Se l’è maiala

È partita la campagna #nessunascusa in relazione alla sentenza per i fatti della Fortezza da Basso del 26 luglio 2008. Ci ho pensato molto, ho letto la sentenza, ho letto ciò che ha scritto la ragazza, ho letto ciò che ha scritto uno dei ragazzi, ho letto le opinioni di chi ha commentato sul mio blog, ho letto le opinioni sui giornali. E ho considerato tutti come potenziali vittime e non come potenziali colpevoli.

Non è stata una cosa semplice: i testi di tipo legale non sono proprio agevolissimi, ma era un impegno doveroso anche solo per smentire il luogo comune di chi ritiene che i lettori, come me, si facciamo le opinioni per pregiudizio, senza nemmeno leggere. È vero spesso questo succede, ma nel mio caso no: ho letto di tutto, anche quello che mi costava fatica, quello che trovavo sgradevole o quello che mi sembrava inadeguato. Ho letto solo cercando la coerenza interna delle frasi, dei discorsi, delle ipotesi.

Ovviamente non ho avuto accesso alle carte processuali perché non essendo coinvolta nel caso non ne ho facoltà. Ed è giusto così: è una forma di tutela verso le persone coinvolte. Poco importa se siano le vittime o gli imputati: hanno comunque dei diritti che non decadono in nessun caso. È bene ricordarlo.

Mi ci è voluto parecchio per arrivare a questa conclusione. Non desidero conoscere la ragazza perché non voglio essere influenzata nella mia opinione. È indifferente che io provi o meno simpatia per lei perché è evidente che, in qualunque caso, lei ha diritto a una tutela ed è fondamentale che le sia fornito tutto il supporto e tutto l’aiuto necessario. Non desidero conoscere nemmeno i ragazzi perché ho l’impressione che non si rendano conto di quello che è successo. E forse  è veramente questa la cosa più grave.

Ci sono delle asimmetrie profonde nelle considerazioni che sono state fatte su questo caso. Non parlo più soltanto della sentenza ma anche delle opinioni che sono state espresse in varie sedi. Qualcuno, per sfuggire anche alla minima ombra di femminismo, si è fatto prendere da un impeto di ipercorrettismo del politically correct. Il mio professore di storia della lingua, ci raccontava il caso di alcuni scriventi toscani: dopo essere stati redarguiti per la pronuncia de “il bimbo sarta” erano diventati talmente zelanti da dire “vado dalla salta per farmi fare un vestito”. Sforzo ammirevole, risultato sbilanciato. In taluni giudizi è successo qualcosa di simile: invece di guardare alla coerenza o incoerenza del racconto si è praticato un eccesso di zelo antifemminista. È vero c’è stata una gogna mediatica per i ragazzi imputati. Ma va anche detto che la vita della ragazza è stata messa in piazza molto più del necessario. Veramente molto, molto più del necessario. Ed è vera anche un’altra cosa: probabilmente i ragazzi pensano di non aver fatto niente di male. Forse è proprio questo l’elemento più grave.

Oggi più che mai, prendendo spunto dal dibattito per il caso della Fortezza ma cercando di superarlo in una prospettiva di lunga durata, ritengo sia fondamentale ribadire alcuni concetti per stabilire il limite tra il diritto e l’abuso:

  • Dolk - Sex dollUna donna è ubriaca e non deve essere toccata
  • Una donna è mezza nuda e non deve essere toccata (ci penseranno le autorità a multare)
  • Una donna cavalca un toro meccanico e non deve essere toccata
  • Una donna mostra le mutande e non deve essere toccata
  • Una donna si presta a film erotici e non deve essere toccata
  • Una donna è “maiala” (cito dalla sentenza: «se l’é maiala…») e non deve essere toccata
  • Una donna é promiscua e non deve essere toccata senza un’espressa volontà
  • Una donna può di sfiorare il rapporto sessuale e ha il diritto di tirarsi indietro in qualsiasi momento
  • Una donna ha inoltre il diritto di andare a letto con il primo partner e di rifiutare il secondo

Ovviamente vale anche l’equivalente maschile che, seppur non documentato, sta cominciando a emergere. Parlo di uomini che in età giovanile hanno sentito l’obbligo morale di avere rapporti con le ragazze anche se avevano perso ogni desiderio. Secondo la vulgata è così che si devono comportare gli uomini: mai rinunciare, mai mostrare debolezza, ma essere meno che testosteronici. In una parola alcuni uomini sentono che non possono tirarsi indietro nemmeno se non hanno voglia di fare l’amore. Allora diciamo anche questo: gli uomini possono rifiutare di avere rapporti sessuali, gli uomini possono fare petting e nonostante questo possono tirarsi indietro in qualsiasi momento: ciò è assolutamente legittimo. O il rapporto sessuale è completamente consensuale e voluto da entrambe le parti oppure non è.

Dico questo non perché sono femminista: non potrei esserlo nemmeno  anagraficamente. Sono nata e cresciuta dopo il femminismo e francamente non ne condivido nemmeno tutti gli sviluppi attuali ma questa è un’altra faccenda.  Dico questo perché scindo il linguaggio verbale (o non-verbale) e simbolico di una persona dalla espressione palese di assenso. Deve essere chiaro, senza ombra di dubbio, che le persone coinvolte sono consensuali. Tant’è vero che il punto più dibattuto è proprio quello dell’ubriachezza perché l’ubriachezza può inficiare la capacità di esprimere consenso.

Non capisco la scelta di ritenere i due buttafuori inattendibili perché condizionati dai sensi di colpa indotti dal clamore mediatico. Sensi di colpa per cosa? Se la ragazza fosse stata lucida, come si presuppone, i buttafuori non avrebbero avuto alcun motivo di provare sensi di colpa. Era lucida, era consenziente e dunque perfettamente capace di esprimere la sua volontà. Perché i buttafuori, avendola vista perfettamente presente a sé stessa e padrona della situazione, avrebbero dovuto sviluppare un “postumo senso di colpa”? A me non sembra coerente sul piano logico.

Anche l’idea delle redenzione della ragazza, pentita e piena di vergogna, contrasta con l’immagine libertina che ne è stata tratteggiata. Lucida, disinibita, promiscua, presente a sé stessa, consenziente: perché avrebbe dovuto sentire improvvisamente un bisogno di redenzione per una gang bang? Una ragazza che gira film spinti – con elementi di perversione  – perché dovrebbe vergognarsi di aver avuto un rapporto multiplo in cui era del tutto consenziente? Cito: «Film splatter intriso di scene di sesso e di violenza che aveva mostrato di reggere senza problemi».  E altrove: «Scene di sevizie, violenze e perversione».

Appunto: perché una che regge senza problemi scene di sesso, violenza, sevizie e perversione, improvvisamente si vergogna che diventi risaputa la sua partecipazione a una gang bang? Simulare lo stupro le avrebbe forse restituito una nuova innocenza rispetto al film che aveva girato? Avrebbe cancellato il pensiero dei comportamenti che aveva avuto? In che contorto modo avrebbe potuto verificarsi il ripristino della sua buona fama?

Ho fatto un film spinto, sono stata promiscua, ho avuto rapporti sessuali in un luogo pubblico, ho fatto sesso con il mio fidanzato e con i suoi amici singolarmente, sono conosciuta per essere “maiala” (cit.), mi ubriaco in varie occasioni, vomito e do spettacolo in tutti i modi, pratico una fellatio nel gabinetto, faccio una gang bang… ma l’unica cosa di cui mi vergogno è che quest’ultima cosa si venga a sapere. Non le decine di cose prima, ivi compreso un film spinto e un coito in pubblico, ma proprio l’ultima.

Il film a cui lei aveva partecipato, era fatto per essere visto, fosse anche da pochi eletti. Si sarebbe certo saputo della sua partecipazione, come di fatto è stato. La ragazza «aveva mostrato di reggere senza problemi», dice la sentenza. E allora? Per quel che ne so non è mica un reato. Anzi direi che è questa capacità di “reggere” che solleva dei dubbi: se aveva retto a tutto perché di punto in bianco si è posta quei problemi che non si era mai posta prima?

Non mi importa che si sappia che mi presto a film spinti, che regalo fellatio, che vado con questo e con quello, che faccio sesso in piazza ma mi sconvolge che si sappia che in una specifica occasione ho fatto sesso di gruppo. Di tutto il resto me ne frego ma proprio di quel preciso, esatto comportamento no. E badate bene: non mi da noia farlo, il sesso di gruppo, mi da noia che si sappia. È esattamente questo il nocciolo del problema: dov’è andata a finire la coerenza in tutto questo discorso?

La reazione di pentimento e vergogna attribuita alla ragazza contrasta con la possibilità di un rapporto sessuale multiplo, lucido e consenziente. Tanto più per una ragazza che fino a quel momento aveva dimostrato di non avere freni inibitori. La ragazza, per di più, non era solo disinibita ma come afferma la sentenza era “un tipo non facilmente condizionabile”. Se le ragazza era disinvolta, disinibita e sicura di sé non si capisce perché poi abbia sentito il bisogno di mentire dopo una gang bang in cui si era divertita. Per vergogna? E perché mai? Di una gang bang ne è conoscenza solo chi partecipa. La notizia non avrà mai il potenziale di diffusione che può avere un video.

Dunque lei avrebbe dovuto essere disinibita, promiscua, sicura di sé, capace di reggere senza problemi a scene di sesso, violenza, sevizie e perversione, ma poi provare un improvviso pudore dopo una gang bang consensuale. Sul piano logico la cosa è assai poco convincente. È solo dopo tutti questi ragionamenti che sono arrivata alle mie conclusioni. E le mie conclusioni sono che quel “ma poi” non è una risposta accettabile.

Il comportamento sessuale della ragazza può piacere o non piacere ma non tocca a noi giudicarlo. La promiscuità non è sanzionata dalla legge, la pornografia non é illegale e tanto meno il soft-porno, l’infedeltà tra fidanzati non è reato. L’unica cosa sanzionabile poteva essere quel rapporto sessuale in piazza ma anche qui erano stati in due ad averlo: una donna e un uomo. Quello che faceva la ragazza del suo corpo, come gestiva le sue storie sentimentali, il modo in cui si vestiva non ci riguarda ci riguarda affatto.

Come lei si comportava non può essere considerato un incoraggiamento a dare per scontato l’assenso della ragazza. Quello che è accaduto a tutti i livelli, passetto dopo passetto, non è stato altro che uno scivolamento semantico da un “No basta, lasciatemi stare” a un “Se l’è maiala…” per arrivare a un tacito consenso. In tutta onestà, nessuna scusa.

Ilaria Sabbatini

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Immagini della manifestazione alla Fortezza da Basso del luglio 2015. Foto: Luca Mantelli

In questo blog leggi anche:

L’assoluzione per lo stupro della Fortezza da Basso

Le zozzette

Sentenza definitiva per i fatti di Firenze del 26 07 2008

Disegno:

Dolk, Sex doll, murale

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