Non chiamateli angeli

1530436_10152406802842215_517770330418232746_n

Sì, lo so, sono terribile. Viaggio quasi con il vocabolario sottobraccio e sono ipersensibile alle parole e al loro uso. Probabilmente mi succede perché l’etimologia è sempre stata l’unica forma in cui sono riuscita ad apprendere concetti nuovi. Ma è anche perché ho capito che le parole sono potere e conoscerle permette di controllare quel potere. Non intendo il potere in senso necessariamente negativo. E’ ovvio: il potere di per sè non ha alcuna caratterizzazione. Lo si può usare in moltissimi modi diversi. E così è anche delle parole. Le si possono rispettare, ci si può giocare, si possono costruire narrazioni e relazioni. Io lavoro quotidianamente con la prosa e da tempo mi sono accorta che per me è importante l’aspetto semantico quanto l’aspetto estetico del linguaggio. Anche con la prosa si può dare un ritmo al discorso in modo che sia gradevole da leggere invece che faticoso. Non sempre mi riesce e quando non mi riesce lo detesto. Ritmo e semantica sono fondamentali per fare un discorso ben fatto di qualsiasi genere esso sia. Una sorta di equilibrio tra etica ed estetica che rende facile e piacevole acquisire informazioni. Ma da qualche giorno mi sono accorta di un fenomeno che stride con quell’equilibrio e provoca un fastidio pari alle unghie sulla lavagna. Sto parlando dell’abuso della parola “angelo”!
Adesso è il momento dell’angelo. Te lo ritrovi in ogni trafiletto, una riga via l’altra. Dopo l’angelo del focolare, da cui ci siamo appena liberati con fatica, ecco che un nuovo tipo di angelo mediatico torna a far sentire il suo battito d’ali dalla carta stampa (e online). Signori, ecco a voi “gli angeli del fango”! Se non fosse grottesco sarebbe comico: pare il nome di band anni ’60. I “Mud angels” che non suona neanche male. Ma l’appropriatezza del contesto è quello che fa la differenza tra una trovata brillante e la ripetizione vuota di formule a effetto. Parole esauste. Non riesco a spiegare, infatti, quanto sia bigotta, moralista e inutile questa definizione. Perfino insensata rispetto alle credenze religiose.
Gli spalatori del fango non sono angeli, sono ragazzi che si sporcano molto più delle semplici mani, giovani a cui le varie difficoltà non impediscono di fare uno straordinario lavoro sociale. Sono umani: mangiano, dormono, ridono, piangono, si arrabbiano, sudano, soffrono, fanno cose giuste e cose sbagliate. Sono precari, immigrati, lavoratori, disoccupati e inoccupati, babbi, mamme, figli, nipoti, zii, mogli, mariti, conviventi more uxorio e singles. Magari anche choosy e bamboccioni. E’ praticamente impossibile esemplificare tutta la casistica degli spalatori. Sono cittadini, persone, ragazzi e ragazze pieni di forza e generosità. L’unica cosa che hanno in comune è che faticano, si sporcano, mettono a disposizione braccia e testa per tutta la comunità.
Ora, ditemi voi cosa hanno in comune queste persone vere con l’oleografia angelica. Sfiorano con un dito e rimuovono le macerie? Alzano una mano e rivestono l’alluvionato? Battono il piede e allontanano la melma? Qui non vedo miracoli, vedo sudore, generosità e persone civili. Neanche “buone”, come vorrebbe presumere l’appellativo angelico. Semplicemente persone diritte e concrete. E noi abbiamo bisogno esattamente di questo: dirittura e concretezza. Persone che sanno stare in piedi in mezzo al casino. Persone che dovremmo ringraziare tutti. A partire da me fino ad arrivare alla più alta carica dello stato, passando per la varia umanità dei cittadini italiani. Quindi non chiamateli angeli. Gli angeli hanno la vita facile: risolvono i problemi senza fatica. La devozione lasciatela ai santini e alle preghiere della sera. Agli spalatori offrite invece stima e gratitudine. Ha ragione Riccardo, spalatore, 29 anni, la scritta «non ci meritate» sulla maglietta. Ora siamo noi che dobbiamo meritarceli.

Ilaria

I ragazzi di Genova, il riscatto nel fango

I commenti alla foto dei ragazzi di Genova (meritano)

Annunci

2 pensieri su “Non chiamateli angeli

  1. giodod

    angelo (dal greco) etimologicamente è “portatore di un messaggio” o addirittura “messaggio”, i ragazzi sono secondo me angeli in quanto latori di un messaggio, che secondo me è di solidarietà, speranza, reazione… chiaramente l’iconografia dell’ultimo millennio ha parzialmente cancellato questo significato, ma era così…

    Mi piace

    Rispondi
  2. ruminatiolaica Autore articolo

    Sì è vero. Ma l’uso del termine “angelo” fa sembrare questi ragazzi qualcosa di più di normali esseri umani. E se loro sono diversi da noi, noi possiamo essere esentati dal fare le stesse cose. Ecco perché non mi piace.

    Mi piace

    Rispondi

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...