Il cono e il calippo

Dunque vediamo, “ci sa fare col gelato” dice la didascalia. Pare si tratti di gelato al cioccolato, un cono, per la precisione. Ha poca importanza che lì ritratta ci sia una ministra piuttosto che un’altra. Qualcuno chiede: perché per la Madia si e per la Pascale no? Ma santiddio: la Pascale l’ha fatto a bella posta. È evidente: nella sua interpretazione del calippo c’era tutta l’intenzione di dare vita a una metafora sessuale. E comunque niente a che ridire sulla libertà della ragazza di simulare un atto di sesso orale. È stata libera di farlo e l’ha fatto. Quell’altra no.

Ora però facciamo un po’ di esercizi di immaginazione. Cambiamo la faccia alla protagonista, un po’ come fosse il face in hole, e vediamo cosa succede. Basta visualizzare la stessa fotografia con volti diversi e soffermarsi a registrare le proprie reazioni. Via la Madia dentro la Boldrini: il gioco dello stereotipo funziona e suona ancora offensivo. Provate a figurarvi la Boschi, la Meloni, la Bonino e ancora altre. Funziona con tutte perché sono donne di potere e abbinarle a un atto sessuale risulta oggi una gogna. Solo se si è femmina però, questo è scontato. Che lo si faccia per significare che qualcuna è trombabile, trombante oppure intrombabile la sostanza non cambia*. Pensate alle frasi “Culona inchiavabile”, “Più bella che intelligente”, “Nessuno stupra Kyenge?” [detto da una donna n.d.r.], “Cosa succederebbe se ti trovassi la Boldrini in macchina?”. Siamo su quella lunghezza d’onda lì.

Il fatto è che queste donne una sessualità ce l’hanno davvero. Però è privata e non la mettono in piazza. Donne in politica, che magari hanno anche una soddisfacente vita sessuale. È questo lo scandalo su cui gioca il giornale Chi? Sembra più la scoperta dell’acqua calda, a dire il vero. Eppure è ancora una volta l’intramontabile idiozia del sesso concepito e rappresentato in forma di sopraffazione mediante l’allusione alla penetrazione. Sia detto senza offesa, ma sarebbe anche l’ora di cominciare a concepire i ruoli in modo un tantino più dinamico. E magari anche di ridiscutere la sopravvalutazione della genitalità maschile.

Comunque, se vogliamo continuare il gioco del face in hole possiamo provare a mettere altri visi al posto delle donne di potere. E il meccanismo in qualche modo si inceppa. Non ci sono sollevazioni pubbliche, non ci sono interventi della politica, non c’è “l’indignazione del web”. Intendiamoci: non è un male sottolineare il rispetto dovuto alle alte cariche dello Stato. Ma qui si viaggia a due velocità e la situazione, in trincea, è molto peggiore del caso del cono gelato. Direi anzi che lo scandalicchio del cono gelato è esattamente figlio della diffusione di quegli stereotipi di genere di cui non riusciamo a liberarci. Che continuino a sopravvivere i più retrivi luoghi comuni lo dimostra un banalissimo fatto sotto gli occhi di tutti: il gelato di Renzi non ha sollevato la minima ironia a sfondo sessuale mentre quello della sua ministra è diventato subito una fellatio.

Questi stereotipi sopravvivono perché sono in qualche modo tollerati e si tramandano perché i media continuano a comunicarli, generazione dopo generazione. Noi viviamo in un paese dalla strana morale, in cui è considerato scandaloso far vedere una donna nuda in una trasmissione TV però è divertente farla vedere appesa e timbrata sulle chiappe come un prosciutto. In altre parole il nudo di donna no ma la donna come pezzo di macelleria sì. Eppure a molti non piacciono questo sessismo e questo moralismo d’accatto, neanche quando c’è di mezzo un personaggio glamour&gay che in fondo ha solo dimostrato quanto sia facile dimenticare cosa significa essere oggetto di stereotipi.

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*N.B. uso nè più nè meno il linguaggio e il concetto universalmente e trasversalmente diffusi sull’argomento.

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