L’assoluzione per lo stupro della Fortezza da Basso

In questi giorni è stata resa pubblica la sentenza di assoluzione in appello dei sei accusati per stupro di gruppo. I fatti riferiti sarebbero avvenuti a Firenze, presso la Fortezza da Basso, il 26/7/208. La sentenza riporta la data del 4/3/2015: è possibile leggerla sul blog Al di là del buco.

Ho letto tutta la sentenza e l’ho trovata un’esperienza interessante. La procedura ha molto a che fare con la critica delle fonti quindi, essendo io una storica, ho provato ad applicare a quello che leggevo lo stesso tipo di analisi che applico ai documenti storici. Ciò che mi pare emerga dalla sentenza è il fatto che il nodo centrale della valutazione riguarda lo stato di ubriachezza della presunta vittima. Dico “presunta” perché in questo momento io non mi pongo né come donna, né come giudice, né come moralizzatrice ma semplicemente come persona che analizza i fatti con gli strumenti della logica.

Tutta la sentenza di assoluzione (sì l’ho letta tutta) mi pare si basi su due idee chiave:

1) la ragazza era lucida quindi capace di intendere e di volere

2) la ragazza era consenziente quindi non si è trattato di un atto sessuale imposto.

In questo tipo di struttura logica, nel ragionamento così com’è organizzato, se il presupposto della lucidicità vacilla, vacilla anche quello della consensualità. Perché, ovviamente, una persona ubriaca non può essere consensuale. E proprio per questo ritengo che sarebbe importante dare un’orario preciso al referto alcolemico di cui si parla nella sentenza, referto che asserisce lo stato di non ubriachezza della ragazza.

Perché è così importante? È così importante per un motivo semplice: se la ragazza era ubrica non poteva dare il suo consenso all’atto sessuale. Viceversa se la ragazza lucida il suo comportamento era consapevole. Se era ubriaca e i 6 amici volevano fare sesso con lei, lei non era in grado di opporsi. Se viceversa era lucida e i 6 amici volevano fare sesso con lei, lei era in grado di opporsi. Dunque il primo punto critico del ragionamento è esattamente questo: la ragazza era in grado di opporsi oppure la raggazza non era in grado i opporsi?

Quello mi colpisce del documento è che riscontro un puntiglio estremo in tutto. Gli orari delle telefonate, l’orario dell’uscita dalla fortezza, l’orario di rientro a casa, il numero di shottini bevuti (si dice prima 7 poi 4). Tutto, veramente tutto, è stato riportato nella sentenza con una puntualità encomiabile. Però quando si tratta di riportare l’esatto orario del rilevamento alcolemico, quello non si trova. Eppure si dice che la ragazza non era ubriaca.

Tutto preciso tranne quello. Perché?

Se viene asserito che la ragazza non era ubriaca bisognerà avere modo di verificare se lo fosse oppure no. Cioé dovremmo avere la possibilità di sapere con precisione se la ragazza era ubriaca oppure lucida. Nella documento si fa riferimento al tasso alcolemico rilevato sulla presunta vittima.

I tempi di smaltimento dell’alcol sono indicati da ACI nell’articolo che allego. Al momento non ho trovato una fonte migliore ma la ritengo abbastanza affidabile in quanto l’ubriachezza rientra nel campo di competenze che riguardano lo specifico ambito di intervento dell’associazione in questione. L’ubriachezza, infatti, riguarda la capacità di guida, oltre che la lucidità di giudizio. Leggo nel testo: “Il ritmo di smaltimento del fegato è costante e l’alcool risulta completamente eliminato nell’arco di 7 ore”. (ACI – Sicurezza stradale – Cosa c’è da sapere, paragrafo 1: Effetti oggettivi dell’alcol). Dunque assumiamo il dato delle 7 ore per lo smaltimento completo dell’alcol dall’organismo”.

La ragazza è usciva dalla fortezza con gli altri alle 1:30, alle 4:15 tornava a casa. Il giorno dopo si rivolgeva al Centro Antiviolenza dell’Ospedale di Careggi. Mi pare che il tempo trascorso sia molto importante per poter stabilire se fosse davvero ubriaca oppure no. Se per esempio erano passate almeno 7 ore dall’assunzione l’alcol non sarebbe potuto risultare. Però non viene riportato l’orario delle analisi, ossia l’orario di rilevamento del tasso alcolemico. Quindi non sappiamo se al momento del rilevamente il tasso alcolico avrebbe potuto essere effettivamente rilevabile oppure no. Ma ugualmente il tasso alcolico insufficiente viene usato come elemento per dire che la ragazza non era significativamente ubriaca. Io non sono un avvocato ma ritengo che il dato sia incompleto proprio in riferimento al tipo di uso che si fa del dato. In storiografia il procedimento di analisi che ho attuato si chiamerebbe “critica della fonti”.

Sappiamo che dopo 7 ore l’alcol è completamente smaltito. Sappiamo che la ragazza torna a casa alle 04:15. È riferito nella sentenza che la ragazza è andata a letto senza lavarsi i denti. Quindi la ragazza ha dormito, non è andata subito al pronto soccorso. Poi, sempre nella sentenza, viene riferito che il giorno dopo si è rivolta al Centro Antiviolenza dell’Ospedale di Careggi.

Il giorno dopo. Benissimo. Ma il giorno dopo quando? Si suppone che in quella circostanza le abbiano fatto l’alcolemia. E anche questo non viene esplicitato, quindi io vorrei sapere se l’analisi alcolemica si svolta contestualmente all’accoglimento della ragazza al pronto soccorso oppure in una situazion e un tempo separati. Per fare un esempio se il rilevamento alcolemico è stato effettuato quando la ragazza ha sporto denuncia.

Ma appunto: a che ora l’alcoltest? “Il giorno dopo” alle 5 del mattino, per esempio, potevano rilevarsi ancora tracce di alcol. “Il giorno dopo” verso le 9:00, le 10:00 le tracce si sarebbero indebolite per il naturale processo di smaltimento. E infine nessuna traccia d’alcol sarebbe più stata rilevabile. Perché, ovviamente, il fegato della ragazza l’avrebbe smaltita entro le 7 ore dall’assunzione.

Queste sono le domande che mi pongo come cittadina e come storica che analizza i fatti.

Ilaria Sabbatini

Testo PDF della sentenza: Sentenza-Firenze-fatti-del-26-07-2008

fortezza_da_basso

Annunci

24 pensieri su “L’assoluzione per lo stupro della Fortezza da Basso

  1. Vulcano il mite

    “Supponiamo che si tratti di un soggetto del peso di 70 kg il quale, a digiuno ed in breve tempo, beve due lattine di birra ad alta gradazione (7% in volume). Entro mezz’ora i circa 35 g di alcool contenuti nella birra, assorbiti attraverso tubo digerente, stomaco ed intestino, trasportati in circolo dal sangue e diffondendosi nei liquidi cellulari, determinano il valore massimo di alcolemia. Nel caso illustrato viene raggiunto il valore di 0,7 g/litro: in ogni litro della “parte liquida” (all’interno delle cellule come pure nel sangue) del corpo del soggetto sono presenti 0,7 grammi di alcool. Tale valore rimane stabile per breve tempo (circa mezz’ora) al suo valore massimo, poi comincia lentamente a decrescere: l’alcool viene metabolizzato per la massima parte (circa il 90%) dal fegato, il resto viene emesso attraverso i polmoni ed i reni. Il ritmo di smaltimento del fegato è costante e l’alcool risulta completamente eliminato nell’arco di 7 ore. ”

    L’alcol viene eliminato in 7 ore nell’esempio dato, non in generale, le 7 ore non sono una regola precisa, possono volerci piu o meno ore in base alla stazza al sesso e alla quantità di alcol ingerito.

    Mi piace

    Rispondi
  2. Ruminatiolaica

    Intanto grazie Vulcano il mite, perché mi dai la possibilità di sviluppare il mio pensiero. Poi andiamo al punto. Riparto da quello che dici tu: possono volerci più o meno ore in base alla stazza al sesso e alla quantità di alcol ingerito. Sono perfettamente d’accordo con te. E infatti la mia obiezione è questa: se il tasso alcolemico non può essere ritenuto affidabile per certificare lo stato di ubriachezza, allora non può essere ritenuto affidabile nemmeno per comprovare lo stato di lucidità. Non è valido in nessuno dei due sensi. Allora perché usarlo per asserire che non era ubriaca (ossia era lucida)? È una prova debole. Invece mi sembra che lo stato non-alcolemico sia stato preso a riprova della lucidità della ragazza e quindi della sua possibilità di esprimere consenso. Ma nella condizione attuale non possiamo sapere né se fosse lucida, né se fosse ubriaca. Io non pretendo di affermare che fosse ubriaca al momento del “fatto” ma se non ci sono riscontri orari precisi non si può nemmeno asserire che fosse lucida. L’unica cosa certa è che al momento del rilevamento alcolemico, il giorno dopo (non si sa dopo quante ore), non era ubriaca. Il che non significa nulla riguardo alla condizione in cui si trovava tra le 1:30 e le 4:15. Quindi dobbiamo rifarci alle testimonianze orali. Le quali testimonianze orali dicono che la ragazza era fortemente ubriaca. Escludiamo pure gli amici della ragazza e gli amici dei ragazzi che potrebbero voler difendere i rispettivi amici. Chi rimane? Rimangono buttafuori della struttura, che non risultano avere alcun legame con la ragazza. Cosa dicono? Dicono che la ragazza era fortemente ubriaca.

    Mi piace

    Rispondi
  3. Oly

    La ragazza viene definita “non sobria” ma “presente a se stessa”, in prosa la ragazza era, per cosi dire “alticcia”, cioè disinibita ma non in una situazione che le impedisse totalmente di intendere e di volere, le testimonianze parlano di “non più di un paio di shottini”, poi (cito) “la consulenza tossicologica espletata conduceva alla conclusione che anche 7 shottini assunti non darebbero nel sangue una concentrazione superiore a gr 1,07, percentuale che anzi all’uscita della Fortezza doveva essere già diminuita a gr. 0,8 non rientrando in alcuna fascia di ubriachezza o di alterazione da alcol (i valori limite partono da 1 gr e arrivano a 2,5 gr)”
    Ovvero dei periti hanno preso la quantità di alcol ingerita secondo le testimonianze (la sua non vale perché è inattendibile), e l’hanno più che triplicata calcolando -per eccesso- quello che poteva essere il suo tasso alcolemico.
    Lei ha sostenuto di essere completamente ubriaca e di essere stata trascinata, ma è incompatibile con il fatto che un momento prima stesse ballando e cavalcando un toro meccanico (operazione impossibile nelle condizioni che lei descrive), e quando una ragazza estranea ai fatti le si è avvicinata per chiederle se fosse tutto ok lei stessa l’ha mandata via dicendo (non ricordo a memoria) “prima ero lesbica ora sono etero non respingo piu i ragazzi”, affermazione che dimostra che era pienamente cosciente del “qui e ora” e non combacia con l’idea che fosse inerme e in balia degli eventi. Un’altra ragazza ha testimoniato che fossero i ragazzi ad appoggiarsi a lei all’uscita.
    Le testimonianze dei buttafuori non sono ritenute valide perché se avessero davvero visto una situazione di pericolo sarebbero dovuti intervenire e avrebbero dovuto avvisare le autorità, invece la loro testimonianza è arrivata solo quando sono stati chiamati molto tempo dopo. Nei casi che hanno un gran riscontro mediatico le testimonianze successive hanno valore scarso o nullo, perché il teste può essere influenzato, anche emotivamente, dalle notizie dei media, può quindi alterare in modo conscio o inconscio i fatti. Basti pensare alla ragazza che ha testimoniato di aver visto la presunta vittima in compagnia di “7 ragazzi” quando i fatti hanno dimostrato che lei non poteva essere in compagnia di 7 ragazzi ma solo di 6, era evidentemente stata influenzata dalle notizie che aveva sentito, perché la presunta vittima aveva infatti denunciato 7 persone e non 6.
    Poi vorrei riportare l’attenzione su un punto importante, nella sentenza i ragazzi vengono assolti perché manca il dolo. Che lei fosse sobria o alticcia (ma non ubriaca) conta poco, perché in ogni caso c’è accordo nelle versioni sul fatto che 1) lei non abbia negato il consenso 2) nel momento in cui ha negato il consenso i ragazzi si sono fermati e l’hanno accompagnata alla bici, senza insistere o tentare di dissuaderla. In sostanza sia che lei abbia dato il consenso (come loro sostengono) o sia che non l’abbia negato (come lei stessa sostiene) i ragazzi non avevano modo di capire che lei non stesse partecipando (un momento prima, mentre tutti la palpavano, lei rifiutava l’aiuto di un’estranea dicendole “non respingo piu i ragazzi”) non erano in malafede e non volevano approfittare di lei.

    Mi piace

    Rispondi
    1. Fiammetta Colangelo

      Una cosa mi chiedo, il regista e ideatore dei film splatter insieme agli altri suoi amici, chiamati appositamente per qull’appuntamento all’insaputa della ragazza, erano davvero in buonafede e non volevano approfittare di lei? Quanto è possibile che non badassero troppo al reale consenso della ragazza ma piuttosto al compimento dei loro intenti con quella che hanno apostrofato “maiala” a uno dei testimoni che voleva aiutarla? E ancora perché le testimonianze (più di una) che la ragazza non fosse in sé, malferma sulle gambe, sono state liquidate così facilmente, compresa la sgarbata risposta da parte di uno dei ragazzi che diceva a un’altra ragazza per allontanarla:”che sei del centro antiviolenza sessuale?” ?

      Mi piace

      Rispondi
      1. Oly

        E chi lo sa. Restano solo i fatti: 1) lei è inattendibile 2) non ci sono elementi a sostegno della sua versione 3) non ci sono elementi a sostegno del dolo degli imputati.
        Alla ragazza a cui uno dei raffinatissimi ragazzi ha detto “che sei della lega antistupro?” ha risposto anche la presunta vittima, tranquillizzandola e mandandola via dicendo “ora non respingo piu i ragazzi”, interessante anche il fatto che la presunta vittima abbia parlato di questo incontro con altre persone nelle settimane successive ma durante il processo abbia affermato di non ricordarlo.

        Mi piace

  4. Ruminatiolaica

    Come si misurano gli shottini? Qui ci sono molte misure diverse https://it.wikipedia.org/wiki/Cicchetto

    Quanto alcol aveva bevuto? Quale? Quanti gradi? Prendiamo la Vodka, citata : va da 15° a 70° https://it.wikipedia.org/wiki/Vodka Lasciamo perdere il rhum per un attimo http://www.ilsecolodelrum.it/tipologie-di-rum-ron-rhum/

    Prendiamo uno shottino da 45 ml per fare una media. 45 x 7 = 315 ml. Facciamo cifra tonda: 300 ml.
    7 shottini di vodka corrispondono a una lattina di birra (in difetto). La ragazza si era bevuta circa una lattina di alcol a quanto? Facciamo una media: a 45°. Una media ragionevole potrebbe essere una lattina da 300 ml di alcol a 45°. Per avere la misura la birra in lattina si attesta mediamente sui 4°-5°. Dunque una lattina di alcol ma non a 5° bensì a 45°

    Per quello che è stata vista bere. Perché il punto centrale è proprio questo: era ubriaca oppure no?

    Tutti i testimoni a favore della ragazza sono ritenuti inattendibili: senso di colpa indotto dal caso mediatico. Benissimo. Ma allora vanno messi in discussione anche i testimoni a favore dei ragazzi: senso di protezione nei confronti degli amici. Se lo stupro fosse avvenuto realmente essi avrebbero saputo che l’ubriachezza della ragazza era un elemento a danno degli amici e avrebbero potuto alterare un dato a loro favore: 9 shottini, 8 shottini, 7 shottini non sono un dato scientifico.

    Si ritorna sempre al solito punto: “essendo le condizioni della Xxxx indiscutibilmente critiche all’uscita dalla Fortezza”.

    Se lo stato di ubriachezza è un dato marginale, come si insiste a sostenere, allora perché la sentenza riporta: ” Si chiedeva inoltre la rinnovazione del dibattimento con la citazione del tossicologo di parte Yyyyy in ordine alla qualità e quantità di alcol ingerito dalla Xxxx e ai suoi effetti, al fine di escludere qualsiasi qualsiasi vizio di consenso da parte sua”. Evidentemente non è un fatto così marginale come si vuol far credere. Anzi direi che è proprio il problema centrale.

    Se la ragazza era ubriaca non poteva dare il proprio consenso, se non poteva dare il proprio consenso la posizione degli imputati cambia radicalmente. Quindi non facciamo finta di girarci intorno: il problema è esattamente quello.

    Inoltre che attinenza ha il fatto che la ragazza abbia lasciato il fidanzato a casa? Perché questa insistenza sul comportamento licenzioso pregresso della ragazza? Cosa si vuole insinuare?
    Perché si insiste tanto sui comportamenti sessuali liberi della ragazza guardando bene di specificare che aveva rapporti sessuali singolarmente con molti dei ragazzi? Secondo me questo non significa nulla ma serve a creare un pathos. Diciamolo meglio: sembra voler creare un climax il cui culmine è l’episodio della fortezza, come se questo fosse il naturale epilogo di una vicenda unica. Il film, il sesso promiscuo, il fidanzato a casa e infine il rapporto di gruppo.

    Invece l’episodio è singolo e specifico. Una donna può fare sesso con cinque uomini e non volere il sesto: è legittimo. Una donna può essere sposata e non volere un rapporto sessuale col marito: è legittimo. Una donna può dire no subito dopo i preliminari e subito prima di una penetrazione: è legittimo. Una donna può andare in giro andare mezza nuda, con le mutande in vista: la sanzioneranno per atti osceni ma ciò non giustifica alcun atto imposto. Una donna può cavalcare un toro meccanico: penseranno che è un’esibizionista ma ciò non giustifica alcun atto imposto. Una donna può ubriacarsi: vomiterà, starà male, farà una figura meschina, ma ciò non giustifica alcun atto imposto. Una donna può tradire il fidanzato: lui la lascerà ma ciò non giustifica alcun atto imposto. Una donna può fare film con scene di “perversione” (strana scelta linguistica): penseranno che “l’è maiala” ma ciò non giustifica alcun atto imposto.

    L’importanza della rassicurazione della ragazza verso l’amica cambia radicalmente se la ragazza era sobria o era ubriaca. Se era ubriaca infatti era impossibilitata ad avere una percezione reale di quello che le stava attorno. Perché dice ai ragazzi che la palpavano di lasciarla stare e poi dice all’amica che va tutto bene? Perché il fatto che i ragazzi rispondano “se l’é maiala…” non è tenuto in considerazione in rapporto alla affermazione di lei “no basta, lasciatemi stare2?

    “No basta, lasciatemi stare”. Questa testimonianza non è stata contestata.

    Però è un “no” che è sparito dalla circolazione.

    Mi piace

    Rispondi
    1. Oly

      Non importa la morale, importa l’attendibilità. Se menti in aula di tribunale (non se ti confondi, proprio se menti) sei considerato/a inattendibile.
      1) Uno degli imputati ha detto che a inizio serata la ragazza gli ha riferito che il fidanzato era a casa malato
      2) Lei ha ribadito questa versione, aggiungendo che aveva anche chiesto al fidanzato di uscire con lei
      3) Il fidanzato ha negato tutto
      Qui non è importante giudicare cosa fa lei con i suoi rapporti personali, è importante capire che abbia deliberatamente mentito in un’aula di tribunale, e lo ha fatto in più punti.
      Quale sia il motivo importa poco, è una persona adulta, se menti in tribunale sei automaticamente inattendibile. Ecco perché (giustamente) la difesa ha richiesto che questo elemento fosse esaminato, suppongo.
      Il rum commerciale ha circa 38°, la vodka liscia anche, quella alla frutta va dai 13 ai 23.
      E poi (ti chiedo scusa) ma non capisco l’utilità di stare qui a parlare di gradi alcolici e misure degli shottini, quando un tribunale ha già nominato delle persone esperte per ricostruire la questione, che sicuramente hanno avuto accesso ad informazioni maggiori e sanno fare il loro mestiere meglio di noi.
      Stessa cosa per le testimonianze, una volta considerate viziate quelle venute fuori dopo l’esplosione mediatica del caso, sono stati i giudici a decidere quali elementi ritenere validi. La sentenza avrà anche 20 pagine che fanno da riassunto, ma immagino che l’intero malloppo di testimonianze, indagini ecc, sia ben più sostanzioso…

      Mi piace

      Rispondi
      1. Ruminatiolaica

        Caro Oly eccomi qua. Perché me lo chiedo? Perché non è riportata l’ora del rilevamento alcolemico. Perché sono tutte supposizioni sono basate sul ricordo dei presenti, non su una misurazione oggettiva. E i presenti a quanto ho capito non erano sconosciuti, erano tutti amici. Perché c’è poco chiarezza su quanto aveva bevuto. Sette o quattro? Chi li ha contati? Il barista conta le bevute? Noi contiamo le bevute? Ieri sera sono stata a una festa. Ho bevuto ma non ho contato quanto. Difficilmente mi ubriaco ma non mi regolo sul numero di bicchieri, mi regolo su quello che mi va. Mi pongo delle domande perché lei aveva detto testualmente “NO BASTA LASCIATEMI STARE”. Non c’è stato nessun dibattimento su questo punto. È una testimonianza che non è stata contestata. Ma non se ne tiene alcun conto nei commenti che si leggono in giro. Lei ha detto NO BASTA non mentre faceva l’amore ma già prima quando la palpavano. E se una non vuole essere palpata, perché dovrebbe voler essere “scopata”? Se una dice “NO BASTA” tu che ci stai provando la molli e te vai. Punto.

        Mi piace

    2. Fiammetta Colangelo

      Concordo su tutto. E penso anche che ci siano troppe testimonianze che dicono che non si reggeva sulle sue gambe, nonché i lividi sugli avambracci che confermano fosse sostenuta nel camminare. La quantità degli shottini che tutti hanno bevuto insieme, in un punto della sentenza, è data come imprecisata. E concordo pure sul fatto che si può andare in bicicletta (evento avvenuto ore dopo l’uscita dalla fortezza) e su un toro meccanico (come fanno vedere le immagini) da ubriachi.
      Anche la confusione con cui la ragazza riporta certi fatti fanno pensare a una persona non lucida. Perché mentirebbe sul luogo ove era la macchina e sugli spostamenti dandosi così la zappa sui piedi?
      Inoltre le motivazioni della denuncia dello stupro sono solo supposizioni, legate a presunte censure e rimozioni di momenti di fragilità e debolezza della “vita non lineare” della ragazza che però poco prima, secondo quanto scritto, pare non abbia carenze psicologiche e non sia un soggetto in condizioni psicologiche precarie.
      Sorvolo sulla messa agli atti della partecipazione, successiva ai fatti, da parte della ragazza a un workshop di cui non sappiamo affatto quali siano i contenuti ma solo il titolo, il che cerca di richiamare proprio quel climax, che serpeggia per tutta la sentenza, di cui parli.
      Ti ringrazio Ruminatiolaica per le tua lucidità di visione e per le tue capacità espressive.

      Liked by 1 persona

      Rispondi
      1. Oly

        “Inoltre le motivazioni della denuncia dello stupro sono solo supposizioni”, imho le motivazioni della denuncia non dovevano proprio esserci, non aggiungono o tolgono nulla al resto della sentenza, in appello si deve solo stabilire se l’esito del primo grado è valido o meno, non capisco cosa c’entri il motivo per cui la ragazza ha denunciato.

        Mi piace

      2. Oly

        “Perché mentirebbe sul luogo ove era la macchina e sugli spostamenti dandosi così la zappa sui piedi?”
        Lo scenario è molto diverso nelle due versioni.
        Nella versione 1) I ragazzi l’hanno accompagnata alla bici, dopo che lei aveva detto “basta”, questa è la versione dei ragazzi e la sua prima versione, che dopo un’ora ha chiesto di poter modificare, ad una dottoressa che dichiara di averla vista provata ma lucida, non in stato di shock.
        Nella versione 2) Lei è riuscita a fuggire e si è allontanata da sola (con i vestiti strappati, particolare aggiunto da lei, ma i vestiti non erano strapppati)

        La versione 2) è al 100% compatibile con uno scenario di coercizione e violenza, la versione 1) è molto più compatibile con uno scenario di consenso prima dato poi revocato. Evidentemente la ragazza non si aspettava che il tribunale potesse stabilire la posizione di tutti gli attori grazie all’agganciamento dei cellulari alla rete GSM. Si è data la zappa sui piedi involontariamente, nel tentativo di rinforzare la sua posizione.

        Mi piace

      3. Ruminatiolaica

        Mettiamo che sia il caso di un consenso prima dato e poi revocato. Non è uno stupro anche in quel caso? Dobbiamo misurare i secondi dall’inizio del rapporto per stabilire che se si sono superati i due minuti ha ragione chi vuole finire? Se lei ci ha pomiciato deve per forza arrivare fino in fondo? Se lei ci ha fatto petting, deve per forza completare il rapporto sessuale? Non capisco perché sorprenda l’eventualità che una persona inizi un rapporto sessuale e poi non voglia portarlo in fondo. Ci posso essere decine di motivi. Uno a caso? Una vuole andare con un solo tizio e non con gli altri cinque. Un ragazzo le piace, gli altri non le piacciono. Ma vado a caso, giusto per fare un esempio. È a quel punto che entra in ballo l’abuso, la costrizione a fare qualcosa per forza contro la proprio volontà. Lo scenario due di Oly è il vero problema: mettiamo che si documenta questo fatto. Una vuole andare con uno. Si baciano, fanno petting, si sdraiano uno sopra l’altra ma quando si tratta di passare alla penetrazione lei non vuole. Ragioni sue. A quel punto lui la penetra lo stesso. Secondo voi è stupro o no?

        Mi piace

    1. Ruminatiolaica

      Niente affatto. Questa è una considerazione aleatoria. Non c’è alcuna consequenzialità tra mostrare le mutande ed essere sobri. E neppure c’è consequenzialità tra essere ubriachi e non poter cavalcare un toro meccanico.

      Questo infatti è un tizio che cavalca il toro meccanico da ubriaco

      .

      Queste invece sono due ragazze nude e ubriache che cavalcano un altro toro meccanico

      Si vede molto bene che la difficoltà di stare in sella dipende moltissimo dai movimenti della giostra. Come si può evincere anche da questo video dove si sente la voce fuori campo del manovratore della giostra

      Inoltre il festeggiamento del passaggio da lesbica a etero non risulta in quella fase. Risulta che i presneti facevano battute pesanti: “le battutacce di coloro che plaudevano al suo nuovo orientamento sessuale a loro favorevole (da lesbica ad etero)”. La sentenza non dice mai lei che festeggia tale passaggio. Il riferimento al lesbismo e all’eterosessualità da parte della ragazza risulta dopo, quando incontra l’amica fuori dalla fortezza. “È colpa mia perché sono passata da essere lesbica a etero”. Questa stessa affermazione può essere probabilissima in bocca a una persona ubriaca. Infatti è un’affermazione notevolmente banale e superflua. Si fa molta fatica a immaginarla pronunciata da una persona lucida. Se sono lesbica o eterosessuale non vado a dirlo a qualcuno che incontro per la strada a caso. Trasmette perfino l’impressione di una parlantina fuori controllo, come quella tipica delle persone ubriache. Riguardo alla capacità di usare la bicicletta è perfino ovvio sottolineare che ci sono ubriachi che sono perfettamente in grado di tornare a casa in automobile. Magari guidando da schifo ma ci tornano. E ci sono ubriachi in grado di fare chilometri in moto: esperienza di ex barista.

      Mi piace

      Rispondi
  5. Ruminatiolaica

    Non hai urlato, scalciato, graffiato. È così, per Legge, i tuoi stupratori sono innocenti

    Ci sono sentenze che sono lapidi sulla tomba della giustizia. Sentenze che si appoggiano sulla testa della vittima e restano lì, pesantissime, col loro carico di legalità (ché quella mica la stiamo a discutere) come un marchio d’infamia a imperitura memoria. Da qualche giorno una di queste ha stabilito che se non urli, non sbraiti, non tiri calci pugni e graffi come una gatta arruffata, mentre un paio (almeno) di maschi col testosterone imbizzarrito ti stuprano, non si può dimostrare che questo paio (almeno) di maschi abbiano abusato di te. E va a finire che loro, che pure ti hanno risarcita economicamente per il danno subito, vengano prosciolti da ogni accusa.

    Succede che un paio di anni fa, nell’afa estiva dell’Emilia, un gruppo di ragazzi, di quella che viene riconosciuta come la Modena bene, decida di organizzare una festa nella villa con piscina di uno di loro. Succede anche che in una festa in piscina se non ci sono i bikini di qualche femmina da occhieggiare ci si rompa parecchio a fare delle vasche. E succede pure che se ci sono delle ragazze, e se non ci sono in giro dei genitori, la Coca Cola venga allungata con il rum e la Lemon con la vodka… E per gli astemi ci sia anche un po’ di fumo. Tutto normale ci si appropria della libertà degli adulti e dei loro più o meno presunti privilegi approfittando della loro assenza.

    16 anni li abbiamo avuti tutti e le prime sbornie, le peggiori di tutta la vita, si sono prese nella completa incoscienza dei propri limiti. Io mi ricordo le mie, di sbornie, e ricordo ancor meglio le amiche con cui le prendevo. Eravamo un bel gruppo, eravamo unite, ci spalleggiavamo e ci coprivamo ma qualunque cosa fosse successa nessuna di noi sarebbe stata lasciata sola quando non era in grado di reggersi sulle gambe. Ma io son stata ragazzina tra la fine degli anni ’80 e l’inizio dei ’90 e a ripensarci oggi sembra passata un’era geologica. Mi ricordo delle feste a casa di qualche amico di un’amica, senza piscina, che io di amici bene non ne ho mai avuti (e per fortuna). Mi ricordo che una delle discriminanti che ci faceva decidere se andare o no a quella festa era capire se ci sarebbe stato anche il tipo che ci piaceva (spesso a tutte contemporaneamente). Mi ricordo di risate alcoliche oltre ogni buongusto e buonsenso e mi ricordo di mal di testa da prendere a craniate il muro il giorno dopo.

    Non mi ricordo, e non perché la mia memoria vacilli, di nessuna di noi chiusa in una doccia che scivola lungo la parete di quella stessa doccia mentre un paio (almeno) di bei cristi se la passano a turno. “Dài che questa è una che ci sta e poi non capisce niente, guarda come è fuori”. Vero: è fuori, cotta di alcol e hashish. Talmente fuori da vivere quello che gli psichiatri chiamano fenomeno di derealizzazione: una specie di presa di distanza del cervello dalla realtà, quando questa è troppo agghiacciante e spaventosa per poter venire accettata. È talmente fuori, questa tipa (che ha appena 16 anni) che non oppone resistenza a mani invadenti e membri ingombranti di eccitazione. Non urla, non piange, non scalpita e non graffia: “Dai, ci sta”… E poi magari domani neanche si ricorda. E invece, vestita del suo costume e della sua vergogna, lei capisce poco dopo cosa le è successo. Lo capisce al punto da non poter prendere sonno, dal chiamare le amiche e confidarsi con loro e, alla fine, decidere di raccontare tutto alla sua mamma. Che resta di pietra, finge calma, ma impazzisce di rabbia e di dolore per quello che un manipolo di bellimbusti ha fatto alla sua bambina.

    Non è facile denunciare una violenza, lo è ancor meno quando sei costretta ad ammettere che eri fuori, che avevi bevuto e ti eri intorpidita il cervello con qualche canna. Non è facile perché inevitabilmente ti scontri con chi pensa che, alla fine, te la sei un po’ cercata. Che se a una festa diventi la ragazza del gruppo, vuol dire che sei una di “quelle” e la denuncia del giorno dopo è solo un tentativo goffo e disperato che tiri su per riverginarti imene e coscienza.

    Nonostante tutto vai e denunci, mentre la tua città che è grande come uno sputo quando si tratta di appenderti addosso cartello di infamia, ti guarda con un insopportabile ironico disprezzo. Perché quelli che hanno abusato di te sono dei bravi ragazzi e se tu non avessi voluto farci sesso avresti potuto molto semplicemente dire di no. E se non sei stata in grado di farlo, peggio per te. La prossima volta bevi di meno. Mica è colpa di un maschio se approfitta di una femmina… Che poi chiamalo maschio uno che approfitta di una femmina.

    Tant’è, tu vai avanti, ti fai la tua battaglia in Tribunale, ti sottoponi a perizie e controperizie, parli con psichiatri, psicologi e magistrati. Racconti la tua storia e provi a non ondeggiare nella fiducia: ti crederanno, tu sai che stai dicendo la verità. E in qualche modo lo crede anche il giudice che per le infinite pagine della motivazione della sentenza, che assolverà i tuoi stupratori, riconosce l’onestà delle tue parole. Solo che non ci sono le prove: “Se è vero che il comportamento passivo della vittima – si legge nelle motivazioni della sentenza – e il fatto che scivolasse nella doccia avrebbero dovuto indurli a sospettare che la stessa avesse perso la lucidità necessaria per presentare un valido consenso all’atto sessuale è altrettanto vero che l’assenza di azioni di respingimento e di invocazioni di aiuto avrebbero potuto ingenerare la convinzione che la 16enne fosse consenziente”.

    Tanto basta per proscioglierli e smacchiargli la fedina penale. Per le coscienze no, non c’è sentenza, non c’è magistrato, non c’è perizia che possa ripulire l’infamia di avere abusato di una donna, del suo sesso e della sua dignità.

    http://www.huffingtonpost.it/deborah-dirani/non-hai-urlato-scalciato-graffiato_b_7712376.html?ncid=fcbklnkithpmg00000001

    Mi piace

    Rispondi
  6. ekkecakkien

    Il dubbio me lo sono posto anch’io, ma poi m’è tornato in mente un episodio di 20 anni fa in cui mi sono trovata ubriaca ad una festa in una situazione simile: mi scambiavo effusioni con un amico, arriva un conoscente che vuole “partecipare”, inizia ad accarezzarmi e io, raccolte le forze farfuglio: “ma che cakkien stai facendo?” La cosa è finita lì ma se avesse insistito o provato a prendermi contro la mia volontà so che sarei stata in grado di ribellarmi, non ero così ubriaca da non poter sferrare un calcio o mordere o graffiare, visto che fino a un attimo prima stavo ballando. Per non riuscire a reagire devi essere ubriaca fradicia, che non è il caso della ragazza la quale era abbastanza sobria da negare il consenso o ribellarsi. Questo il ragionamento dei giudici: se la ragazza era in grado di ballare, di parlare al telefono etc era in grado anche di dire di no. Avere il dato del tasso alcolemico preciso non avrebbe cambiato di molto questa realtà di fatto. Di sicuro i sei sono stati dei vigliacchi ad approfittare di una donna che non era del tutto in sé. Ma questo succede normalmente e non è reato: una ragazza alticcia a una festa avrà parecchi mosconi intorno che ci provano nella speranza di cuccare, confidando nell’effetto disinibente dell’alcool. Gli uomini non sono tutti gentlemen!

    Mi piace

    Rispondi
    1. Ruminatiolaica

      Grazie Ekkecakkien, a proposito bel nome. Sono contenta ci siano dei bloggers fantasiosi con cui relazionarsi 🙂 Secondo me dipende tanto dalle situazioni. A me è successo di essere completamente lucida, in metro, con un tizio che da dietro le spalle mi si strusciava col pisello eretto. Non sul fianco o sulla gamba, aveva proprio un obiettivo ben preciso. Mi sono scansata e quello mi ha seguito. È durato parecchio. Mi giravo e lui trovava di nuovo il modo di appoggiarsi tra le mie natiche e mimare un approccio. Dico mimare perché eravamo entrambi vestiti ma non c’era alcun dubbio sulle sue intenzioni. Appena ho potuto sono schizzata fuori dalla porta e l’ho lasciato indietro, sulla metro che ripartiva. Non ha fatto in tempo a scendere. Non sapevo dove mi trovavo, sono scesa a caso e ho avuto la fortuna che lui non ce l’avesse fatta a seguirmi. Durante tutto il tempo in cui ha mimato un rapporto con me, tempo che per me è stato smisurato, stavo in mezzo alla gente e non ho avuto la capacità di aprire bocca. Non ho detto nulla. Non gli ho dato uno schiaffo. Non l’ho nemmeno guardato in faccia. Sarebbe stato facilissimo eppure non l’ho fatto. Perché? Perché mi sembrava impossibile che mi stesse succedendo. Perché temevo la reazione delle altre persone. Perché temevo che avrebbero creduto a lui e non a me. Perché temevo che lui avrebbe detto che ero io che c’ero stata. E poi: se mi fossi sbagliata? Se lui avesse detto una cosa tipo: “Che dici scema? Io ho solo perso l’equilibrio”. Così ho subito questa cosa, in mezzo alla gente, e non ho avuto la capacità nemmeno di chiedere aiuto. Come se questo non bastasse, in seguito, invece di dare la colpa a lui la davo a me stessa perché non ero stata in grado di reagire. E mi sentivo anche sporca, per questo. Dopo molto tempo ho capito che la colpa era di lui e solo di lui. Anche se io non ero stata in grado di reagire in modo efficace. Avevo reagito, mi ero scansata, ma non era bastato. Quando avevo fatto capire che non mi piaceva, lui si sarebbe dovuto fermare. E del resto la ragazza aveva detto: “No basta, lasciatemi stare”. Quante volte bisogna dire “basta” per essere prese sul serio?

      Mi piace

      Rispondi
      1. Laura Maria

        ciao ho letto il tuo post è ho pensato di commentare. mi spiace molto per quello che ti è successo. però io mi chiedo: metti caso che si arrivi al momento clou. se tu dici ‘no’ all’improvviso, mentre siete alle fine, è uno stupro? voglio dire, uno si tira indietro verosimilmente prima, non durante. mi pare surreale che, ad ogni progressione del rapporto, uno si metta a chiedere ‘mi dai il consenso?’. e poi, come dovrebbe essere espresso qst consenso, in carta bollata? se vado con uno, non penso di dovergli chiedere ogni secondo se è d’accordo: avviene naturalmente. a qnt ho capito leggendo, il clima era allegro e goliardico, tutti erano alticci ma NN ubriachi, e si sono divertiti tutti insieme. fin quando lei ha cambiato idea. ma non l’ho dichiarato, i fatti dicono qst. pare si sia pentita dopo. senza contare che ho visto di persona, anche se la mia esperienza non è certo un dato scientifico, ragazze vivere la propria sessualità con vergogna, perché l’imene sano è ancora un valore, anzi l’unico. in qst clima perbenistico è possibile che dopo un rapporto prevalga senso di colpa, la paura (nei caSI visti da me), di essere scoperti, magari dai genitori. e così per giustificarsi si inventa la violenza. io ho visto qst nel mio gruppo di amiche. e l’ho trovato triste. so che non c’entra con l’argomento trattato ma ho voluto riportare qst mia esperienza

        Mi piace

  7. Ruminatiolaica Autore articolo

    Per completezza d’informazione.

    Stupro della Fortezza: “Ci metto la faccia perché sono innocente. E non posso più stare zitto”

    Pistoia, 25 luglio 2015 – DUE MESI di carcere, in isolamento, a Sollicciano. Poi sette anni nelle aule giudiziarie, condannato in primo grado a un anno e quattro mesi e poi assolto, con formula piena, insieme agli altri cinque giovani coinvolti nella vicenda, perchè il fatto non sussiste. La sentenza di assoluzione è definitiva dal 18 luglio scorso. Nè la procura, nè la parte civile hanno fatto appello. Sentenza irrevocabile. Pronunciata da un collegio di due donne su tre, presieduto dal giudice Angela Annese. La vicenda è quella che è stata definita lo «stupro della Fortezza», a Firenze. I fatti sono del 26 luglio del 2008 e le prime indagini e i primi fermi si svolsero a Pistoia perchè quattro dei sei indagati erano pistoiesi, poi, per competenza territoriale, il processo si è spostato a Firenze. Quando le cronache giudiziarie si sono placate, la ragazza che aveva denunciato di aver subito uno stupro di gruppo ha parlato della sua vicenda in rete: «Hanno giudicato me e la mia vita, non lo stupro» ha scritto in un blog poi ripreso dalle principali testate. Sono divampate le polemiche, dilatate dai social.

    OGGI uno di quei giovani ci ha chiesto di poter parlare, di potersi difendere in quello che ritiene il suo terzo grado di processo, quello mediatico. Chi parla è Leonardo Victiorion. Oggi ha 32 e vive a Cerreto Guidi. Fa il musicista. E’ un sassofonista, diplomato al conservatorio. Studia arrangiamento e composizione. La mamma è infermiera, il babbo è operaio agricolo.

    «Le cose da dire sarebbero tantissime. E io comunque – ci ha detto il giovane – ne avrei fatto a meno. Capisco che il tema della violenza sulle donne sia importantissimo, ma altrettanto lo è quello di una persona completamente scagionata dopo sette anni. Dopo due mesi di carcere in isolamento, a Sollicciano, dopo le offese, la gogna mediatica e ripercussioni di ogni tipo nella vita lavorativa e familiare. La mia famiglia ha sofferto tanto e i miei genitori si sono indebitati, forti comunque della certezza della nostra innocenza. Ora speravo che finisse tutto e invece tutto si ripresenta. Io sono innocente perchè lei ha detto cose non vere. Ci ho messo la faccia, so a cosa andrò incontro, ma non potevo più stare zitto. Ci metto la faccia perchè so che non ho fatto niente di male». In tutta la vicenda, Leonardo Victorion, è stato sempre assistito dall’avvocato Maurizio Bozzaotre del foro di Pistoia.

    «SONO STATI assolti – spiega l’avvocato Bozzaotre – perchè non hanno commesso violenza, e in primo grado era già caduta l’accusa della coercizione. Tutto il racconto è stato clamorosamente smentito dai fatti e dalle risultanze del processo. La ragazza è stata ritenuta completamente inattendibile. Qui non interessa il modo in cui era vestita o la sua condotta di vita, qui non c’è nessuna considerazione moralistica. Non è per quello che sono stati assolti, ma perchè ha raccontato cose smentite dai fatti. E parliamo di referti medici, perizie, documenti e testimonianze che hanno dimostrato come lei fosse totalmente inattendibile. Questa per noi è una legittima difesa, mai avremmo pensato di uscire su giornali e tv. Ci difendiamo ancora una volta davanti a chi non ha tempo e voglia di leggersi le carte, e senza escludere di difenderci in altra sede».

    http://www.lanazione.it/pistoia/stupro-della-fortezza-ci-metto-la-faccia-perch%C3%A9-sono-innocente-e-non-posso-pi%C3%B9-stare-zitto-1.1170773

    Mi piace

    Rispondi
  8. Fiammetta Colangelo

    Ad Oly: mi riferivo al particolare delle macchina quando è avvenuto il fatto, non dopo, che poteva far pensare a una persona non lucida. Che fosse lucida il giorno dopo non ha molta importanza, in macchina ci sono andati e i fatti sono accaduti.
    Il punto cruciale è il consenso: in primo grado le era stata riconosciuta l’inferiorità fisica e psichica perché ubriaca, in secondo grado è stata negata questa inferiorità in quanto (visto l’impossibilità di stabilire la quantità di alcool bevuto) ha potuto cavalcare il toro meccanico ed è stata capace di fare una telefonata e di andare in bicicletta. E le testimonianze contrarie a ciò sono state giudicate viziate o “bifide”.
    Quello che salta agli occhi, e che personalmente mi fa arrabbiare, è l’abbondanza di particolari sui comportamenti e sulle abitudini della ragazza, che non dovrebbero togliere o aggiungere nulla, come giustamente dici, al resto della sentenza e che le danno una connotazione moraleggiante.

    Mi piace

    Rispondi
  9. ilariasabbatini Autore articolo

    Un amico che sicuramente non avrà voglia di trascrivere qui il suo commento mi ha scritto una cosa e trovo utile trasporre lo scambio che abbiamo avuto in modo che tutto il materiale possa essere concentrato in uno stesso posto.

    Amico:
    «Ciao ho letto il tuo articolo sulla sentenza della fortezza, che è un caso mediatico abbastanza incredibile. Nella tua conversazione che hai poi fatto su fb ho notato la diatriba sulla testimonianza dei buttafuori: ecco, secondo me nella sentenza c’è scritto che la loro versione potrebbe essere stata influenzata dai media poiché diversa da altre decine di testimonianze contrarie. su questo punto infatti i giudici di appello, che peraltro eran due donne e un uomo, insistono lungamente bacchettando severamente il tribunale di primo grado che, scrivono, per l’ansia di condannare gli accusati ha considerato solo le testimonianze dei buttafuori accantonando tutte le altre.
    Dissento fortemente anche sul giudizio morale della ragazza, il quale è semplicemente funzionale a giustificare la condizione emotiva che l’ha portata a denunciare un fatto che non esiste (“la versione dell’accusa è clamorosamente smentita dai riscontri oggettivi”). Senza quella motivazione che la rende inattendibile, in altre parole, questo caso specifico avrebbe portato al reato di calunnia premeditata o cose del genere.
    Però ho notato una cosa è un po’ sfuggita anche alle tante femministe che a mio avviso, con una certa disonestà, intellettuale stanno leggendo la vicenda. C’è una lettura socioculturale nella sentenza, ed è quella che di fatto secondo i giudici la ragazza si è accorta che i propri comportamenti erano stati visti da tutti e nel timore del giudizio della società ha tentato questa scappatoia. Insomma la assolvono un po’ così, dicendo che siccome la società giudica negativamente una certa libertineria, allora questa ha perso il controllo ed ha ha tentato disperatamente di redimersi gettandosi in questa iniziativa. La trovo una lettura possibile».

    Io:
    «Francamente quel tipo di lettura mi disturba. Io propugno con orgoglio la libertà di approccio sessuale paritario. E rivendico anche il diritto di sfiorare il rapporto sessuale tirandosi indietro in qualsiasi momento. Ovviamente anche l’equivalente maschile che, seppur non documentato, sta cominciando a emergere timidamente. Sto parlando una persona a me vicina, di sesso maschile, che mi ha confidato che in età giovanile sentiva l’obbligo morale di avere rapporti con le ragazze che approcciava anche se parlandoci perdeva ogni forma di desiderio. Quindi sì: anche gli uomini possono fare petting e tirarsi indietro in qualsiasi momento in modo assolutamente legittimo. Dico questo non perché sono femmina (ofemminista) ma perché scindo l’approccio verbale, non verbale e simbolico dalla espressione palese di assenso. Deve essere chiaro, senza ombra di dubbio, l’assenso delle persone coinvolte.
    Trovo capzioso il fatto di ritenere i buttafuori inattendibili perché condizionati dai sensi di colpa indotti dal clamore mediatico. Sensi di colpa di cosa? Se la ragazza fosse stata lucida, come si presuppone, i buttafuori non avrebbero avuto alcun motivo di provare sensi di colpa. Era lucida e dunque perfettamente capace di esprimere la sua volontà. Quindi l’idea dei buttafuori con un “postumo senso di colpa” semplicemente non regge sul piano logico.
    Invece l’idea delle redenzione della ragazza, pentita e piena di vergogna, contrasta totalmente con l’immagine disibinita che ne hanno tratteggiato fino a quel momento. Una ragazza che gira film spinti – si presume con una netta componente erotica sado maso – perché dovrebbe vergognarsi di aver avuto un rapporto multiplo in cui era consenziente? Un film è fatto per essere visto, foss’anche da pochi eletti, quindi la ragazza doveva avere una certa dose di esibizionismo sessuale per poterlo girare. Il punto è che questo non è affare di nessuno, se non suo e non tocca a noi giudicarla: la cosa è perfettamente legittima. La reazione di pentimento e vergogna che le si attribuisce contrasta in pieno con la possibilità un rapporto sessuale multiplo, consenziente e liberamente scelto. Tanto più per una ragazza che aveva fino a quel momento dimostrato di avere pochi freni inibitori. Quindi delle due l’una: se le ragazza è un tipo molto disinvolto non si capisce perché poi senta il bisogno correre ai ripari dopo dopo una gang bang. Peraltro, dal punto di vista della propria immagine sociale, una gang bang è molto meno grave dell’aver girato un film erotico con elementi di “perversione”. Di una gang bang ne è conoscenza solo chi partecipa. Anche ammesso che ciascun partecipante ne parli in giro non avrà mai il potenziale di diffusione che può avere un video. Un film è fatto per essere visto e specialmente se contine una componente erotica ha un potenziale altissimo di diffusione virale. Dunque il panorama prospettato è semplicemente incoerente».

    Mi piace

    Rispondi
  10. Pingback: Il “ma poi” e la campagna #nessunascusa | ruminatiolaica

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...