Rach e Jova

Condivido qui due brani che sto ascoltando stamani. Uno mi è sempre risultato difficile da digerire finché non ho provato ad andare oltre le prime battute rimanendo francamente sorpresa. L’altro mi è piaciuto subito, a pelle, salvo che – come dire – mi piace come può piacere un sottofondo musicale. Entrambi sono gradevoli per me ma su piani del tutto differenti. Uno mi costringe a stare attenta: mentre lo ascolto non posso fare altro, mi risucchia tutta la concentrazione, si impone e si piazza al centro della mia scena mentale. L’altro va bene sempre: se preparo colazione, se scrivo, se sbrigo le faccende in casa. In quello che dico non c’è alcuna intenzione offensiva. E del resto faccio un altro mestiere, non mi prendo la responsabilità di dire una parola definitva sulla musica. Ma ne ascolto e ne ho ascoltata molta, l’ho studiata e ho la fortuna di avere un sorella che mi ha avviata all’ascolto in età molto precoce. Io non mi ricordo del mio primo cinema, in compenso mi ricordo perfettamente della mia prima opera; non mi ricordo dei dischi degli anni ottanta, in compenso mi ricordo del cofanetto di Turandot che per me era come un grande romanzo. Del resto, si sa, i ragazzini spesso ci azzeccano. Con la mia migliore amica del liceo non ci si regalava solo peluches ma anche il Dongiovanni e lo Zauberflöte. Dico questo non per esibire i muscoli ma al contrario per dimostrare che si può amare e coltivare la musica, anche quella difficile, pur essendo persone normalissime. Io non sapevo niente di musica classica, ho cominciato ascoltando mia sorella, che è molto più grande di me, guardandola dai loggioni dei teatri, studiando col maestro di canto che lei aveva scelto per me. Ho continuato osservando mio cognato che si esercitava a suonare Liszt e Chopin. Mi sono divertita con la mia migliore amica a fare il gioco dei brani che ci identificavano. Sono una persona normale, purtroppo non sono più in grado di leggere uno spartito dopo tanto tempo. Ma ascolto tutto e di tutto: è così che ho sviluppato i miei gusti. In materia di musica classica la maggior parte della gente è totalmente ignorante. Probabilmente è vero, in materia di musica classica non si nasce imparati. Ero ignorante anch’io. Poi ho cominciato a dare una possibilità alla musica, per pura curiosità, per spirito di sperimentazione. E ora ascolto il Rach3 divertendomi e godendo come una matta. A proposito se lo trovo vi ci metto anche un estratto di Shine. Guardatelo, è un film che vi piacerà.

Ilaria Sabbatini

Ringrazio i miei amici Claudio e Alberto per le interpretazione del concerto che mi hanno appena fatto conoscere, e per l’esegesi delle due diverse interpretazioni di Horowitz e Vasary.

Horowitz Rachmaninoff 3rd Concerto Mehta NYPO 1978

Rachmaninoff Piano Concerto no. 3 – Tamas Vasary – allegro ma non tanto

Shine di Scott Hicks, 1996

Giovanni Allevi, Aria

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