Tra Allevi, i talk e i talent shows

holy-motorsQuesta che decrive Cotroneo nell’articolo su Allevi è la condizione generalizzata della cultura in Italia. E purtroppo tutto questo non farà che rafforzare alcuni nella convinzione che Allevi è un incompreso perseguitato da gente invidiosa del suo successo popolare. Per esempio, anche la Stampa, che pure pubblica l’intervista a Ughi, guardate un po’ cosa mette. “VOTA: Sfida fra Maestri della musica classica. Chi ha ragione?“. Mi viene da chiedermi a che gioco stanno giocando tutti… E che è? Amici della De Filippi?! Eppure dalla De Filippi ci invitano Allevi ma non ci invitano il musicista ad alta densità. Forse perché da un punto di vista mediatico gli farebbe implodere il format. Il presupposto di quel tipo di prodotto televisivo, la ragione per cui  funziona, sono i contenuti leggeri. Poi, ovviamente, chi vuole se lo guardi. Io sarei contenta di vederci Bollani, per dire, perché penso sarebbe uno shock positivo per l’utente medio di Amici. E magari qualcuno potrebbe scoprire che Bollani è perfino più ganzo de I ragazzi di Maria. Forse gli ascolti calerebbero ma la verità è che non si sa. Forse calebbero, forse! Ma non si sa perché ci si è mai scommesso. Si da sempre per scontato che la gente sia ignorante e stupida ma non la si mette mai alla prova. Non sono affatto sicura della veridicità della affermazione “alla gente viene dato ciò che vuole”, “bisogna dare alla genete ciò che vuole altrimenti non compra”. Alla gente non viene dato quello che vuole perché non è la gente che decide “ciò che vuole”. Se io ho dieci diverse opportunità allora posso dire di avere una possibilità di scelta. Se io ne ho due uguali, o anche dieci tutte uguali, allora, che scelta ho? Paradossalmente ha più scelta chi può decidere tra due possibilità diverse rispetto a chi può decidere tra dieci possibilità tutte più o meno uguali. Non è semplicemente  il numero delle offerte, come si pensa, a garantire una reale possibilità di scelta. E non è nemmeno la varietà. Probabilmente la libertà di scelta potrebbe essere garantita da una combinazione di quantità e varietà ma solo in presenza di una parità di livello qualitativo. Se mi dai il programma nazional popolare confezionato con strass e paillettes e accanto mi ci metti il programma culturale confezionato in una cornice da barbagianni è ovvio che la seconda opzione non potrà mai funzionare. Alla fine alla gente viene dato ciò che costa meno in termini economici e che presenta minori complicazioni dal punto di vista della realizzazione. Questo è il mio pensiero. Sono benvenuti osservazioni e commenti perché il tema dei media è veramente appassionante.

(Qui sotto i miei spunti di partenza).

Ilaria Sabbatini

Allevi, ma mi faccia il piacere!

By Roberto Cotroneo

Leggo dappertutto vera indignazione e ironia sulla battuta del pianista Giovanni Allevi su Beethoven. Allevi dice: «Beethoven non aveva ritmo», e dicendo questo dimostra quello che sappiamo da tempo, ovvero che Allevi di musica sa poco o niente. E ha voglia di provocare. Non bisognerebbe indignarsi per le provocazioni ma semmai per la sfortuna di vivere in tempi culturalmente vuoti dove l’unico modo per farsi notare è dire stupidaggini. Domani qualcuno ci dirà che Dostoevskij non conosceva il congiuntivo. O un aspirante artista spiegherà che Van Gogh non sapeva nulla del colore giallo, e non sapeva scegliere i pennelli giusti.
Un tempo la provocazione, il confronto con i grandi, il «salire sulle spalle dei giganti,» come si diceva, era un modo di vedere meglio, di avere più orizzonte, di capire. Oggi siccome sono tutti nani, non si può far altro che abbassare i giganti perché salirci sulle spalle sarebbe un’impresa impossibile.
Non ho mai avuto il culto degli intoccabili, anche i classici possono essere messi in discussione. Ognuno di noi ha compositori che ama, e compositori che sopporta poco. Ad esempio io non ascolto e non suono volentieri Schumann. Perché? È qualcosa di epidermico. Come non leggo con la passione necessaria Flaubert. È una grande scrittura, però non è il mio autore. Gli preferisco tanti altri. Ma quando Allevi dice che Beethoven non ha ritmo ammicca all’ignoranza, la mostra, chiede complicità sul vuoto.
La musica contemporanea è assassinata proprio da quello che Allevi chiama ritmo, ovvero dallo scandire netto, privo di sfumature, tipico di un certo modo di usare le percussioni, di pensare il tempo musicale. Tutta la musica classica ha ritmo, ma non è il ritmo della musica commerciale, ovviamente. Beethoven il ritmo ce l’ha eccome, e forse Allevi dovrebbe ristudiarselo nota per nota, gli farebbe bene. Lui potrebbe farlo se volesse. Quelli che ascoltano le sue sciocchezze invece sono indifesi. Diranno: Beethoven non ha ritmo. Poi risenti il primo movimento della Patetica e capisci che il ritmo è perfetto, come un orologio. Ma per fare questo bisogna capire. E per capire bisogna entrare nelle cose. E non può essere un privilegio di pochi, dobbiamo allargarlo, renderlo comprensibile a tutti.
Per questo mi indigno con quelli che fingono di rendere popolare la musica, ma in realtà chiudono la porta a coloro che potrebbero capirla meglio ed amarla. Allevi è colpevole di questo. Cavalca il nulla, gioca all’artista svagato, incarna tutti i luoghi comuni del musicista eccentrico. Senza il talento dei veri musicisti.
E la colpa è di tutti quelli che hanno inventato casi, fenomeni, scrittori, geni della musica, artisti che non avevano peso e valore. E lo hanno fatto per moda e per debolezza, ma soprattutto perché proni a un’industria culturale capace di manipolare i media per ragioni bieche di marketing. Il risultato è quello che abbiamo sotto gli occhi. Il degrado morale del nostro paese non è altro che un degrado culturale. Che procede, questo sì, a un ritmo vertiginoso.

Uto Ughi. “Il successo di Allevi? Mi offende”

Sandro Cappelletto

Che spettacolo desolante! Vedere le massime autorità dello Stato osannare questo modestissimo musicista. Il più ridicolo era l’onorevole Fini, mancava poco si buttasse in ginocchio davanti al divo». Uto Ughi non ha troppo apprezzato il concerto natalizio promosso dal Senato della Repubblica che ha avuto come protagonista il pianista Giovanni Allevi. Il nostro violinista lo ha ascoltato – «fino alla fine, incredulo» – dalla sua casa di Busto Arsizio e ne è rimasto «offeso come musicista. Pianista? Ma lui si crede anche compositore, filosofo, poeta, scrittore. La cosa che più mi dà fastidio è l’investimento mediatico che è stato fatto su un interprete mai originale e privo del tutto di umiltà. Il suo successo è il termometro perfetto della situazione del Nostro Paese: prevalgono sempre le apparenze».

Che cosa più la infastidisce di Allevi: la sua musica, le sue parole? «Le composizioni sono musicalmente risibili e questa modestia di risultati viene accompagnata da dichiarazioni che esaltano la presunta originalità dell’interprete. Se cita dei grandi pianisti del passato, lo fa per rimarcare che a differenza di loro lui è “anche” un compositore. Così offende le interpretazioni davvero grandi: lui è un nano in confronto a Horowitz, a Rubinstein. Ma anche rispetto a Modugno e a Mina. Questo deve essere chiaro».

Come definire la sua musica? «Un collage furbescamente messo insieme. Nulla di nuovo. Il suo successo è una conseguenza del trionfo del relativismo: la scienza del nulla, come ha scritto Claudio Magris. Ma non bisogna stancarsi di ricordare che Beethoven non è Zucchero e Zucchero non è Beethoven. Ma Zucchero ha una personalità molto più riconoscibile di quella di Allevi».

C’è più dolore che rabbia nelle sue parole. «Mi fa molto male questo inquinamento della verità e del gusto. Trovo colpevole che le istituzioni dello Stato avvalorino un simile equivoco. Evidentemente i consulenti musicali del Senato della Repubblica sono persone di poco spessore. Tutto torna: è anche la modestia artistica e culturale di chi dirige alcuni dei nostri teatri d’opera, delle nostre associazioni musicali e di spettacolo a consentire lo spaventoso taglio alla cultura contenuto negli ultimi provvedimenti del governo. Interlocutori deboli rendono possibile ogni scempio, hanno armi spuntate per fronteggiarlo».

Che opinione ha di Allevi come esecutore? «In altri tempi non sarebbe stato ammesso al Conservatorio».

Lui si ritiene un erede e un profondo innovatore della tradizione classica. «Non ha alcun grado di parentela con la musica che chiamiamo classica, né con la vecchia né con la nuova. Questo è un equivoco intollerabile. E perfino nel suo campo, ci sono pianisti, cantanti, strumentisti, compositori assai più rilevanti di lui».

Però è un fenomeno mediatico e commerciale assai rilevante. «Si tratta di un’esaltazione collettiva e parossistica dietro alla quale agisce evidentemente un forte investimento di marketing. Mi sorprende che giornali autorevoli gli concedano spazio, spesso in modo acritico. Anche Andrea Bocelli ha un grande successo, ma non è mai presuntuoso quando parla di sé. Da musicista, conosce i propri limiti».

Allevi è giovane. Non vuole offrirgli qualche consiglio? «Rifletta tre volte prima di parlare. Sia umile e prudente. Ma forse non è neppure il vero responsabile di quello che dice».

C’è un aspetto quasi messianico in alcune sue affermazioni, in questa autoinvestitura riguardo al proprio ruolo per il futuro della musica. «Lui si ritiene un profeta della nuova musica, parla come davvero lo fosse. Nuova? Ma per piacere!».

Ma come interpretare questo suo oscuro annuncio: «La mia musica avrà sulla musica classica lo stesso impatto che l’Islam sta avendo sulla civiltà occidentale?» «Evidentemente pensa che vinceranno Allevi e l’Islam. Vi prego, nessuno beva queste sciocchezze».

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3 pensieri su “Tra Allevi, i talk e i talent shows

  1. Muninn libri

    Premetto che Allevi mi sta antipatico da tempi non sospetti. Dall’epoca in cui la mia prima ragazza lo osannava. L’odio è cominciato più o meno da quando mi ha lasciato :P. Ma non divaghiamo. Quello che da fastidio di Allevi è la più assoluta mancanza di umiltà, che borioso fanfarone. Ma di boriosi fanfaroni ce ne sono sempre stati e il loro posto è proprio sulla grande scena. Sono passati secoli da quando Benvenuto Cellini insultava “Buaccio” Brandolini perché era uno scultore incapace, anche se era lo scultore ufficiale di casa Medici.
    Che ci vuoi fare? Probabilmente Allevi neanche lo pensa. Non si può pensare veramente una cosa del genere, non ha senso. Soprattutto Jovanotti. Allevi è così notorioso (mi si passi l’anglicismo per creare un diminutivo-dispregiativo di noto) proprio perché dice un sacco di c*****e e lo fa in televisione. Con tutto questo casotto probabilmente quelli che si erano dimenticati di lui compreranno qualche cd.
    Purtroppo per noi anche soltanto scrivendo quanto faccia schifo schifo schifo lo mettiamo sulla ribalta. Sai quanta gente guarda Uomini e Donne solo per ridere e dire: “Oh figa ma guarda che scemi questi oh!”.
    Per questo mi rifiuto di scrivere recensioni negative su libri pessimi e famosi sul mio blog, guarda quello che è successo con l’innominabile libro erotico dell’estate scorsa: il 90% delle recensioni che trovavo erano negative, ma questo non ha impedito di farne un caso letterario. Il problema è un po’ di tutti e anche di noi “persone istruite”: il pubblico è ignorante, le istituzioni ignoranti e alla ricerca di consenso, i media campano di scandali e facilonerie. Perché è facile e comodo. E non solo da quando c’è Twitter. Quanto studio ci vuole per capire che Beethoven non è Jovanotti?

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  2. ruminatiolaica Autore articolo

    Credo che tu abbia colto il punto. Non posso credere che qualcuno sia così sprovveduto da dire quello che ha detto lui. Io comunque non disprezzo “Uomini e donne” disprezzo, al limite, l’atteggiamento di chi lo prende troppo sul serio. Facevamo le sessioni con mamma, la vicina e le figlie della vicina per vedere “Anche i ricchi piangono”, ho visto il Grande Fratello, mi sono appassionata alla vicenda di Pietro Taricone, chi sono io per giudicare? Dico soltanto che si da per scontato che alla gente non interessi altro che “Uomini e donne” quando invece scontanto non è.

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