Nè per scherzo nè per burla

Qui dalle mie parti i maschi di tutte le età hanno una specie di mantra che ogni tanto recitano, un po’ sul serio un po’ per gioco: “Nè per scherzo nè per burla intorno al cul non ci vuol nulla”. Non contiene alcuna metafora: significa semplicemente quello che le parole esprimono ed è usato solo in contesti specifici. Questo adagio mi è venuto in mente leggendo del caso del 14enne che ha subito l’asportazione del colon a seguito di un presunto scherzo finito male. Nell’imminenza del fatto le reazioni dei lettori, riportate nei commenti ad alcuni giornali, si sono concentrate sullo sdegno e sulla rabbia dovute all’esito tragico. A me quel caso ha fatto pensare al ritornello e alle situazioni in cui l’ho sentito pronunciare. Un amico, anni fa, mi ha raccontato che ha rischiato di rimanere ferito quando i suoi colleghi gli hanno fatto lo scherzo della sparachiodi vicina alle natiche. E’ partito il chiodo e l’ha preso di striscio: gli è andata bene, ma giustamente lui si chiedeva dove fosse il divertimento. So che alcuni la prenderanno male: una cosa è lo scherzo, una cosa è la sevizia. So che non bisogna confondere una violenza deliberata con atti considerati generalmente goliardici. Ma il punto a cui voglio arrivare è esattamente quello: che genere di differenza c’è tra le due cose?

Appena ho letto del ragazzino di Napoli ho avuto l’impressione che fosse solo un caso tra tanti e così sono andata a documentarmi. Casi analoghi sono stati registrati, oltre che a Napoli nel 2014, anche ad Aosta nel 2013, a Pordenone nel 2011, a Enna nel 2009. Discutendone con varie persone mi sono stati segnalati casi anche a Firenze, Modena, Lucca e altrove ma per ora di questi non sono riuscita a trovare documentazione in rete. Non faccio fatica però a immaginare che il fenomeno sia tutt’altro che raro.

Ci sono alcune cose che mi hanno colpito di questa casistica. La più evidente è che le vittime, così come i responsabili, sono tutti maschi. Questo comportamento riguarda in qualche modo la sfera della virilità in quanto rappresenta un gesto più o meno simbolico di sodomizzazione. Dico più o meno simbolico perché in alcuni casi l’aria compressa è stata avvicinate alle natiche mentre in altri casi è stato inserito inserito il tubo nell’ano.

Scusatemi, so che non è un bella l’immagine quella che sto evocando, ma credo che ci sia bisogno di superare questi tabù e parlare quanto più lucidamente possibile di tali fatti. Se vogliamo fare un po’ di chiarezza credo sia necessiario farlo senza eufemismi e con molta onestà. Nel caso che vi dia fastidio abbandonate pure la lettura ma io vado avanti. E’ evidente che questo “scherzo” viene agito come forma di sopraffazione mediante l’allusione alla penetrazione. Che la penetrazione avvenga simbolicamente o fattivamente, tramite la sola aria o tramite il tubo inserito nell’ano, cambia solo il livello di gravità delle conseguenze ma non la natura del gesto.

Nel caso napoletano nessuno ha avuto coscienza della gravità dell’accaduto finché il ragazzo non ha cominciato a vomitare ed è svenuto. L’atto in sè non è stato avverito come grave, sono state prese per gravi solo le sue conseguenze. Questo significa che se non vi fosse stata la perforazione dell’intestino e il conseguente pericolo di vita, la cosa sarebbe stata perfettamente accettabile. Nel caso di Pordenone la vittima ha insultato il collega, senza rendersi conto dell’accaduto, e solo dopo alcuni minuti si è accorto di avere delle perdite di sangue e dei dolori.

Il caso di Enna del 2009 si configura proprio come un vero e proprio stupro. Un ragazzo 22enne veniva preso in giro dagli amici. Quando si è ribellato l’hanno trattenuto in tre, lo hanno rinchiuso all’interno dell’officina dove lavorava, gli hanno infilato il tubo di un compressore nell’ano e hanno aperto l’aria. Sembra il caso più simile a quello accaduto a Napoli nel 2014. Il caso di Lodi del 1992 pare più accidentale: che un 32enne del Bangadlesh subì lo “scherzo” da parte di un collega, mentre lui stesso stava pulendosi la tuta con l’aria compressa.

Il caso di Aosta del 2013 è accaduto in un laboratorio scolastico ed è arrivato alla stampa solo un paio di settimane dopo. Si può ipotizzare che il ritardo sia dovuto alla necessità di proteggere la vittima e il responsabile, entrambi studenti delle superiori o magari la scuola dov’è avvenuto il fatto. Non sappiamo con sicurezza il perché di questo ritardo ma non è difficile immaginare che trovarsi con l’intestino e l’ano danneggiati sia una cosa che si mette in piazza malvolentieri. E’ fuori discussione infatti che si tratti di una pratica imposta alle vittime come forma di umiliazione. E non è difficile immaginare la vergogna e l’imbarazzo che queste provano.

Non c’è dubbio che vi sia una diversità sostanziale tra i vari episodi, sia nelle intenzioni che nelle dinamiche. Penetrare analmente qualcuno e spruzzargli l’aria dall’esterno sono due cose differenti per quanto riguarda l’intenzione di sopraffare e umiliare. Vanno però rilevati due fatti. Il primo, come ho già detto, è che questi “scherzi”, a prescindere dal loro esito, sono fatti da uomini e subiti da uomini. Il secondo è che essi riguardano la simulazione di un rapporto anale con allusione all’omosessualità.

Si tratta di un comportamento che viene accettato più o meno tranquillamente perché di solito non provoca danni. Ma è un comportamento che rivela un preciso retroterra culturale: il rapporto omosessuale viene considerato e rappresentato come comportamento umiliante. La pentrazione viene agita o mimata come forma di sopraffazione e di umiliazione. Fa venire in mente Rocco Siffredi che alla fine di alcuni suoi video ammonisce l’ascoltatore con un “sennò vi inculo”. Cioé il rapporto anale è configurato come punizione per un qualche comportamento sbagliato.

Lungi da me l’idea di mettere sulla graticola il Rocco nazionale. Però non posso fare a meno di chiedermi se alla lunga questa concezione del rapporto sessuale come forma di sopraffazione non abbia conseguenze. A prescidente dal fatto che considerare umiliante il sesso tra omosessuali è un atteggiamento tipicamente fobico, la questione non si limita a questo. Il concetto dell’atto sessuale come umiliazione, una volta ammesso, si può veramente fermare alla sfera di certe pratiche specifiche? Detto in soldoni: la penetrazione è un atto di sopraffazione solo quando viene praticata su uomini o lo è sempre? Questo portato di sopraffazione concerne solo la penetrazione anale o la penetrazione in sè? Perché la questione potrebbe non limitarsi semplicemente al caso di sevizie del ragazzino 14enne ma potrebbe riguardarci tutti, come fenomeno culturale irrisolto.

In questo post mi pongo delle domande e non ho risposte certe. Fatto sta che pur cercando accuramente, i casi che rintraccio non fanno altro che ritornare lì: maschi che sodomizzano maschi. Allora mi chiedo se non ci sia davvero qualcosa che non va in questo malinteso gioco di virilità che è molto più diffuso dei casi che vengono alla luce. Mi chiedo perché, ad esempio, l’aria compressa non venga spruzzata su altre parti del corpo prive di connotazioni sessuali. E dunque: Perché proprio il sedere? Perché sempre uomini?

Wwaine mi scrive che pure nella sua classe «ogni volta che qualcuno decideva di torturare un compagno con atti di puro sadismo, se la cosa saltava fuori i colpevoli cercavano di pararsi il culo con l’alibi che “era uno scherzo.” Come se lo scherzo tutto giustificasse, come se lo scherzo fosse un lasciapassare per qualsiasi porcata. Per me invece – dice Wwaine – è un’aggravante: non solo hai fatto del male a un tuo compagno, ma l’hai fatto senza avere nemmeno un motivo valido, semplicemente per divertimento». Ha ragione. Questi non sono scherzi. Prendere di mira una persona e fargli subire dei trattamenti umilianti che rifiuta non può essere considerato uno scherzo. Ma tale valutazione non riguarda solo il ragazzino a cui è stato inserito il tubo nell’ano, riguarda tutti gli scherzi di questo tipo, sia che avvengano con l’uso della forza sia che avvengano senza l’uso della forza. Questa specifica forma di sopraffazione non è sempre sentita come tale e “scherzi” analoghi sono tanto diffusi da meritarsi l’adagio “nè per scherzo nè per burla”.

Ilaria

20141009_80452_FA1

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...