Le madri degli assassini. L’eterna colpa delle donne.

L’omicida Norman Bates vestito come la madre

Cara Erica Vecchione, excasalinga e blogger de Il Fatto, autrice del pezzo: Dove sono le madri degli assassini, mi permetto di fare qualche considerazione in merito al suo scritto. Cara signora, lei scrive, senza la minima decenza, “la mamma, sa”, “comprende uno sguardo, una parola”. Però io non posso fare a meno di chiedermi se tutto ciò è veramente necessario. Se non sarebbe il caso di lasciare finalmente in pace la madre del presunto assassino. Ha 67 anni, la signora, sessantasette, e c’è anche chi le ha dato della troia (sic.) in tutta disinvoltura. La gente non sa più, anzi, le donne non sanno più chi era Franca Viola. Lei lo sa signora Vecchione? Ma lasci che le dica una cosa: a quarant’anni le madri NON sono più responsabili del comportamento dei figli. A meno che non sussista una patologia psichiatrica. A quarant’anni la responsabilità dei propri crimini ed errori è solo di noi stessi. A quarant’anni se qualcuno diventa un’omicida non è colpa della mamma. Lei dice di scrivere in nome delle donne. Beh intanto non scrive a nome mio. Inoltre sappia una cosa: lei si atteggia a paladina delle donne ma quello che scrive è l’antitesti, non dico del femminismo, ma di tutto ciò che è nell’interesse delle donne. Lei riesce nella non facile impresa di dare alle “femmine” pure la colpa dei “crimini dei maschi”. Anche quando sono vittime esse stesse. Come Maria Cristina Omes, che non si è accorta delle intenzioni figlicide del marito, come Ester Arzuffi che, no, non ha colto lo sguardo assassino del proprio figlio. Forse non lo sa ma vengono considerate vittime anche le madri degli assassini. Sono vittime le sorelle (gemelle o meno), sono vittime le mogli, sono vittime le figlie poiché tutte avranno la vita irrimediabilmente sconvolta da un comportamento scellerato che non è il loro. Sono vittime perfino le amanti degli assassini o le colleghe di cui l’assassino si era invaghito poiché, anche se non hanno alcuna colpa, il pregiudizio sarà più forte della realtà. Non c’è bisogno di esporle ulteriormente al ludibrio, di additarle più di quello che già non sta succedendo in questo baraccone allucinato dove si susseguono le foto delle mani di una moglie, colpevole di nulla, che si protegge la faccia e la dignità. Dove si origlia al citofono la conversazione di una madre anziana con la vicina. Dove si mette alla gogna una donna per una relazione extramatrimoniale di quarant’anni fa. Glielo dico con affetto, cara signora. Purtroppo una mia amica, peraltro di ottima estrazione sociale, è stata uccisa dal marito, altrettanto istruito e affermato. Tutti ci auguriamo che queste cose non ci accadano mai e invece, a volte, siamo proprio noi nell’occhio del ciclone. Noi, i nostri cari, i nostri amici o i nostri conoscenti. Glielo dico con affetto: nessuno le può dare garanzia che il figlio che le nascerà, un giorno, non diventerà un’assassino. E si auguri allora che la nuova generazione di blogger abbia una sensibilità diversa dalla sua, che sia fornita di quella dote delicata e rara che si chiama “compassione umana”.

Ilaria Sabbatini

Ps.

Mi permetta di concludere con una citazione in riferimento all’autobiografia che ho letto sul suo blog: “su donna con le palle crollerebbe qualsiasi gentiluomo”, diceva tale Jep Gambardella. Anche qualsiasi gentildonna, le assicuro.

http://www.francescocosta.net/2014/04/25/giornali-di-un-altro-pianeta/

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