Il Corano e il Vangelo. Cosa ha detto veramente il Papa

Se volete sapere cosa ha detto veramente il Papa sull’islam leggete la stampa cattolica e magari i giornali che hanno diffuso l’intervista: La croix in questo caso. Mica per altro: se ci costruite sopra delle analisi e poi la fonte era sbagliata voi avete perso tempo e lo fate perdere anche a chi vi legge. Su questi temi è sempre meglio consultare Avvenire, L’osservatore romano o altre testate analoghe prima di sbilanciarsi.

Sulla polemica non sto a perdere tempo: ognuno ne pensi quel che preferisce. Sta di fatto che il Papa dice cose di grandissimo interesse perché va al cuore del problema: cerca di rispondere alla questione della ipotetica violenza strutturale dell’Islam:

«Io non credo che ci sia oggi una paura dell’Islam in quanto tale ma del Daech [Isis n.d.r.] e della sua guerra di conquista ispirata in parte dall’islam. L’idea di conquista è inerente all’anima dell’Islam, è vero. Ma si potrebbe interpretare con la stessa idea di conquista la fine del vangelo di Matteo o Gesù che invia i suoi discepoli in tutte le nazioni.

Davanti all’attuale terrorismo islamico, converrebbe interrogarsi sul modo in cui è stato esportato un modello di democrazia troppo occidentale nei paesi dove c’era un potere forte, come in Iraq. O in una Libia dalla struttura tribale. Non si può andare avanti senza tenere conto di questa cultura. Come diceva un libico qualche tempo fa: “Un tempo avevamo Gheddafi, adesso ne abbiamo 50!”.

In fondo, la coesistenza tra cristiani e musulmani è possibile. Io vengo da un paese dove essi coabitano in pace. I musulmani venerano la Vergine Maria e San Giorgio. In un paese africano mi è stato riferito che per il Giubileo della misericordia, i musulmani fanno a lungo la coda alla cattedrale per passare la porta santa e pregare la Vergine Maria. In Centro Africa, prima della guerra, cristiani e musulmani vivevano insieme e lo devono reimparare oggi. Anche il Libano mostra che ciò è possibile».

Testo originale:

«Je ne crois pas qu’il y ait aujourd’hui une peur de l’islam, en tant que tel, mais de Daech et de sa guerre de conquête, tirée en partie de l’islam. L’idée de conquête est inhérente à l’âme de l’islam, il est vrai. Mais on pourrait interpréter, avec la même idée de conquête, la fin de l’Évangile de Matthieu, où Jésus envoie ses disciples dans toutes les nations.

Devant l’actuel terrorisme islamiste, il conviendrait de s’interroger sur la manière dont a été exporté un modèle de démocratie trop occidentale dans des pays où il y avait un pouvoir fort, comme en Irak. Ou en Libye, à la structure tribale. On ne peut avancer sans tenir compte de cette culture. Comme disait un Libyen il y a quelque temps : « Autrefois, nous avions Kadhafi, maintenant, nous en avons 50 ! »

Sur le fond, la coexistence entre chrétiens et musulmans est possible. Je viens d’un pays où ils cohabitent en bonne familiarité. Les musulmans y vénèrent la Vierge Marie et saint Georges. Dans un pays d’Afrique, on m’a rapporté que pour le Jubilé de la miséricorde, les musulmans font longuement la queue à la cathédrale pour passer la porte sainte et prier la Vierge Marie. En Centrafrique, avant la guerre, chrétiens et musulmans vivaient ensemble et doivent le réapprendre aujourd’hui. Le Liban aussi montre que c’est possible».

Fonte: http://www.la-croix.com/Religion/Pape/Pape-Francois-Il-faut-integrer-les-migrants-2016-05-16-1200760525

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