Bimbi sperduti. Noi e i bambini dimenticati in macchina

Sono qui al buio, in silenzio, ho finito di lavorare e rimugino. In questi giorni si parla della bambina dimenticata in macchina, delle 4 ore che c’è rimasta, della sua morte, delle responsabilità e se sia vero o no che potrebbe capitare a tutti. Non so dare una risposta e francamente l’argomento non mi appassiona. Da un punto di vista pratico mi interessa di più che si possano evitare nuovi disastri.

Più che fare un’analisi psicologica su una tragedia come quella − peraltro senza averne gli strumenti e senza conoscere i dati − mi chiedo se non sarebbe meglio cominciare a pensare: “Ehy, perché non adottiamo un bel sistema di allarme come quelli che si usano in domotica o negli antifurti? Perché non lo rendiamo obbligatorio com’è stato reso obbligatorio il seggiolino?”. Dopo potremmo anche continuare a discutere per tutto il tempo che vogliamo ma i bimbi sarebbero vivi.

Nel migliore dei mondi possibili i genitori non dimenticano i bambini in auto e hanno sempre qualcuno su cui contare nel caso siano in difficoltà. Nei mondi mediocri come il nostro per le auto con seggiolino dovrebbe essere obbligatorio il sistema di allarme che avverte se il bambino è seduto. Forse sono io che non ci arrivo ma perché una cosa del genere, così semplice, che già esiste, non è ancora obbligatoria? Perché non si fanno delle multe a chi non usa il sistema di sicurezza per il bebé? Leggo dal sito di Leonardo, che mi ha segnalato Roberta, di un sistema di allarme che suona se nel seggiolino è seduto il bebè e il genitore estrae la chiave d’accensione.

Leggo sul Corriere, per fare un altro esempio, che degli studenti di Bibbiena hanno pensato un seggiolino che si attiva quando il motore viene spento e la portiera del guidatore viene aperta. Prima abbassa i finestrini (la maggior parte dei bimbi muoiono per soffocamento), poi fa lampeggiare le quattro frecce e suona il clacson. Infine manda una serie di messaggi a un numero di telefono. E se questi sistemi ancora non bastano studiamone un altro ancora più sicuro. Non capisco che stiamo aspettando.

Questo è il mio unico punto fermo: prima usiamo l’estintore e poi ragioniamo su come è partito l’incendio, non viceversa. Facciamo sì che i bambini siano al sicuro poi intavoliamo tutte le discussioni che vogliamo. Altrimenti capiterà che un altro bambino rimanga in auto sotto il sole, capiterà che si senta male o che muoia, capiterà che saremo ancora lì a chiederci qual è il livello di colpa dei genitori, se può succedere a tutti o se ne siamo esenti. Ritengo in tutta onestà che discutere su questo piano sia fuorviante. Anche ammesso che trovassimo un punto in comune, questo non cambierebbe le cose. Non solo non riporterebbe in vita i bambini morti ma non impedirebbe di far morire altri bambini.

Sarebbe positivo che le case automobilistiche, e il codice stradale, ragionassero come se certe problematiche riguardassero tutti. Come se tutti quelli che hanno un seggiolino in auto potessero commettere l’errore fatale. Poi al 99% delle persone non succederà nulla. Ma non puoi sapere  se fai parte del 99% o dell’1% della popolazione prima che ti succeda.

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Questa è la proposta di legge per il seggiolino salva bimbi

Questo è l’articolo che è valso il premio Pulitzer a Gene Weingarten, giornalista del Washington Post sui casi sempre più frequenti di bambini morti per ipertermia Fatal Distraction_ Forgetting a Child in the Backseat of a Car Is a Horrifying Mistake

Questo l’articolo italiano che spiega il lavoro di cui sopra I bambini dimenticati in macchina

NB. Questo è stato inserito a titolo puramente esemplificativo

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