8 donne per 8 marzo

di Ilaria Sabbatini per CUCO – Cultura Commestibile, n 13 

(dal progetto Voglio essere un cuore pensante – Donne oltre le persecuzioni, Capannori, 2010)

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Nel 2010 mi è stato proposto di partecipare come storica a progetto che, partendo dal tema della shoah studiasse se esisteva un approccio tipico delle donne rispetto alle violenze che le avevano coinvolte. Accettai e il progetto prese forma in seno a un gruppo di lavoro quasi interamente al femminile creato dagli assessorati alla cultura e alle attività giovanili di Capannori. Ringrazio per questo Loredana, Anna, Serena, Elena, Cinzia, Gianni, Marco, Alida, e tutte le persone con cui ho avuto il privilegio di lavorare in quell’occasione.

L’idea si tradusse in una mostra che adottò come titolo un passo dei diari di Etty Hillesum, la giovane scrittrice olandese morta nel 1943 nel campo di Auschwitz. Con l’affermazione “Voglio essere un cuore pensante” la Hillesum interrogava tutti noi su un punto preciso: si può resistere alla discriminazione e alla violenza con uno spirito che non si lasci sopraffare dalla paura e dall’odio?

Quando si commemorano le figure del passato se ne piange la perdita, se ne esalta il coraggio, se ne addita il sacrificio. Si ricordano “in morte”, insomma, o comunque nel loro essere vittime. Ma alcune donne, invece, possono solo essere celebrate “in vita” e nel superamento della condizione stessa di vittime.

La Hillesum, dal cui diario è partita l’idea, non è stata solo Etty l’ebrea, Etty la perseguitata, Etty la martire del lager. Certo, è stata tutto questo. Ma è stata anche Etty che ha trovato una via d’uscita alla negazione di ogni dignità umana riaffermando la propria inalienabile natura umana. Etty, nella condizione di crescente restrizione in cui è stata costretta a vivere, con la sua intuizione di unire cuore e cervello, ha riscattato la prigionia, ha superato la paura, ha ricostruito la dignità negata di quegli uomini e quelle donne tormentati.

In nome della lezione della Hillesum questo progetto non è stato commemorativo ma propositivo. Propositivo di un modello che viene delineato dalle figure descritte, attraverso le loro storie e i brani del loro pensiero. Non perché siano compatite o omaggiate ma perché possano provocare, oggi e sempre, le nostre coscienze.

Questa non è una raccolta di immaginette oleografiche. Non sono donne da santificare laicamente. Sono donne normali dalle cui scelte è scaturita l’eccezionalità. Nessuna di loro era soltanto una vittima quando veniva colpita, umiliata, stuprata, esiliata, internata. In loro c’erano già i germi di una irresistibile volontà di non abbandonarsi alla propria condizione. Le loro storie sono vicine. Le loro storie sono le nostre storie.

È per noi stesse e per tutte loro, passate o recenti, per tutte le testimoni piccole e grandi della dignità umana, che possiamo sperimentarci come “cuori pensanti”.

Ilaria Sabbatini

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3 pensieri su “8 donne per 8 marzo

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