I nani sono sconvolti. Storie di favole proibite

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I nani sono sconvolti: 49 volumi di favole sono stati messi al bando perché accusati di diffondere la teoria gender. Per rendersi conto delle cose bisogna toccare con mano, così sono andata da Angela, in biblioteca, a leggermi “Piccolo blu e piccolo giallo”, uno dei libri banditi. Prima non ne conoscevo nemmeno l’esistenza così, in un certo senso, devo ringraziare il sindaco censore. A causa del dibattito che ha sollevato il ritiro dei 49 libri, sono venuta a sapere che esisteva quel capolavoro mignon. Parla di due colori, il blu e il giallo, che giocando si confondono e formano il verde. Come verdi, i genitori non li riconoscono e li rifiutano. Allora i verdi si mettono a piangere lacrime blu e lacrime gialle e da quelle lacrime si ricompongono piccolo blu e piccolo giallo. I due amici vanno da papà blu e da mamma blu. Felici di rivedere il figlio, i genitori blu abbracciano entrambi i bambini. Ed è a quel punto, nell’abbraccio, che i genitori blu si confondono con piccolo giallo e formano il verde. Questa, secondo qualcuno, è la teoria gender. È vero, una favola delle 49 parla di un gatto che adotta un uccello, però non era la stessa cosa dell’osannata e adorabile “Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare”? Qualcuno mi spieghi dove sta la differenza: perché “Rosso Micione” è eversivo mentre la Gabbianella è accettabile? C’è anche una storia che riguarda due papà pinguini. E di fronte a questo io non discuto: se a qualcuno non piace, non lo deve mica leggere! Il fatto è che proprio quel qualcuno ha detto: “noi non accettiamo di non poter esprimere le nostre opinioni” e si è messo in piedi, a leggere libri in silenzio. Quei libri vengono dalle librerie di casa ma anche dagli scaffali delle biblioteche pubbliche e scolastiche. Loro hanno avuto la libertà di prendere i libri e leggerli. Io non rivendico che tutti i libri siano letti da tutti né cerco di convincere qualcuno a leggere qualcosa che non vuole. Ma sta di fatto che qualcuno non ha più la libertà di prendere i libri e leggerli. Quell’affermazione – “noi non accettiamo di non poter esprimere le nostre opinioni” – deve valere per tutti, ma proprio tutti, altrimenti conta meno di zero. Questo è proprio uno di quei casi in cui “o tutti o nessuno”. E dunque quei libri in biblioteca ci devono stare, anche se qualcuno non li leggerà e non li vorrà mai leggere. Ci devono stare per una questione di pluralismo, per una questione di rispetto, per una questione di intelligenza. E, se vogliamo, anche di senso dell’opportunità. Vedete? Avete proibito “Piccolo blu e piccolo giallo” ma la prima cosa che ho fatto è stata proprio di andarlo a chiedere in prestito. Non lo avevo mai letto e volevo capire. Non sapevo che il testo era brevissimo e si legge tutto d’un fiato, in biblioteca, tra una cosa e l’altra. A un adulto bastano meno di due minuti per finirlo, se non si sofferma sulla grazia delle immagini e della scelte semantiche. Incuriosita perché Evelina mi aveva detto che c’era una versione video, sono andata a cercarla. Ho scoperto che non c’era solo quella ma ce n’erano anche altre di fiabe proibite: qualcuno si è preso la briga di leggerle, animarle o farle illustrare dai bambini. Non tutte le favole sono reperibili e va detto che la cosa più bella è leggerle nelle sedi giuste: la scuola o la biblioteca. In ogni caso questo assaggio serve a dare un’idea di cosa stiamo parlando. In uno dei libri, “La cosa più importante”, un bambino torna da scuola con il compito di dire qual è la cosa più importante per ricostruire il mondo. Il bambino lo domanda a tante persone diverse ma, invece di una sola risposta, ne ottiene tante: tutte diverse. Vedendo puntare il dito contro “Il pentolino di Antonino” non si può non pensare che si stia proprio cercando di soffocare  la cosa più importante.

Ilaria Sabbatini


La lista dei 49 libri ritirati

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