Eventi culturali a titolo gratuito in favore del Ministero

Lavoratoriii

C’è una vecchia freddura che tutti i ragazzini della generazione anni ’70 conoscono. «Cosa dice l’uomo con il letame fino al collo? “Non fate l’onda, non fate l’onda!”». Non fa più ridere da tanto tempo, lo so, e del resto non c’è nulla da ridere. Di sicuro il MIBAC se n’è dimenticato perché stavolta ha proprio “fatto l’onda”.

Qualche giorno fa è stato emanato un bando che iniziava con le seguenti parole: “Il presente Avviso è rivolto a persone fisiche e giuridiche che intendano realizzare eventi culturali a titolo gratuito in favore del Ministero“. Con una chicca finale: chi organizza gli eventi deve pagare la SIAE e l’assicurazione per eventuali danni al museo. Insomma, un’occasione!

Il bando in cui il MIBAC offriva lavoro (gratuito) per le attività collaterali legate alle “Notti al Museo 2014” è stato rimosso dal sito. Ma siccome la sottoscritta è figlia di un contabile, può annoverare tra i principali lasciti paterni  una mania ossessiva per i documenti che la porta a conservare tutto ciò che ritiene importante. In tal modo ella può esibire qui copia del documento in questione a imperitura memoria: AvvisoPubblicoNottialmuseolug-dic14

Nell’impeto del momento, e in preda a una crisi di riso isterico, ho stilato un post su FB dal tono fra il disperato, l’arrabbiato e l’incredulo. Se ti trovi in una pozza di letame o ti decidi finalmente a muovere le braccia oppure il tuo stesso peso ti porta a fondo. E non è una bella morte soffocare nel letame. Il mio post ha ricevuto apprezzamenti anche da persone che francamente non mi aspettavo cosicché ho deciso di sviluppare qualche concetto qui, sul mio blog.

La fotografia usata in apertura è una citazione colta – è sempre bene chiarirlo – tratta da un classico della cinematografia italiana. Trattasi de “I vitelloni”, un film del 1953 diretto da Federico Fellini. La sceneggiatura fu scritta da Fellini insieme a Ennio Flaiano e Tullio Pinelli, quindi non stiamo parlando di una cosetta da poco. Nel film c’è una scena memorabile in cui il personaggio interpretato da Alberto Sordi, dal tettuccio aperto della macchina, sbeffeggia alcuni lavoratori col gesto dell’ombrello. Ma dopo pochi metri la macchina si ferma e a lui non resta che scappare gridando di aver scherzato. Ecco la scena:

Al momento del post intendevo identificare me stessa e i lavoratori dei settori culturali umanistici nell’immagine di Alberto Sordi che fa il gesto dell’ombrello. Ma poi ho capito che la realtà era diversa: è il MIBAC che ha fatto la pernacchia a noi. Solo che dopo la situazione si è ribaltata: l’automobile si è arrestata e adesso tocca lor signori scappare dicendo che avevano scherzato. Ma in che paese vive qualcuno che pensa di chiedere a cuore leggero, in piena crisi economica, con le università e gli enti culturali ridotti al lumicino, non solo un lavoro specialistico a titolo gratuito ma addirittura un lavoro che, per essere realizzato, prevede che il lavoratore si prenda carico delle spese proprie e altrui?

A ogni buon conto sono stanca. E’ un sentire controverso il mio. Sono piena di energie, di rabbia, di voglia di crescere e al tempo stesso sono stanca di vedere il mio Paese ridotto a un manipolo di dilettanti. Stanca di vedere i miei colleghi che si azzannano per un lavoro a stipendio zero in cambio di promesse incerte. Anche perché di una cosa sono sicura: “chi lavora gratis danneggia anche me”.

Chi lavora gratis non ha bisogno di lavorare. E se non ha bisogno di lavorare allora si tiri serenamente indietro e lasci fare a chi affronta il lavoro – proprio e altrui – in modo professionale a partire dal riconoscimento della dignità del lavoratore. Se qualcuno non se ne fosse ancora accorto anche quello intellettuale è lavoro e deve avere dignità di lavoro a tutti gli effetti.

Mi spiace essere dura, o forse no: ho solo paura che qualche amico o conoscente ci resti male. So che la situazione è difficile per tutti. Ma il lavoro non può essere una terapia per l’autostima: vai a lavorare anche se non ti pagano, almeno esci di casa. No, amici, no colleghi. Non funziona così, anche se vogliono farcelo credere. Se non vuoi stare ad ammuffire in casa inizia a praticare footing, fai volontariato, coltiva il tuo giardino ma lavorare gratis no, perché non danneggi solo te stesso, danneggi tutti.

E c’è un’altra grande trovata per convincere i renitenti: se fai questa cosa gratis, quando si aprirà il concorso ti farà curriculum. Bella logica, questa, proprio bella, non c’è che dire. Volete che la traduca in altri termini? Questa rassicurante frasetta significa che i più ricchi, quelli che possono rinunciare a uno stipendio, passano avanti senza alcun merito a chi deve preoccuparsi dei soldi che mancano. Solo perché si possono permettere di lavorare senza essere pagati. E così facendo, accettando un lavoro a costo zero, incoraggiano un sistema malato che li svilisce e svilisce la qualità del lavoro di tutti noi. Chi accetta un lavoro a costo zero entra a far parte di quel sistema che lo costringe al precariato. Diventa il primo responsabile della sua condizione e quindi perde il diritto a lamentarsi perché si sente sfruttato. O meglio: può ancora lamentarsi quanto vuole ma non ha più alcuna credibilità.

Intendiamoci, non sono contraria al volontariato. Ma come diceva Moretti le parole sono importanti: chiamatelo come volete ma che non sia chiamato lavoro e che non si sostituisca al lavoro. E se il MIBAC non vuole pagare i professionisti allora chiami i suoi funzionari, ministri e sottosegretari a fare le ombre cinesi con le mani, senza importunare chi lavora e ha bisogno di lavorare.

La mia generazione si è sentita dire di tutto: bamboccioni, choosy, sfigati. La mia generazione si è rimboccata le maniche e, senza l’aiuto di nessuno, si sta creando un futuro laddove il futuro non c’è. La mia generazione lo sta facendo per sè stessa, certamente, ma  lo sta facendo anche per la società tutta intera. Senza di noi, senza il nostro sforzo continuo, senza le energie che investiamo nel lavoro pur non avendo un  contraccambio minimamene adeguato, tutto sarebbe già crollato da tempo. Dunque è con questo spirito che allego le poche parole che ho scritto su FB, pur senza alcuna speranza che gli interessati le leggano o se ne prendano carico:

«Caro Signor Ministro #Franceschini molti di noi  che si occupano di cultura sono plurilaureati, addottorati, dotati di master, esperienze all’estero e quant’altro. Molti di noi hanno curricula prestigiosi, pubblicazioni, organizzazione di eventi e molto lavoro alle spalle. Per molti di noi è uso comune praticare il trilinguismo perché è questo che ci viene richiesto e niente di meno. Forse non se ne rende conto, caro Ministro, ma lei con questo bando ci offende tutti perché il nostro è lavoro a tutti gli effetti, non un passatempo per ricchi. Ed essendo lavoro, come tale va remunerato non trattato come un’attività amatoriale. Se cercherà dilettanti otterrà sempre dilettanti senza alcuna speranza di migliorare le condizioni del Paese. Ma visto che Lei ci chiede eventi culturali a titolo gratuito a beneficio del Ministero, io le faccio una proposta. Una proposta seria. Sono certa di trovare un sufficiente numero di persone altamente competenti che potrebbero organizzare tutti gli eventi culturali a titolo gratuito che Lei desidera nell’arco di un anno. Però a un patto: nell’arco dello stesso anno, Lei e i suoi collaboratori destinerete il vostro stipendio e i vostri rimborsi – quello stipendio che noi non riconoscete – a un fondo per la ricerca in campo artistico e umanistico. Che dice Ministro, si può fare?».

Con sincero apprezzamento Dr. Ilaria Sabbatini, storica medievista.

Ps. http://www.fanpage.it/ministero-cultura-artisti-bando-franceschini/

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2 pensieri su “Eventi culturali a titolo gratuito in favore del Ministero

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