Per sè stesse

Prima, delle figura delle donne se ne è impossessata la tradizione culturale negando loro la condizione di soggetti, poi se ne è impossessata la pubblicità completandone la riduzione a oggetti, poi se ne è impossessata la politica sbatacchiando le protagoniste di qua e di là tra velinismo e moralismo, adesso se ne impossessa la propaganda nazionale che guarda alla dimensione internazionale giocando la carta delle donne vittime e delle donne guerrigliere. Francamente sono infastidita. Non perché io non rispetti le vittime o le guerrigliere, ché anzi le piango e le ammiro come sorelle a cui guardare. No, io sono infastidita perché il rispetto passa da una cosa semplice: il “per sè stesse“. Rispetto significa rispettare le vittime e le guerrigliere “per sè stesse”. Rispetto significa non usare le vittime e le guerrigliere per parlare di qualcosa d’altro, attribuendo loro una connotazione arbitraria sulla base dello scopo dello scrivente. Non avete mai sentito le espressioni “i neri hanno il ritmo nel sangue” o “gli omosessuali sono più sensibili degli altri”? Beh, sono frasi razziste. Anche se pronunciate con intenzioni positive e formulate con parole corrette hanno lo stesso presupposto che se dicessero “negri” e “finocchi”: loro sono diversi da noi, che siamo il metro del mondo. Fateci un favore, fatemi un favore, fatevi un favore: rifletteteci. In fondo un xx e un xy hanno solo una lettera di differenza.

Con affetto Ilaria

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2 pensieri su “Per sè stesse

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