“Batracomachia contemporanea” o “Paralipomeni alla fenomenologia del lavoro”. Gratis.

Oggi è sabato, comincia a fare caldo e non avrei proprio voglia di seguire l’ennesima polemica dei social media. Lo farò per un semplicissimo motivo: i miei amici. I miei amici e tutte quelle persone (in gamba) che convivono col precariato e/o lavorano sottopagati. Falegnami, disegnatori, traduttori, fotografi, ricercatori, consulenti, elettricisti, giornalisti, operai: almeno uno per ogni categoria. Lo faccio perché so quanto pesi a una persona che lavora – senza ricevere un adeguato compenso – il sentirsi paragonare a degli stagisti. Sì, perché l’oggetto della polemica di Jovanotti non è mica il lavoro gratis, sapete. Piuttosto è la madornale confusione tra lavoro, stage, volontariato e la paghetta dei bambini ottenuta con una frase di pochi secondi.  Non ci credete? Allora calma e gesso: ecco il virgolettato del Jova. Ripartiamo da lì:

«I giovani possono lavorare anche gratis, se serve a fare esperienza. (…) Ultimamente ho partecipato con la mia musica a dei festival negli Stati Uniti e in Argentina. (…) C’erano tantissimi ragazzi che lavoravano e mi chiedevo chi li pagasse. Mi hanno detto che erano volontari che per tre giorni avevano deciso di dare una mano. Eppure non erano eventi di beneficenza ma una vera e propria industria, con imprenditori che organizzavano, tanti sponsor. E questi accettano di fare il lavoro gratis? La risposta è stata che sì, comunque è un’esperienza importante, vivono il mondo della musica da dentro. (…) Quando ero bambino andavo a seguire alla sagra della bistecca, alla sagra della ranocchia. (…) Qualcuno mi dava qualcosa a fine serata, ma io comunque mi divertivo come un pazzo. (…) Lavoravo nella cultura, anche se facevo il cameriere alla sagra della ranocchia».

Testuale. L’ha detto per davvero: montare palchi, la sagra della ranocchia e tutto. Francamente se io fossi un montatore di palchi – gratuito o stipendiato – mi incazzerei non poco ad essere paragonato a un bambino che porta i piatti alla sagra della ranocchia e magari gli allungano qualche spicciolo. Credevo che leggendo la dichiarazione per esteso le cose sarebbero migliorate. Quando c’è di mezzo un personaggio famoso è ovvio che si tenda a montare la polemica per attirare l’attenzione. Invece no: una volta tanto la dichiarazione completa è peggiore dei titoli. Qui ci sono le pagine del Fatto e di Repubblica che riportano il virgolettato del Jova: Jovanotti_fare esperienza  Jovanotti sul lavoro gratis. E qui c’è il video del suo intervento così tutti possono valutare se e quanto è stato frainteso.

Considerazione number one: a chi la racconti che da bambino vai a fare il cameriere alla sagra della ranocchia perché è una cosa formativa? Ci vai perché ti diverti. Punto. E non te ne frega nulla della formazione. Perché non hai bisogno di soldi ne’ di lavorare. Infatti quello non è lavoro e non è nemmeno uno stage. Quello è tenere impegnato un bambino e allungargli una mancetta.

Considerazione number two: se a vent’anni mi avessero detto di partecipare al festival del soul, avrei portato l’acqua con le orecchie, altro che gratis! Non lo fai per l’esperienza, lo fai perché puoi vedere il festival gratis in cambio di lavoro gratis. E siccome a quell’età non hai molti soldi (salvo eccezioni) ti arrangi come puoi. È uno scambio. Do you understand “scambio”?  Due sillabe: “Scam-bio”, pron. [‘skambjo].

Considerazione number three: mio marito è andato a montare palchi per anni – e lo pagavano – allo scopo di vedere i concerti gratis. Tu lavori e l’organizzazione ti assicura, ti da da mangiare e da bere. Poi ti vedi il concerto senza cacciare una lira. È questo il motivo per cui ci vai non per chissà quale ambizione formativa.

A mio parere c’è una differenza che nessuno dovrebbe mai permettersi di sminuire. Tantomeno il Jova, dato che un incidente mortale è accaduto proprio durante l’allestimento di uno dei suoi palchi. Se sei un bambino e porti i piatti di plastica alla sagra, al massimo inciampi e ti sbucci le ginocchia. Se monti i palchi e inciampi, ti cade addosso un’americana o anche solo un faro, al massimo ci muori. Direi che è una gran bella differenza. Ergo, chi fa lavorare delle persone, giovani o vecchie, a montare i palchi senza almeno un’assicurazione va denunciato. Sic et simpliciter. E se tu assicuri una persona, mi sa che quel lavoro non si può più considerare gratis. Comunque mio marito ha fatto proprio quel lavoro e la presenza di un’assicurazione non è per nulla scontata.

Se vi chiedete se sono arrabbiata la risposta è sì, sono molto arrabbiata. Se vi chiedete perché vi dico che c’è un buon motivo: sul lavoro non si scherza, specie se si tratta di un lavoro rischioso. Quando ho sentito palchi+gratis mi è venuta agli occhi un’immagine: era quella di un mio coetaneo con l’orbita frantumata. È definitivamente volato giù da un tetto prima di arrivare ai quaranta. Perciò sì, sono piuttosto irritabile sull’argomento. Parlare di gratis per un lavoro faticoso e con una discreta dose di rischio, in un paese dove nel 2015 gli incidenti sul lavoro sono stati 121 in due mesi (due al giorno tutti i giorni, weekend compresi) non è una semplice leggerezza è proprio una cazzata. Chiunque pretende di dire che montare i palchi è un gioco non sa di cosa parla o ha fatto solo i concerti della parrocchia. Andate a vedere questa notizia: «Crolla il palco del concerto di Jovanotti. Muore studente-operaio. “A 5 euro l’ora”». Molto formativa l’esperienza. Peccato che il giovane non possa più godere di quell’insegnamento.

Giusto per chiarezza, l’incidente è avvenuto nel 2011 quindi molto prima dell’esternazione del nostro. E il Jova dove stava? A rollarsi le canne mentre parlava con Madre Teresa? NON è colpa sua, ovviamente, ma dopo un evento del genere sarebbe meglio che uno ci pensasse prima di aprire bocca. Diciamo per rispetto. Diciamo per senso dell’opportunità. Diciamo per solidarietà umana. Credo infatti che l’insofferenza manifestata nei suoi confronti sia molto più complessa di una reazione a un’affermazione non condivisa. È la coerenza il motivo per cui molti – soprattutto giovani – non perdonano al Jova. Se uno fa l’ambientalista, il terzomondista, il pacifista, il castrista, cita Madre Teresa, Ghandi e Malcolm X, poi dice quello che ha detto – dopo quello che è successo al suo palco – come si fa a evitare di pensare che ci sia qualcosa che non torna a livello di coerenza o a livello di consapevolezza?

La mia semplice conclusione è che, oltre pochi mesi di formazione, bisogna rifiutare il lavoro non pagato. Credo che tutti da ragazzi abbiamo fatto qualche attività gratuita. È una cosa corretta e normale. Però se si parla di valore formativo il lavoro, pure quello giovanile, andrebbe pagato: anche poco ma pagato. E soprattutto andrebbe tutelato assicurativamente. Perché è questa la formazione che insegna ai ragazzi a dare valore a quello che fanno.

Poi c’è il volontariato, ed è una cosa che riguarda la comunità. Il volontariato è una cosa buona, non si discute. Insegna la gratuità nel rapporti tra le persone. Ma dev’essere rivolto alla comunità, non al profitto di una terza parte. Io ho fatto la volontaria in biblioteca. Dal nostro gruppo di bibliotecari volanti dipendeva il prestito in un momento difficile dell’istituzione: se noi non ci fossimo stati la gente non avrebbe potuto prendere i libri. Quindi sono molto orgogliosa di averlo fatto e di averlo fatto gratis. Ma il volontariato è una cosa diversa dal lavoro e lo stage è una cosa diversa ancora. Lavorare gratis non è sano per chi lavora e tanto meno per i propri colleghi perché è concorrenza sleale.

Se è gratis, poi, non si chiama nemmeno lavoro si chiama stage. E per inciso pure quello è tutelato. La differenza è che il lavoro è tale proprio perché pagato. Tutti più meno abbiamo fatto stage, non solo in gioventù. Tanti di noi, purtroppo, ancora oggi stanno lavorando gratis. Non dico nonostante le lauree e le qualifiche sulla carta, dico proprio nonostante la dura gavetta che in teoria dovrebbe formare per accedere al lavoro vero. Oggi si passa da un apprendistato all’altro, pochi soldi, nessuna garanzia, nessuna pensione, sfiducia nel futuro. Un concetto che si può esprimere nella famigerata formula di tante offerte: “cercasi apprendista con comprovata esperienza”. O nella simpatica variante: “cercasi apprendista, portare curriculum”. Diciamoci una cosa con molta chiarezza, una volta per tutte. Il lavoro gratis che vada oltre pochi mesi di formazione – e di sicuro oltre i trent’anni d’età – si chiama sfruttamento.

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Alla fine della fiera quello che rimane è una sequela di lavoratori bistrattati che si sono incazzati alle affermazioni del Jova. Questi lavoratori non sono permalosi ne’ hanno la puzza sotto il naso all’idea di rimboccarsi le maniche. Non hanno nemmeno frainteso quello che ha scritto il Jova paragonando l’imparagonabile: la mancetta di un bambino, i montatori di palchi, il volontariato e il lavoro tout court. Qui parliamo di pagare bollette, affitti, supermercato e magari mantenere i figli, per chi se li può permettere. Le persone che lavorano gratis danneggiano i propri colleghi. Gli stage, peraltro, dovrebbero essere una cosa diversa dal lavoro gratis. Ma la realtà è che stiamo parlando di stagisti a cui vengono affidati lavori di alto profilo a danno dei professionisti. Poco importano gli scarsi risultati, l’importante è risparmiare: mica stiamo a guardare il capello.

Mi dispiace, non viviamo nella dimensione parallela che qualcuno ha in mente. Non viviamo nel migliore dei mondi possibili dove le cose vanno come dovrebbero andare. In una condizione ideale lo stagista dovrebbe imparare un mestiere mentre il professionista dovrebbe essere pagato perché svolge quel mestiere. Invece nel mondo reale meno ti pagano meglio è. A prescindere dalla competenza, a prescindere dalla qualità, a prescindere dall’esperienza. E questo non è più argomento da discorsi leggeri.

Ma c’è una cosa positiva in questo polverone. Finalmente la mia generazione può vedere un fatto nuovo: puntare il dito contro chi lavora gratis.

Ilaria Sabbatini

Ps. Ringrazio Francesca, Cinzia, Marco, Roberta, Giulia, Antonio, Matteo e tutti coloro che mi hanno permesso di chiarirmi le idee. Uno speciale ringraziamento a Roberto Mastroianni per l’immagine di copertina. Olmo era un leggendario cacciatore di rane da piccolo ma da grande si faceva pagare se faceva qualcosa.

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Un pensiero su ““Batracomachia contemporanea” o “Paralipomeni alla fenomenologia del lavoro”. Gratis.

  1. stefaudio

    ciao Ilaria, lo scrivo qui che è un po’ che leggo le tue rimuginazioni sulla vicenda. Stavolta non sono d’accordo con te, non perché sia un “fan” di Jovanotti, ma perché quando uscì la dichiarazione con tutti gli attacchi conseguenti andai subito ad ascoltarmi l’intervista incriminata. Io ascoltando con mente aperta, non pensando che era un arricchito (se con merito o no è un altro discorso) quello che parlava, ma una persona entusiasta che prendendo ad esempio quel festival sudamericano (quindi magari un po’ lontano dalla nostra realtà?), in realtà ricordava quello che abbiamo fatto un po’ tutti, da molto giovani. Ciò che fanno fare tuttora ai bambini alle sagre e sagrette anche delle nostre zone. Servono ai tavoli, girano,portano cose, ma si divertono perché per loro è un gioco, un gioco che comunque serve ai gestori delle sagre stesse per limitare i costi (diciamolo).
    Nella stessa intervista il Jovanotti dice sempre che il lavoro va pagato il giusto, ma che era accaduto anche a lui come a milioni di ragazzini di farlo gratuitamente.
    Non ci ho visto tutta quella strumentalizzazione che ci han visto i soliti (si) denigratori e per una volta, l’unica, mi son trovato d’accordo con la di solito criticabile Lucarelli.
    D’accordo per il senso critico e per le direzioni impreviste che possono prendere le parole, ma quello che ho letto io tra i detrattori è stata molta cattiveria, luoghi comuni come se piovesse.
    Se si ascoltano le stesse parole con orecchie prevenute si può intendere tutto e il contrario di tutto.
    Io sarò il solito buonista, ma per me è stato molto strumentalizzato, come ho riletto per l’ennesima volta nell’orrendo articolo che ti hanno linkato sul tuo profilo fb e che ti ripropongo qui in link http://micidial.it/2015/06/jovanotti-il-piccoloborghese-piu-alto-ditalia/ come sunto di quanto detto finora.
    Poi avremo modo di riparlarne anche a voce, ma quando si parla di qualcuno famoso si finisce sempre così, coloro a cui non piace artisticamente ne sono sempre anche feroci detrattori, quelli a cui piace e che forse lo conoscono un po’ di più ne sono spesso anche difensori.
    Io qui difendo l’uomo, perché memtre da ragazzo era davvero un coglione, da uomo è davvero un Uomo anche piuttosto intelligente, dietro quell’aria un po’ così.
    Alla prossima cena, così sapremo di cosa parlare 🙂

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