Il cugino De Andrade

José Oswald de Andrade Souza (1890 – 1954)

Una delle mie canzoni preferite, prima che citare De Andrè diventasse una faccenda modaiola, è sempre stata La domenica delle salme. Racconta mia sorella maggiore che da piccola non venivo addormentata con le solite ninnenanne ma a suon di Bocca di rosa e Geordie. Ancora non ho capito quanto questa infanzia abbia inciso sulla mia visione del mondo, ma di certo non mi dispiace.  La domenica della salme, però, l’ho scoperta da grande e ci giro intorno da anni per capirne il meccanismo narrativo e i riferimenti culturali. E’ una canzone dura, asciutta, dove il rarissimo turpiloquio diventa parte essenziale della dinamica comunicativa. Mi è sempre piaciuta l’espressione “troie di regime” che qui, lungi dall’essere sfogo viscerale, assume toni politici forti entro un riferimento sociale trasversale. Difficile dire a quale regime appartengano le troie senza cadere nella banalità. Non è una canzone facile, anche con tutte le possibili glosse. Non è fatta per spiegare qualcosa ma piuttosto per pungolare e provocare. Alcune intuizioni sono immediate, altre no e infatti è una delle meno conosciute del cantautore. La conoscono i cultori ma è difficile sentirla durante le celebrazioni ufficiali. Dopo anni che la rimugino sono arrivata alla conclusione che la chiave interpretativa stia in quel breve verso che cita l’illustre cugino De Andrade. Si tratta di Oswald de Andrade, poeta brasiliano, che nel suo Manifesto Antropófago (1928)  incita a non fuggire di fronte al nuovo, a divorare l’altrui cultura per assimilarne le verità. Mi sono sempre sforzata di comprendere cosa fosse quel “cannone nel cortile” che garantiva la libertà a De Andrè e al cugino De Andrade. Ora credo di averlo capito o almeno di aver capito cosa significa per me. Ma una metafora non va spiegata, può essere solo intuita.

Ilaria Sabbatini

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canibaisMANIFESTO ANTROPOFAGO
Oswald de Andrade
Solo l’Antropofagia ci unisce. Socialmente. Economicamente. Filosoficamente.
Sola legge del mondo. Espressione mascherata di tutti gli individualismi, di tutti i collettivismi. Di tutte le religioni. Di tutti i trattati di pace.
Tupy or not tupy, that is the question.
Contro tutte le catechesi. E contro la madre dei Gracchi.
Mi interessa solo ciò che non è mio. Legge dell’uomo. Legge dell’antropofago.
Siamo stanchi di tutti i mariti cattolici sospettosi messi in scena. Freud l’ha fatta finita con l’enigma donna e con altre paure della psicologia stampata.
Quello che ostacolava la verità era l’abbigliamento, l’impermeabile tra il mondo interiore e il mondo esterno. La reazione contro l’uomo vestito. Il cinema americano informerà.
Figli del sole, madre dei viventi. Trovati e amati ferocemente, con tutta l’ipocrisia della nostalgia, dagli immigrati, dai trafficati e dai touristes. Nel paese del cobra grande1.
È perché non abbiamo mai avuto grammatiche né collezioni di vecchi vegetali. E non abbiamo mai saputo cosa fosse urbano, suburbano, di frontiera e continentale. Pigri nel mappamondo del Brasile.
Una coscienza partecipante, una ritmicità religiosa.
Contro tutti gli importatori di coscienza in scatola. L’esistenza palpabile della vita. E la mentalità pre-logica che il Sig. Lévy-Bruhl studierà.
Vogliamo la Rivoluzione Caraibica2. Più grande della Rivoluzione Francese. L’unione di tutte le ribellioni vittoriose rivolte all’uomo. Senza di noi l’Europa non avrebbe neanche la sia misera dichiarazione dei diritti dell’uomo.
Letà dell’oro annunciata dall’America. L’età dell’oro. E tutte le girls.
Filiazione. Il contatto col Brasile Caraibico. Où Villegagnon print terre. Montaige. L’uomo naturale. Rousseau. Dalla Rivoluzioen Francese al Romanticismo, alla Rivoluzione Bolcevica, alla Rivoluzione Surrealista e al barbaro tecnicizzato di Keyserling. Avanti.
Non siamo mai stati catechizzati. Abbiamo vissuto in un diritto sonnambulo. Abbiamo fatto nascere Cristo a Bahia. O a Belém do Pará.
Ma non abbiamo mai ammesso la nascita della logica tra noi. Contro Padre Vieira4. Autore del nostro primo prestito, per guadagnarsi gli interessi. Il re-analfabeta gli aveva detto: metti questo per scritto ma senza molte chiacchiere. Venne fatto il prestito. Venne tassato lo zucchero brasiliano. Vieira lasciò il denaro in Portogallo e ci portò le chiacchiere.
Lo spirito si rifiuta di concepire lo spirito senza il corpo. L’antropomorfismo. Necessità del vaccino antropofagico. Per l’equilibrio contro le religioni di meridiano. E le inquisizioni esterne.
Possiamo solo badare al mondo orecolare.
Avevamo la giustizia, codificazione della vendetta. La scienza, codificazione della Magia. Antropofagia. La trasformazione permanente del Tabù in totem.
Contro il mondo reversibile e le idee oggettivate. Cadaverizzate. Lo stop del pensiero che è dinamico. L’individuo vittima del sistema. Fonte delle ingiustizie classiche. Delle ingiustizie romantiche. E l’oblio delle conquiste interiori.
Mappe. Mappe. Mappe. Mappe. Mappe. Mappe. Mappe.
L’istinto Caraibico.
Morte e vita delle ipotesi. Dell’equazione io parte del Cosmo all’assioma Cosmo parte dell’io. Sussistenza. Comoscenza. Antropofagia.
Contro le élites vegetali. In comunicazione col suolo.
Non siamo mai stati catechizzati. Quel che abbiamo fatto è il Carnevale. L’indio vestito da Senatore dell’Impero. Fingendosi Pitt. O figurando nelle opere di Alencar pieno di buoni sentimenti portoghesi5.
Avevamo già il comunismo. Avevamo già la lingua surrealista. L’età dell’oro.
Catiti Catiti Imara Notiá Notiá Imara Ipeju6 .
La magia e la vita. Avevamo la descrizione e la distribuzione dei beni fisici, dei beni morali, dei beni di Corte. E sapevamo traslare il mistero e la morte con l’aiuto di alcune formule grammaticali.
Ho chiesto a un uomo cos’era il Diritto. Mi ha risposto che era la garanzia dell’esercizio della possibilità. Quest’uomo si chiamava Galli Matias. Me lo sono mangiato.
Non c’è determinismo solo dove c’è mistero. Ma che c’entriamo noi con questo?
Contro le storie dell’uomo che cominciano a Capo Finisterra. Il mondo non datato. Non schedato. Senza Napoleone. Senza Cesare.
La stabilizzazione del progresso per mezzo di cataloghi e televisori. Solo la macchina. E gli apparecchi per le trasfusioni.
Contro le sublimazioni antagoniche. Portate nelle caravelle.
Contro la verità dei popoli missionari, definita con la sagacità di un antropofago, il Visconte di Cairu: – È la menzogna molte volte ripetuta.
Ma non erano crociati quelli che vennero. Erano fuggiaschi di una civiltà che stiamo mangiando, perché siamo forti e vendicativi come il Jabuti7.
Se Dio è la coscienza dell’Universo Non Creato, Guaraci è la madre dei viventi. Jaci è la madre dei vegetali8.
Non abbiamo avuto la speculazione. Ma avevamo la divinazione. Avevamo Politica che è la scienza della distribuzione. E un sistema social-planetario.
Le migrazioni. La fuga dagli stati noiosi. Contro le sclerosi urbane. Contro i Conservatòri e il tedio speculativo.
Da William James a Voronoff 9. La trasfigurazione del Tabù in totem. Antropofagia.
Il pater familias e la creazione della Morale della Cicogna: Ignoranza reale delle cose + mancanza di immaginazione + sentimento di autorità di fronte alla prole curiosa.
Bisogna partire da un profondo ateismo per giungere all’idea di Dio. Ma il caraibico non ne aveva bisogno. Perché aveva Guaraci.
La finalità creata reagisce come gli Angeli della Caduta. Poi Mosé divaga. Che c’entriamo noi con questo?
Prima che i Portoghesi scoprissero il Brasile, il Brasile aveva scoperto la felicità.
Contro l’indio con la fiaccola. L’indio figlio di Maria, figlioccio di Caterina de’ Medici e genero di D. Antônio de Mariz10.
L’allegria è la prova del nove. Nel matriarcato di Pindorama11.
Contro la Memoria fonte del costume. L’esperienza personale rinnovata.
Siamo concretisti. Le idee si danno da fare, reagiscono, bruciano persone nelle piazze pubbliche. Eliminiamo le idee e le altre paralisi. Attraverso le mappe. Credere nei segni, credere negli strumenti e nelle stelle.
Contro Goethe, la madre dei Gracchi, e la Corte di D. João VI12
L’allegria è la prova del nove.
La lotta tra quello che si chiamerebbe Non-Creato e la Creatura – illustrata dalla contraddizione permanente tra l’uomo e il suo Tabù. L’amore quotidiano e il modus vivendi capitalista. Antropofagia. Assorbimento del nemico sacro. Per trasformarlo in totem. L’umana avventura. La terrena finalità. Tuttavia, soltanto le pure élites sono riuscite a realizzare l’antropofagia carnale, che reca in sé il più alto senso della vita e evita tutti i mali individuati da Freud, mali catechisti. Ciò che c’è non è una sublimazione dell’istinto sessuale. È la scala termometrica dell’istinto antropofagico. Da carnale, esso diventa elettivo e crea l’amicizia. Affettivo, l’amore. Speculativo, la scienza. Si sposta e si trasferisce. Siamo arrivati allo svilimento. La bassa antropofagia agglomerata nei peccati del catechismo – l’invidia, l’usura, la calunnia, l’omicidio. Peste di cosiddetti popoli colti e cristianizzati, è contro di essa che stiamo agendo. Antropofagi.
Contro Anchieta che canta le undicimila vergini del cielo, nella terra di Iracema – il patriarca João Ramalho fondatore di San Paolo13.
La nostra indipendenza non è ancora stata proclamata. Frase tipica di D. João VI: “Figlio mio, mettiti questa corona sul capo, prima che lo faccia qualche avventuriero! “. Abbiamo scacciato la dinastia. Bisogna scacciare lo spirito bragantino, gli ordinamenti e il tabacco di Maria da Fonte14.
Contro la realtà sociale, vestita e opprimente, schedata da Freud – la realtà senza complessi, senza follia, senza prostituzioni e senza penitenziari del matriarcato di Pindorama.
A Piratininga
Anno 374 dalla deglutizione del Vescovo Sardinha.

(Revista de Antropofagia, Anno, I, n° 1, maggio 1928)


Note:

1 Figli del sole: nella mitologia tupi-guarani, il Sole è madre di tutti gli esseri del regno animale. Il cobra-grande, o boiúna, è una figura della mitologia indigena, che terrorizza la popolazione per la sua voracità. Unendosi con una donna che faceva il bagno in un fiume, generò due esseri, il Cobra Norato, buono, che la notte si trasforma in un giovane alto e bello che balla nelle feste lungo il fiume, e Maria Canina, malvagia, che sotto le sembianze di serpente rovescia le imbarcazioni o, tramutatasi essa stessa in imbarcazione, trascina gli equipaggi verso il fondo del fiume.
2 Le popolazioni caraibiche, che abitavano originariamente le Piccole Antille, le Guiane e le coste centroamericane, praticavano l’antropofagia.
3 Villegaignon fonda nel 1555 la Colonia France Antarctique nella baia di Guanabara, porto naturale di Rio de Janeiro, che verrà rioccupata dai Portoghesi nel 1560. La citazione è tratta dal capitolo XXXI degli Essais di Montaigne, intitolato “Des cannibales”.
4 Padre Vieira (1608-1697), missionario gesuita, visse in Brasile per la maggior parte della sua vita, impegnandosi contro la schiavizzazione degli indigeni e nell’incitamento all’unità nazionale contro le invasioni olandesi. Fu sostenitore di un’impresa commerciale atta a risollevare le finanze portoghesi. Scrisse numerosissimi Sermoni, perfetto esempio di prosa barocca.
5 José de Alencar (1829-1877) è il maggior narratore brasiliano del Romanticismo, autore di romanzi in cui la figura dell’indio incarna gli ideali che il Romanticismo europeo ricercava nel medioevo cavalleresco.
6 “Luna nuova, luna nuova, soffia in Tizio il ricordo di me”, in O selvagem, di Couto Magalhães (n.d.A.).
7 Jabuti [dal tupi yabuti]: testuggine. È l’eroe delle favole indigene del nord del Paese, che ha caratteristiche simili a quelle della volpe nelle favole europee: non particolarmente violento, riesce a sconfiggere animali più forti di lui per la sua forza vendicativa, l’astuzia e l’abilità nel parlare.
8 Guaraci, o coaraci è il nome del sole nella lingua tupi. Il significato della parola è quello di ‘madre di questo giorno’ (da cori, `questo’, ara, `giorno’, e ci, `madre’). È il creatore di tutti gli esseri viventi, e ha il compito di governare il regno animale attraverso divinità protettrici di ogni singola specie. Jaci, dal composto tupi ia-cí,, è la ‘madre dei frutti’, la Luna. Sorella e sposa di Guaraci, presiede il regno vegetale, valendosi anch’essa di divinità a lei sottoposte.
9 Il nome di (Sérgio) Voronoff, ideatore di una cura di ringiovanimento e autore di un saggio intitolato La conquête de la vie (1928), viene accostato a quello del filosofo americano William James come a tracciare una linea esemplare del pensiero pragmatico che attraversi le varie discipline, dalla filosofia alla biologia.
10 Il riferimento è al romanzo storico di Alencar, O guarani (1857), il cui protagonista, l’indio Peri, riassume in sé tutte le qualità del “buon selvaggio”, compiendo imprese eroiche per amore della figlia del nobile portoghese dom Antônio.
11 Pindorama (dal tupi, `paese delle palme’) è il nome con cui le popolazioni andine e delle pampas chiamano il Brasile.
12 Dom João VI di Braganza regnò sul Portogallo dal 1816 al 1826, durante il periodo in cui la Corte si era trasferita a Rio de Janeiro per sfuggire alle invasioni napoleoniche.
13 Padre Anchieta (1534-1597), missionario gesuita, autore di testi plurilingue (in spagnolo, portoghese, latino e tupi-guarani) teatrali e poetici oltre che religiosi e didattici, è una figura fondamentale della prima azione catechizzatrice in Brasile. Iracema (“la vergine dalle labbra di miele”) è la protagonista del romanzo omonimo di Alencar (1865). capolavoro dell’indianismo romantico. João Ramalho viene eletto nel 1562 capitão-mor (amministratore generale, carica ereditaria) di Sao Paulo de Piratininga, il capitanato o divisione amministrativa che sta all’origine dello stato di San Paolo.
14 Ilaria da Fonte guidò una rivolta in Portogallo (1846-1847) che sfociò in guerra civile e venne repressa con l’intervento degli spagnoli e degli inglesi. (Tra le richieste dei ribelli, molte delle quali vennero accolte, c’era l’abdicazione della regina Maria II).


(Tratto da La cultura cannibale – Oswald de Andrade: da Pao-Brasil al manifesto antropofago, a cura di Ettore Finazzi-Agrò e Maria Caterina Pincherle, Meltemi editrice, Roma, 1999, traduzione di Maria Caterina Pincherle)

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