La verità vi renderà liberi

la-veritàAnche se non ho certo la pretesa di mettermi a fare dell’esegesi biblica a volte mi capita, prima di addormentarmi, di avere dei pensieri molto lucidi su argomenti che ruminavo da tempo. È anche per questo che il mio blog si chiama così, Ruminatio laica. A me piace lasciare che i pensieri emergano liberamente, senza forzarli, senza cercarli con le pinzette delle ciglia. Se valgono veramente la pena non se ne andranno e piano piano risaliranno dagli strati profondi della coscienza fino a raggiungere la piena consapevolezza. Non sono illuminazioni né rivelazioni, sono semplicemente intuizioni. Lampi che la mente coglie all’improvviso come se, dopo essersi mossi nella penombra di una stanza per molto tempo, si raggiungesse infine l’interruttore della luce. Le cose che si vedrebbero sarebbero quelle che sono lì da sempre solo che fino a quel momento se ne aveva una percezione vaga e approssimativa.  Ieri sera mi è tornata in mente la frase: “la verità vi renderà liberi”. Ne ignoro il motivo ma ho voluto appuntare il pensiero che è seguito per non dimenticarlo e verificare se fosse sempre valido alla luce del giorno. Mi pare di sì. Veramente il vangelo secondo Giovanni dice una cosa un po’ più complessa: «Se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi». Bisognerebe analizzare anche il significato della premessa ma concedetemi un qualche margine di manovra: del resto questo è solo uno spunto e la mia vuole essere una riflessione laica, senza alcuna ambizione di natura religiosa o esegesi filologica. Lasciate insomma che io mi concentri sulla parte “la verità vi farà liberi”. Ieri sera, mi è improvvisamente sembrato chiaro un significato di questa frase che non avevo mai ancora eplorato. Anche a seguito di osservazioni sul campo e sperimentazioni personali, da tempo  penso che dire la verità sia uno strumento di  emancipazione più in senso pratico e concreto che non in senso spirituale come lo si è sempre inteso. Ovviamente non sempre e non comunque si deve dire la verità ma ci sono molti modi di definire la verità. Per esempio l’eufemismo, la gentilezza, la preterizione non sono affatto la negazione della verità, sono solo un modo accettabile di porgerla. E d’altro canto non è sempre bene dire a un malato di cancro che tra tot mesi sarà finita, anche se è la nuda e cruda verità. Quindi anche la verità non coincide semplicemente con la brutalità dello sbattere in faccia qualcosa che trova riscontro nella realtà. Anzi, spesso e volentieri, questa è una forzatura nell’uso del concetto di libertà che mi pare esclusivamente funzionale all’ottenimento di un fine piuttosto che al rispetto della verità. Dire la verità è come impugnare un’arma e bisogna averne piena consapevolezza. Gestire quell’arma non è semplice e neppure indolore. Inoltre chi decide di dire la verità si prende delle responsabilità che deve essere pronto a portare. O meglio: prima di dire la verità, al di là della retorica della verità come bene assoluto, è preferibile che ci si renda conto di tutte le implicazioni e le conseguenze del caso. È opportuno che si prenda atto delle reazioni che può suscitare, quella verità, e che si sia pronti a reggerne il peso e a volte, a seconda dei casi, anche l’urto violento. Ma dopo aver premesso tutto questo il punto è che “dire la verità”, a volte, significa avere il coraggio di essere i primi a dire ciò che gli altri pensano ma non dicono per perbenismo e/o timore. Quando qualcuno ha il coraggio di fare il primo passo può succedere che si inneschi una reazione capace di far cadere i veli delle convenzioni uno dietro l’altro, facendo sì che anche altre persone riescano a superare i propri ostacoli. Dire la verità significa tavolta liberarsi dalla convenzione, dal perbenismo e dal timore. Dire la verità significa tavolta rompere i meccanisimi che ci vincolano a dei comportamenti prestabili e immutabili, nel rispetto di uno status quo le cui regole tacite nessuno ha stabilito ma che ci trattengono tutti fino a ridurci all’impotenza e al silenzio. Questo non significa che bisogna sempre e comunque dire la verità. Resta infatti un problema irrisolto: bisogna chiedersi se, quando e come, è opportuno dire la verità. Ma io mi accontento di un’intuizione per volta e sono quasi grata all’insonnia per questi insperati effetti collaterali.

Ilaria Sabbatini

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