E ora la pubblicità

Collezione organizzata per categorie delle pubblicità a sfondo sessista.

Violenza

 


Carne

 


Genitali


Pratiche sessuali


Rapporti di potere


Stereotipi


Voyerismo


Allusioni verbali

 


Giochi di parole


Figa


Piselli e patate


Tanto per…


Ironia?


 

Old Style

 

La violenza nella pubblicità: i casi di Dolce & Gabbana e Relish Publisessismo, sguardi sulla pubblicità sessista

Server Donne – Dolce e Gabbana_ ritirate questa pubblicità violenta e sessista

La gnocca e la pubblicità

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La prosciutta – il video non è visibile perché tutte le volte che lo carico sul mio canale youtube viene cancellato per supposta violazione del copyright segnalata dall’azienza. Ho smesso di caricarlo perché se l’avessi fatto un’altra volta il mio canale youtube sarebbe stato chiuso. Faccio notare che tutti gli altri video e spezzoni della trasmissione televisiva “Scherzi a parte” si possono rintracciare con estrema facilità su youtube tranne questo. Per questo lascio il link morto, perché a mio parere testimonia la consapevolezza di una situazione da parte della produzione. Provo però a rimettere il video linkandolo da Dailymotion.

Anche da Dailymotion è stato cancellato. Allora andiamo a ripescarlo direttamente dalla pagina di mediaset dal minuto 8.00 potete vedere il clou di questo video

http://www.video.mediaset.it/video/scherziaparte/scherzi/300957/la-prosciutta.html#tc-s1-c1-o1-p1

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Da dividere con gli amici

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La pubblicità  di FATFREEFILMS – Dir. Milovan Radovic (per Sagafalabella)

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Gli stereotipi della pubblicità visti dai pubblitari dell’agenzia BOH!

Se gli uomini prendessero il posto delle donne nella pubblicità

Buzzfeed ha avuto l’idea geniale di ricreare 3 pubblicità famose invertendo il ruolo della donna e dell’uomo. Doritos, una catena di Fast Food e GoDaddy.com avevano orientato le loro campagne pubblicitarie sull’influenza esercitata dalle donne sexy. Una pratica spesso denunciata che vede la donna utilizzata come oggetto di desiderio sessuale per vendere un prodotto. Anche se alcune di queste pubblicità sono ironiche, vedere uomini in posizioni scandalose fa riflettere sulla ridicolosità degli spot immaginati da alcune aziende

 

Pensiero altro

Non ho mai amato troppo le giornate dedicate alla lotta contro soprusi e ingiustizie di vario genere o a favore di diritti e garanzie di base. Non perché non sia d’accordo con questo tipo di mobilitazioni, ovviamente, ma temo sempre che queste giornate funzionino da valvola di scarico; circolano parole, testimonianze, dichiarazioni anche impegnative ma poi i riflettori si spengono, le coscienze anche e si attende la ricorrenza dell’anno successivo. La giornata di oggi però, contro tutte le forme di violenza perpetrate contro le donne, mi impone riflessioni, forse banali e superficiali ma per me urgenti, che avrei voglia di condividere soprattutto con i miei amici e conoscenti maschietti. I messaggi che circolano e lo spirito che li anima devono essere rivolti in primo luogo a noi maschi, non alle donne. Siamo noi la questione centrale, non dimentichiamolo mai. Siamo noi il problema. Siamo noi gli autori di quelle violenze, di quelle volgarità, di quei soprusi che oggi si dichiara di voler combattere. Individualmente possiamo anche non sentirci responsabili perché ci reputiamo buoni mariti, compagni e padri ma a livello collettivo siamo coinvolti tutti. Ognuno di noi contribuisce, direttamente o meno, ad alimentare quella mentalità subdolamente maschilista che si annida in un numero incredibilmente alto di aspetti del nostro vivere quotidiano: giornali, televisione, pubblicità, mercificazione sempre più spregiudicata e poi violenze, di ogni tipo, fisiche e psicologiche.
Ma siamo noi uomini a doverci interrogare sul serio, a metterci in discussione, a protestare e combattere con veemenza quando altri uomini contribuiscono a questa vergognosa deriva. Il nostro silenzio ci rende complici anche se il nostro rispetto nei confronti delle donne è indiscutibile. Invece mi guardo intorno, leggo gli articoli e i post più interessanti, seguo le iniziative più coinvolgenti e registro con rabbia e stupore che quasi sempre sono prodotti da donne che esprimono con coraggio la loro ribellione. Quelle voci sono meravigliose, voglio continuare a sentirle, la mia coscienza ne ha bisogno come l’aria; ma a quelle voci ne devono corrispondere mille volte di più altre, quelle degli uomini che prendono consapevolezza di una questione centrale per la nostra qualità della vita e la affrontano senza paure, vergogne o peggio supponenza. Dobbiamo parlarne assolutamente, magari tra di noi prima di tradurlo in una discussione più ampia, ma bisogna che sui social e nelle associazioni questo aspetto venga dibattuto senza più remore. La giornata di oggi è dedicata a noi uomini e a una delle nostre peggiori espressioni. Non è facile parlarne i modo costruttivo ma secondo me è assolutamente necessario. (Luca Mantelli)

 

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13 pensieri su “E ora la pubblicità

  1. stefaudio

    Dunque, premesso che il grosso del mucchio sono pubblicità davvero truci (quelle del “montami”, “dove glielo metteresti” etc etc) ed altre solo richiamanti un modello di donna come troia da bordello (tutte quelle con la donna nel costume classico del sogno erotico dell’italiano medi -ma poi qual è oggi l’italiano medio?- devo dire che alcune sono piuttosto ironiche o usano l’immagine anche cruda per idurti a pensare: Toscani su tutti (per me è un genio della comunicazione), ma anche la coop con Cocco Siffredi e bread is life sono carine e ironiche.
    Se la maggioranza è di un certo tipo è perché i pubblicitari -purtroppo- conoscono i loro polli, ma è anche vero che se da loro ripartisse una rinascita potremmo dire di viverer in un paese già un pochino nigliore, anche perché le pubblicità intelligenti sono spesso provenienti da altri paesi.
    Quello che non capisco è che siamo anche in tanti a voler cancellare il clichè di Italia=pizza chitarra mandolino romanticismo, ma forse sono di più quelli che ci rendono ancora ridicoli agli occhi del mondo.

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    1. ruminatiolaica Autore articolo

      Quelle di Toscani per me sono l’esatto contrario di quello di cui le si volute accusare. Rovesciano la logica e per questo le trovo niente affatto offensive. Trovo interessante anche la pubblicità “Play”, che essendo legata a un prodotto erotico ha senso. Cocco Siffredi è solo scema. Le ho mischiate ci hai visto bene. Per esempio io trovo irritanti anche quelle “politiche” benché sembrino innocue, non perché mostrano ma perché modellizzano e questo da un partito di sinistra non lo accetto. Ho notato che proprio le pubblicità di prodotti come condom, lubrificanti e simili sono quelle meno sessiste, anche se il sesso è molto più presente. E la figura femminile non è per nulla penalizzata ma gioca alla pari con quella maschile. Forse anche questo è un segno di una doppia morale che ci portiamo dietro da tempo.

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      1. stefaudio

        Si Play piace molto anche a me, è divertente e perfetta per il tipo di pubblicità. Cocco Siffredi oh, a me mi garba un casino :-), perché è divertente (non so se lo hai mai sentito parlare, tra l’altro, non è uno che ragiona col pisello eh).
        Per tornare all’argomento, è un problema di target medio. Mi sembra di essere alle elemantari dove le battute erano quelle primitive, tutte a base di merda cazzo culo tette. Sembra che l’italiano medio si trovi ancora alle scuole elementari.

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  4. cavallogolooso

    Io mi occupo di questo; non lo faccio da decenni, ma da un decennio si. E “parto dal basso”: il mio è contatto diretto con le persone che nelle pubblicità vengono rappresentate. La dinamica con cui questo succede, credo, la troveresti illuminante. Io fermo le persone per strada. Non mi servo mai di modelli professionisti (e questo dovrebbe bastare per dire che la bellezza NON è idealizzata: il mio è un mercato low budget, quello che sta mettendo alle porte la fotografia classica per motivi di costo – il massimo del mio photoshop è togliere grossi brufoli: se la pelle è butterata non ti chiamo – e di gente splendida è pieno il mondo).

    I maschi NON VOGLIONO essere rappresentati. Si vergognano, si trovano brutti, sono insicuri, si sentono ridicoli.
    Le personedisessofemminile di qualsiasi età, che siano bambine, ragazzine, ragazze, giovani donne, donne, donne mature, donne anziane sono molto propense a mostrarsi, ovunque. Posano per un prodotto purché in cambio possano avere una foto dove sono strafighe come si sentono in effetti di essere. E il mio non è un calcolo: per mia passione per la bellezza del corpo femminile io faccio direttamente nudo artistico: non alludo, sono diretto. Quello però non è ciò che faccio in pubblicità.
    Dicevo: non sono io a chiedere di rappresentare le personedisessofemminile in veste di splendide dee nel bosco, di seduttrici da strada (non prostitute, ma proprio ragazze molto “dure” mangiauomini, in ambienti di strada, il più degradati possibile per espressa richiesta delle interessate), statue della meraviglia straordinaria in barba a ciò che due secondi prima era “ma le donne non sono così, quello è un ideale”.

    L’ultima ad avermi lasciato secco è mia sorella: aveva necessità (qui vorrei bestemmiare per il mondodimmerda) di avere una foto “che mi ringiovanisca” per trovare lavoro. Lei ha qualifiche su qualifiche, esperienza, ed infatti è vecchia. Io ho smesso di avere a che fare con quel mondo quando mi sono accorto che guardavano la data di nascita. Lei no. Comunque io ho usato ogni artificio possibile (prima del fotoritocco) per renderla meno rugosa, meno con le occhiaie, luminosa. Tutta roba standard sia nel ritratto in studio (da sempre), sia nella moda. Cambia solo la modella: la modella figa diventa PIU’ figa, la modella scronda è meno peggio. E’ mia sorella, quindi se qualcuno dice che è scronda muore. Ma io posso 🙂 Al massimo mi mena lei! 😀 ok, torniamo seri. Ora : lei sottoscriverebbe ogni singola parola di questo blog, ha visto ogni film sul genere “il corpo delle donne” e ovviamente si indigna per l’oggettificazione della donna. Dunque le ho chiesto se preferiva che la ritraessi in modo naturale, senza artifici di sorta. Mi ha detto “col cazzo: io userò tutte le armi delle altre donne: questo è il mio turno!”.

    Sic.
    Frequentando molte più donne e ragazze grazie a questo mestiere ho scoperto molto (e statisticamente molte cose che prendiamo come stereotipo sono semplicemente talmente frequenti che… trai tu le conclusioni) del comportamento, della psicologia. Potrei facilmente manipolare qualcuno, immagino. Ma preferisco ascoltare ed imparare. Penso sempre che sia più bello favorire un carattere già esistente che piegarne uno: è proprio più bello. Se una persona ha l’esuberanza per mostrarsi e le fa piacere, io sono con lei. Se una persona è più intimista ma ha quel pizzico di vanità per piacersi un po’ , sono sempre li. Se uno si diverte a fare il deficiente con me, dato che ho un’età mentale di 17 anni circa – forse meno – io sono sempre li: giochiamo. Informo sempre tutti dell’uso POSSIBILE della loro immagine, che spesso sfugge al mio controllo.

    Le donne sono molto più consapevoli di quello che sembra è il loro freno principale ad esplodere in esuberanza – qui siamo in provincia – sono le-altre-donne. Le donne se ne fregano assai degli uomini. Guardano quello che dicono le altre donne. Chi ha spinto le ragazzine delle medie a fare sesso obbligatoriamente prima di uscire dalla terza media? (lo avrai letto) Le altre ragazze: tant’è vero che i ragazzi che prima stentavano a fare la prima esperienza perché “sei sfigato”, ora semplicemente obbediscono all’ordine “altrimenti ti sputtano”. Due mie vicine di casa hanno scoperto che ero fotografo: tutte mi hanno chiesto di fare foto molto sensuali: entrambe perché “lo ha fatto anche una mia amica e io non sono certo da meno”.

    I maschi in tutto questo esistono poco: sono dei piccoli elettroni che contribuiscono a dare energia all’autostima in cui queste personedisessofemminile attingono volontariamente. I maschi semplicemente si buttano giù e giù rimangono. Quelli che si prestano vogliono solo soldi: rarissimi sono quelli che – molto giovani – si vogliono dare un tono: ma lo fanno sempre e solo per motivi sessuali: trovare donne. Quindi per gli uomini l’aspetto sessuale (di ricerca) è fondamentale: gli uomini usano ogni cosa possibile (potere, soldi, immagine personale, capacità di risolvere problemi altrui) per scopare. Da adulti invece si sentono sempre inevitabilmente brutti (98%).
    Le personedisessofemminile con le quali (non sono poche) ho avuto rapporti professionali (miei, per loro era “avere delle foto professionali”) non prescindono dal loro aspetto esteriore: molte ragazze sono PLURI laureate e dichiarano “si ma pensi che non possa essere figa? ti faccio vedere io!”.
    Se pensi che sia un marpione che usa la professione per trombare ti sbagli: non ho un gran giro di soldi e l’unica cosa che ho è la reputazione. Sputtanarmi sarebbe un attimo. Sono sempre a disposizione, ma passivamente: se a qualcuna piace la merce: è gratis. Ma io sono uno di quei maschietti: mi faccio schifo e non penso sia di interesse a qualcuno.
    Trovo però la bellezza un dono (forse proprio perché non ce l’ho) e la ammiro, la catturo anche se lo fanno gli altri.
    La fiducia che le persone (e qui di ogni sesso ed età) mi concedono dischiudendosi con più o meno fatica è un dono ancora più grande di cui io non smetto di essere grato.

    Tu sei un’esperta, ma i numeri delle mie vendite parlano chiaro (cerca tu, mi interesserebbe, quante GRAFICHE e quanti GRAFICI ci sono nel mondo: sono i miei clienti): uomini forti, donne fighe. Non esiste altro. Ho fatto circa un anno con donne normali: sceglievo espressamente quarantenni normali. Come uomo le trovavo di bell’aspetto, ma come fotografo sapevo che erano terribili: perché normali. La foto ed il video sono impietosi: puoi usare dei trucchi, ma a quarant’anni ne mostri sempre cinquanta. Non importa: ho fatto l’idealista.
    In accordo con le modelle stesse, ho usato le foto SOLO se loro erano d’accordo (questo nel mio mercato non si fa: si accetta o non si accetta e basta e poi le foto escono dal tuo controllo) . E qui c’era un primo blocco: moltissime donne hanno detto – dopo ore a dire che le donne erano altre, che erano normali e bla bla – “assolutamente no, faccio schifo”.
    Il secondo blocco, dopo un “ok, io sono questa e va bene così” è stata la reazione delle vendite: ZE-RO. Sai cosa vuol dire ZERO per uno che fa un lavoro? Posso vendere l’olio extravergine e il latte di malga, ma se la gente vuole l’olio di gomito di cimice e il burro fritto, se voglio vivere io gli do il burro fritto (e con doppia panatura di gattini). Le foto più richieste vanno verso la perfezione. Certo, impatto emotivo, freschezza, naturalezza (ricostruita, non reale) … ma sempre uguale: donne fighe, uomini forti. Al massimo uomini scemi, pagliacci, simpatici.

    In parte – questa ultima faccenda dello humour – è che in effetti (ora incazzati) “voi donne” non fate tanto ridere. Sono rare, rarissime, le donne che non fanno sarcasmo ma fanno umorismo, sano, ottimo umorismo dove ti pieghi in due dalle risate.

    Di ognuna di queste cose, mi aspetto, mi risponderai che tutto questo è quello contro cui ti batti, che è una costruzione, una sovrastruttura, che non nasciamo così, eccetera.

    Io da alcune femministe di vecchia data ho imparato che si sono rotte le palle di combattere contro uomini E donne: rivendicano il diritto di fare quello che gli pare, che è molto di più che di essere “come gli uomini”. La pubblicità che citi sulla gamba “gay” la dice lunga su questo. Rivendicano il diritto di essere troie quanto vogliono (sic) e se vogliono, di non esserlo affatto, di vestirsi per strappare mutande o anche di passare inosservate. Sono le stesse persone.
    E io questo lo capisco: io sono la stessa persona che produce e fruisce di una immagine segnatamente pornografica e che allo stesso tempo si preoccupa se una persona religiosa sta perdendo la fede, io che sono contro. Perché siamo complessi: non siamo una sola cosa. Non significa che se conosciamo la forza di una immagine violenta siamo per questo a favore della violenza.
    Io personalmente considererò che siamo LIBERI nel mondo dell’immagine quando vedremo la pornografia in TV e censureremo gli horror: scopare è construens, andare contro la volontà di qualcuno, in qualsiasi modo, no.

    Ok, ci siamo presentati 🙂

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  5. Ruminatio Autore articolo

    Sono senza parole. Mi ci vorrà tempo a metabolizzare tutto 🙂 Riguardo a tua sorella, il problema di non sembrare vecchi è anche dovuto a un modo di intendere il mercato del lavoro, non solo a una questione estetica. In ogni caso la capisco e non la giudico. Anche perché sono poco interessata a giudicare chicchessia.

    Tu parli, in pratica, di rifondare un’estetica il che per me è molto interessante: faccio foto e ho una mia idea di estetica che non è certo quella patinata. Come fotografa il problema principale è che trovo noiosa l’estetica tradizionale perché pochi hanno lo scatto di genio di un Ferdinando Scianna. Ma è palese che una cosa è la fotografia e un’altra la fotografia pubblicitaria, anche se le due cose non si escludono necessariamente.

    Ora, secondo me, la sfida è valorizzare il non conforme. E questo approccio sta prendendo piede anche in alcuni ambiti commerciali. Personalmente cerco di superare l’idea di bello e di brutto anche se non è facile, ovviamente. Cerco di superarlo non per una questione etica ma proprio perché non mi dice più nulla. È facile fotografare una persona tradizionalmente bella, molto più difficile fotografare una persona che non risponde a quei canoni e valorizzarla davvero. Molto più difficile ma anche molto più interessante.

    Per inciso non ho pregiudizi su chi lavora con le modelle e i modelli. E non ho pregiudizi su chi lavora col nudo sia femminile che maschile. Le pubblicità che ho collezionato sopra però hanno un altro problema. E non è solo questione di stereotipare l’idea di bellezza ma di attribuire ruoli ed etichette, costruire un immaginario da cui poi non si riesce più a scappare. Una delle pubblicità più brutte per me è quella delle Nikon dove al papà si rifila la macchina fotografica e alla mamma l’aspirapolvere: come potrai verificare l’immagine è tutt’altro che sessuale. Macchina fotografica per i maschi, aspirapolvere per le femmine. E questo è quanto. Beh, cari creativi, che dobbiamo fare noi femmine? Scusarci se ogni tanto ci allontaniamo dai fornelli e dalle faccende di casa?!

    Un discorso diverso va fatto per Tom ford che mette il profumo tra le cosce di una tizia e gli altri che illustrano situazioni di violenza aperta, omicidio, sopraffazione, umiliazione perché creano comunque un immaginario. O meglio: rafforzano un immaginario che è già presente e al quale si collegano per fare presa. Per vendermi una borsa o una cravatta mi devi proprio immortalare uno che strangola una? Hummm, no aspetta, fammi capire come ragionano quei pubblicitari perché mi sfugge qualcosa. Vuoi la riprova? È presto detto: perché la pubblicità non ha prodotto campagne basate su foto di una che strangola uno?

    Preferisco davvero gli horror perché contengono quasi sempre una dose di ironia. Nel peggiore dei casi sai che comunque è tutto finto. Mentre certe pubblicità si prendono molto, molto sul serio. Per inciso: sappi che sono una fan dell’horror e censurare gli horror non è una buona idea. Che vadano in televisione non mi risulta ma visto che non ho più la Tv non sono certa. Non è che vanno sui canali a pagamento? Del resto sui canali a pagamento immagino ci si possa trovare anche la pornografia 😉

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