La sentenza della corte costituzionale americana

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La sentenza della Corte Suprema Americana, venerdì 26 giugno 2015, ha legalizzato il matrimonio gay in tutto il paese. Americano. La sentenza coincide esattamente con il fallimento dei negoziati europei per decidere sul debito della Grecia. No all’estensione del programma di aiuti oltre il 30 giugno. I giornali titolano e riferiscono in modo schizofrenico giocando su nomi dei link che non corripondono più ai titolo reali dei pezzi: Tsipras chiede ai greci un no all’Europa. Rimane il Sole24Ore a mantenere i titoli che annuncia che sono anche i più attenti alle parole: No dei leader europei alla proroga degli aiuti alla Grecia fino al referendum. “Le parole sono importanti”, diceva quello.

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Grecia. Una donna cammina vicino alla scritta: “Signora Merkel le vogliamo ancora bene”.

No, non si possono separare i singoli sentimenti, è tutto insieme appassionatamente: gioia, preoccupazione, frustrazione, ricordi di gente vera malmenata davvero, denunce, battaglie, pianti, feste, delusioni e incertezze. Non sono io, la guastafeste, è che le cose più importanti che succedono non sono mai per caso e hanno sempre un prezzo. Questo prezzo sono tutte le persone che hanno pagato negli anni. Quindi, che questo sia un omaggio a tutti coloro, uomini o donne, etero o omo, famosi o sconosciuti, gay o lesbiche, trans o altro, grazie ai quali è stato possibile.

Divisa a metà, combattuta come sempre, sono preoccupata per una parte degli amici miei e contenta per altri amici. Non per altro ma perché spero che anche loro, qui in Italia, possano arrivare a qualcosa, visto che intorno sta cambiando tutto. Non esistono diritti se non esistono le persone. Per me preoccupazione e gioia non sono concetti astratti ma sono facce, discorsi e gratitudini convidise. C’è tanto bisogno di sorridere. Tutti, ma proprio tutti. Soprattutto c’è bisogno di sorridere per i poveracci ché ce ne sono tanti di tanti tipi. Ci sono ricchi e ci sono poveri anche tra i gay e questo fa tanta differenza per i loro diritti. Ma c’è anche bisogno di tenerezza e di leggerezza. C’è bisogno di ricordarsi che lo stesso paese che ha fatto questa gran cosa – perché è una gran cosa – non ha ancora del tutto abolito la pena di morte, per esempio. C’è bisogno di ricordarsi che in Italia non c’è la legge contro la tortura e qui, gli omosessuali, invece di farli sposare li menano proprio. Ma quelli poveri in genere è più facile.

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