Del caso Tortora e di memorie familiari

doubtslide2Ciao papà è domenica mattina e mi manchi. Dopo così tanto tempo non pensavo sarebbe più successo ma non è colpa mia se nel nostro paese accade quel che accade. Ti ricordi quel Natale in cui tu e mamma mi regalaste la macchina per fare la maglia? Io me lo ricordo bene, seduta al tavolino del salotto che giravo la manovella e tiravo fuori un tubolare colorato mentre voi guardavate Enzo Tortora in televisione. Era di venerdì e c’era il pappagallo. Qualche anno dopo litigavamo perché volevo sottrarmi a quell’appuntamento settimanale che nonostante tutto rimane ancora uno dei ricordi più cari della mia infanzia. Oggi piove, io e mio marito siamo in macchina e mi vieni in mente tu che mi costringevi a non studiare il giorno prima di un esame, qualunque esso fosse. Mi caricavi in macchina, con qualsiasi clima, e ce ne andavamo in giro per ore senza sapere cosa fare pur di distrarmi dalla mia preoccupazione. Oggi vorrei che tu fossi qui, non solo perché mi manchi – quello succede ugualmente – ma perché vorrei che tu potessi parlare da solo della tua idea di onestà. Abbiamo litigato molto noi, abbiamo litigato sempre, fino ad allontanarmi da te. Ma hai tutto il mio rispetto per la tua etica e la tua idea della politica. Soprattutto nella giornata di oggi in cui mi sembra che alla tua generazione, alle persone come te, stiano sputando addosso. Tu eri un grande difensore di Tortora, anche se non ti piaceva che avesse aderito ai Radicali: non potevi accettare quelle idee sulla laicità e sulla liberalizzazione, che invece piacevano a me. Ma il signor Enzo non si poteva toccare. Così la sua immagine, nella mia mente adolescente, ha finito per sovrapporsi alla tua. È cominciato quando mamma mi raccontava di quella volta che rifiutasti di aprire in anticipo le buste della gare d’appalto e quel signore venne sul nostro terrazzo a rompere le bottiglie pregiate che avevi respinto. Quella è l’immagine che ho di te come cittadino italiano. Un uomo un po’ grigio e dagli occhiali pesanti come le regole che rispettava. Un uomo perbene con cui litigavo su tutto, dalla politica al calcio. Un uomo che difendeva un presentatore televisivo travolto da un processo, perché in qualche modo gli si sentiva vicino.

Ieri sera colui che controlla più della metà delle televisioni italiane ha dichiarato di identificarsi con Enzo Tortora quando diceva ai suoi giudici “io sono innocente e spero dal profondo del mio cuore che lo siate anche voi”. Ha dichiarato che questo è il sentimento di tantissimi italiani ma non era vero. Oggi quello non è il mio sentimento e non sarebbe nemmeno il tuo, che pure ti identificavi così tanto col signor Enzo. Io credo che il tuo sentimento sarebbe stato quello di Silvia Tortora: «Mio padre ha sempre rispettato i giudici, ha risposto alle loro domande e si è sempre presentato. (…) Si è difeso nel processo e non dal processo. Si dimise da parlamentare e andò ai domiciliari. E quando gli chiesero “perché lo fai?”, rispose: perché sono un italiano e sto al fianco della gente come me». È per questo che oggi mi sei venuto in mente papà, tu e la tua rabbia che oggi si rinnova in me. «Mio padre era un’altra storia. Un’altra persona» ha detto Gaia Tortora. Anche il mio era un’altra persona: io e mio padre stiamo con voi, care Silvia e Gaia. Buona domenica mattina, papà, la pioggia sta cadendo.

Ilaria Sabbatini

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4 pensieri su “Del caso Tortora e di memorie familiari

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