, economici tavoli di legno e armadi. Ogni camera ha quattro o cinque letti, a seconda della sua metratura, e il bagno. Con i circa 35 euro quotidiani a persona di rimborso previsto dalla prefettura, al Nigahotel i migranti sono alloggiati in camere quadruple con letti a castello, con un servizio di internet wifi (un obbligo richiesto dall’accordo con la prefettura) e una televisione (che non è invece un obbligo). Le pulizie vengono fatte per lo più dagli ospiti e quando occorre da una società. Per lavare i vestiti c’è una zona lavanderia, mentre le lenzuola vengono lavate una volta alla settimana.

Al Nigahotel il Post ha visto le camere usate dai richiedenti asilo, senza poterle fotografare: pulite e dignitose, disordinate di borse, scarpe e vestiti, di certo non lussuose. Quella nella foto mostrata dal Populista non è destinata ai migranti: si trova nella parte dell’albergo ancora aperta al pubblico – dove le camere sono ancora arredate “da albergo” – e Riva spiega che viene usata spesso dalle coppie che tengono il ricevimento nuziale nel vicino ristorante. Le camere ancora aperte al pubblico al Nigahotel vanno dai 65 euro ai 95 euro a notte.

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(Il Nigahotel di Azzano Mella – Il Post)

Una situazione simile a quella del Nigahotel c’è all’Hotel Rosa dei Venti di Venturina, in provincia di Livorno: è un tre stelle ancora aperto al pubblico che a fine agosto, quando il Post ha parlato con la gestione, aveva 70 ospiti paganti per la stagione turistica e 20 migranti (a cui, per esempio, non è concesso l’uso della piscina dell’albergo). Anche il Venetian Hostel di Monselice, in provincia di Padova, ospita alcuni migranti insieme ai consueti clienti: è un ostello comunale, economico. L’Hotel Myriam di Lignano è un tre stelle che durante la stagione invernale del 2014 e del 2015 ha ospitato dai 60 ai 100 migranti in collaborazione con la Croce Rossa e la prefettura: il proprietario definisce la sua struttura “modesta ma dignitosa”.

Del Plaza Hotel di Varese il Populista mostra una foto dell’ingresso: sei persone sotto l’insegna dell’albergo e la targa che ne indica le tre stelle visibile sulla sinistra. Il Plaza Hotel di Varese, però, non esiste più: l’albergo ha chiuso nel 2012 e dal maggio scorso la struttura, una palazzina di nessun pregio sulla strada che collega Varese e Masnago, è stata presa in affitto dalla Onlus Fondazione Progetto Arca di Milano che ha vinto un bando dello scorso aprile della prefettura di Varese e che ora ospita 70 persone. Il direttore della Onlus Alberto Senigallia ha spiegato che quando hanno preso in affitto il vecchio Plaza, dell’arredamento dell’albergo non era rimasto niente se non pochi tavoli: le camere in cui sono ospitati i migranti ora sono delle quadruple con letti a castello di ferro (le foto sono della Fondazione Progetto Arca). Le pulizie ordinarie in camera sono fatte dagli ospiti insieme a un addetto, vestiti e biancheria del letto vengono ritirati e lavati una volta a settimana. La foto usata dal Populista è probabilmente del 2011, quando l’albergo ormai in fase di chiusura ospitò già per qualche mese dei migranti.

 

In situazioni simili ci sono diverse altre strutture. L’Hotel Genziana di Prada, una frazione dei comuni di Brenzone e San Zeno di Montagna in provincia di Verona e isolato dal centro, è un vecchio due stelle chiuso da tempo e requisito nel 2015 dalla prefettura per ospitare 80 migranti: l’albergo aveva invece 31 posti letto in 17 stanze, c’è stato quindi un notevole aumento del numero dei letti in ogni camera (il numero dei letti che possono essere usati per i richiedenti asilo dipende dalla metratura delle camere, secondo disposizioni della prefettura). Al Post, che ha parlato con i responsabili della cooperativa che gestisce l’albergo, non è stato concesso di visitarne l’interno.

L’Hotel Villa San Francesco di Orta San Giulio, in provincia di Novara è chiuso da anni ed è stato preso in affitto dalla Onlus Versoprobo e ora ospita 99 persone. C’è il wifi, una televisione in spazio comune, un parco. L’Hotel Belvedere di Corleone è un ex albergo a tre stelle: non siamo riusciti ad avere informazioni precise sulle condizioni della struttura dalla cooperativa che lo gestisce, ma un operatore che ci lavora ci ha spiegato al telefono che sono ospitati circa 60 richiedenti asilo: c’è una piscina, come mostra la foto del Populista, ma è stata chiusa quando l’albergo è diventato un centro per migranti e non è dunque utilizzabile. L’Hotel Domus Adele, di Vicenza, era un due stelle che ha cominciato ad accogliere migranti nel 2011 quando gli affari andavano male e funziona come centro di primo arrivo per i richiedenti asilo; l’Hotel Il Canovadi Sandrigo, in provincia di Vicenza, è stato un quattro stelle, poi ha chiuso per diversi problemi anche strutturali che non lo rendevano utilizzabile come un quattro stelle, è stata avviata una procedura fallimentare e dopo qualche anno è stato rilevato e gestito da una società che oggi ci ospita 102 migranti (tra loro una decina di bambini): non c’è alcuna piscina e c’è il wifi. L‘Hotel Villa Mokarta è un tre stelle a Salemi, provincia di Trapani, che ospita 120 migranti in accordo con la prefettura locale: il gestore, Salvatore Cascia della fondazione ARCA (che non ha nessuna relazione con l’omonima Onlus di Milano), ha spiegato al Post che l’albergo è di livello “medio”, che ci sono il wifi e la televisione negli spazi comuni e che la piscina c’è ma è stata chiusa per ragioni di sicurezza.

 

 

“Togliere posti ai turisti
L’articolo del Populista sostiene anche che l’accoglienza dei migranti negli alberghi venga gestita a spese dei turisti da parte degli albergatori, lasciando intendere che gli albergatori guadagnino dall’ospitare migranti nei loro alberghi sottraendo posto ai turisti e danneggiando l’economia. I due aspetti, come ha potuto verificare il Post, sono in effetti collegati ma in un opposto rapporto di causa ed effetto: il giro di affari derivante dal turismo negli ultimi anni è calato per molti alberghi e ospitare i migranti sembra essere diventato per molti albergatori un modo di far sopravvivere le loro imprese in difficoltà, persino conservando posti di lavoro.

Marco Riva, proprietario del Nigahotel, ha cominciato per esempio a ospitare richiedenti asilo nel 2011 dopo che la prefettura di Brescia aveva minacciato di requisire alcune strutture turistiche sul lago d’Iseo, offrendo in accordo con la Federalberghi locale alcune camere nella sua struttura i cui affari non andavano più benissimo. Il Nigahotel si trova in una zona industriale poco fuori Brescia che ha subito gli effetti della crisi economica facendo calare anche il lavoro per le strutture ricettive della zona: Riva, che si definisce «un leghista della prima ora», dice che ospitare i migranti è stato un naturale adattamento ai cambiamenti del mercato. Non ci sono più turisti o rappresentanti, ci sono i richiedenti asilo.

Dal 2011 il numero di migranti ospitati è cresciuto, Riva ha creato due società e una cooperativa per gestire l’accoglienza dei richiedenti asilo, ha assunto 42 persone e ora ospita in tutto circa 300 persone su 16 strutture della provincia che stavano attraversando momenti di affari difficili o che avevano già chiuso. «Salvini e Maroni» dice Riva, «non hanno capito niente di come si gestisce l’immigrazione», criticando l’ostracismo da parte di alcune istituzioni verso chi ha fatto scelte come la sua e citando strampalate richieste di destinare più camere per accogliere i turisti di EXPO ad alberghi che si trovavano a due ore di auto dalla fiera di Rho che ha ospitato EXPO.

L’albergo Stella di Bormio, citato dal Populista, anche in altri articoli su alcuni richiedenti asilo che erano stati “alle terme di Bormio”, si trova in condizioni anche peggiori: il gestore della struttura aveva raccontato di aver scelto di ospitare richiedenti asilo per evitare di dover chiudere e licenziare il suo personale, citando un drastico calo nel numero dei suoi ospiti negli ultimi anni. Il gestore del Mokarta di Salemi ha raccontato cose simili: la conversione della struttura a CAS – Centro di Accoglienza Straordinaria – è stata fatta a inizio 2014 dopo che per anni il numero calante e la discontinuità delle prenotazioni aveva reso molto difficile la gestione dell’albergo.

Tra gli altri alberghi o ex alberghi citati dal Populista su cui il Post è stato in grado di fare verifiche non ci sono casi di albergatori che abbiano deciso di ospitare richiedenti asilo a scapito di richieste turistiche e solo in pochi casi, l’hotel Rosa dei venti e ilVenetian Hostel, i richiedenti asilo sono ospitati in strutture ancora aperte al pubblico e comunque in minoranza rispetto al numero degli ospiti totali. In tutti gli altri casi i richiedenti asilo sono ospitati in strutture che avevano già chiuso al pubblico e che molto spesso sono state prese in affitto da cooperative e Onlus che le hanno riaperte per ospitare i richiedenti asilo.

Sui giornali locali si trovano notizie di alcuni problemi legati al Venetian Hostel di Monselice, in provincia di Padova. La cooperativa che gestisce i migranti al Venetian Hostel, Ecofficina, non ha risposto alle richieste di informazioni. Dai giornali locali risulta che Ecofficina gestisca oltre 1.500 richiedenti protezione sul territorio. I responsabili di Ecofficina sono attualmente indagati dalla procura di Rovigo per maltrattamenti in relazione ai richiedenti ospitati all’hotel Maxim di Montagnana per fatti avvenuto nel dicembre 2014 e sono indagati anche dalla procura di Padova per truffa e falso. In questa vicenda è coinvolta anche una funzionaria della Prefettura di Padova che ha ricevuto un avviso di garanzia per turbata libertà degli incanti e falsità materiale commessa da pubblico ufficiale.

(Una camera dell’Hotel Villa San Francesco – Foto: Cooperativa Versoprobo)

(Una camera dell’Hotel Villa San Francesco – Foto: Cooperativa Versoprobo)


Rassegna stampa

I posti dove ospitiamo i migranti

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