Antichrist, una lettura nuova: la donna in forma di strix ma anche principio del femminino

antichrist_lars_45di Ilaria Sabbatini per CUCO11

Una delle chiavi di lettura del film di Trier è incentrata sul corpo della donna, così come lo era stato per “Le onde del destino” di cui “Antrichrist” risulta il riflesso speculare. Il film inizia con la distruzione dello stato di purezza attraverso la morte del figlio, che è l’origine dello squilibrio delle forze primigenie: il femminile e il maschile. Il sesso, nel rapporto ormai corrotto, diventa dominazione sessuale che si risolve nella tutela della femmina ridotta in condizione di minorità. Il marito psicologo aiuta la moglie ad affrontare il lutto ma in realtà la domina, ne anatomizza la coscienza privandola di ogni pelle. Finché lei, durante un amplesso, lo ferisce e lo immobilizza rendendolo inerme e impotente. L’uomo e la donna ritornano ad essere il maschio e la femmina, forze dalla natura ferina, principi reciproci della razionalità e dell’istinto. Il sesso, costantemente presente come incontro delle due forze, è mischiato al sangue, al conflitto, alla morte. Nella storia compaiono delle bestie simboliche come un’eco delle forze liberate dalla morte del bambino: pena, dolore, disperazione. Esse rimandano ancora al mascolino e alla femminino, alla loro capacità di generare e di distruggere. Lei, non sadica ma impietosa, assurge a femmina ancestrale che si fa carico di tutte le donne perseguitate. “Gynocidio” titola il frontespizio della sua tesi ma la parte che sceglie per sé non è la distanza dell’osservatore bensì l’immedesimazione di colei che si riconosce in quelle che l’hanno preceduta. Non più semplicemente una moglie, diventa l’incarnazione del principio femminino. E la sua fine, l’ultima morte di donna, libera le altre per farle tornare ad essere forze primigenie della natura. Questo film scardina tutti gli eufemismi in cerca una via alternativa alla rappresentazione dell’uomo e della donna: essi sono la coppia edenica strappata all’equilibrio primigenio dalla fine dell’innocenza. Trier fa piazza pulita delle stratificazioni culturali e restituisce un valore mitico al principio maschile e femminile. L’uomo e la donna non corrono più paralleli nella stessa direzione ma si scontrano, com’è nella loro natura, dando origine a una realtà nuova che è superiore alla loro somma. Quando la nuova dimensione del maschio e della femmina, incarnata nel figlio, si distrugge essi tornano ad essere forze cieche e violente. Le categorie culturali che costringono i generi in ruoli codificati crollano nel momento dell’impatto tra uomo e donna: solo allora emerge la loro rappresentazione come potenze opposte. Il mascolino trova espressione in un corpo che è incarnazione della forza virile, il femminino assume un corpo fragile ma che gradualmente prende coscienza alzandosi finalmente in piedi del tutto padrone di sé. La femmina non è più soggetta a nessuna tutela, sostegno o potestà ed è in grado di contrapporsi al maschio fino a rovesciare il proprio stato di minorità. Ma quando la donna assume il controllo sull’uomo, nel momento stesso in cui il sovvertimento si compie, essa si mutila della propria identità. L’uomo  non esiste senza la donna e viceversa: la scomparsa dell’uno priva di significato l’altro. La loro coesistenza è puro equilibrio di forze, privato di ogni sovrastruttura.

Ilaria Sabbatini

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3 pensieri su “Antichrist, una lettura nuova: la donna in forma di strix ma anche principio del femminino

  1. Johnf155

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