Quella contro le donne è violenza culturale

violenceOggi, 26 dicembre 2012, leggo dalle amiche: “Voi provocate gli istinti e vi andate a cercare i guai”. Riferito alle donne, detto da un parroco, affisso in forma di lettera nella bacheca di una chiesa di Lerici, Italia. Fare polemica è tempo perso e io non la farò. Però dedico una riflessione in particolare agli amici cristiani ma a chiunque dia valore alla vicenda cristiana, foss’anche di natura storica o culturale. Proprio in questi giorni si celebra la nascita di un bambino figlio di una madre insolente. La quale madre sosteneva di non conoscere uomo pur essendo gravida. Quella donna è stata senza dubbio una provocatrice: se suo marito si fosse lasciato provocare, l’avrebbe come minimo corcata di botte. Se invece siamo qui a festeggiare vale la pena chiedersi dove sta la differenza.

Ilaria Sabbatini

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Suor Rita Giaretta sui fatti di Lerici

Comunicato stampa – Caserta, 27 dicembre 2012

In veste di responsabile di “Casa Rut” – Centro di accoglienza per donne vittime di tratta, di abusi e di violenze, sento il bisogno di esprimere tutta la mia indignazione di fronte al gesto ‘inquietante’ e oserei dire ‘violento’ compiuto dal parroco di San Terenzo (La Spezia), don Piero Corsi, con l’affissione in Chiesa del volantino in cui è riportato un editoriale del sito Pontifex dal titolo “Le donne e il femminicidio, facciano sana autocritica. Quante volte provocano!”
Ancora si ricade in quella vecchia mentalità, che purtroppo a troppi maschi ancora piace e soddisfa, che vede nella donna o la moglie sottomessa o la prostituta o ancor peggio la tentatrice.
Quanto siamo lontani, a livello culturale e comportamentale, dal riconoscere, rispettare e valorizzare appieno la dignità della donna, da parte del mondo maschile (compresi i sacerdoti).
Se si pensa a tutte le donne uccise in quest’anno per mano di mariti, compagni e fidanzati, c’è non solo da rabbrividire ma da riflettere seriamente.
Mi piace qui riportare quanto detto in una nostra ‘lettera aperta’ del 27 gennaio 2011 – che ha avuto risonanza nazionale, nella quale all’Erode di turno – incarnato dall’allora Primo Ministro e capo di Governo – come donne, come cittadine e come religiose, avevamo gridato il nostro “non ti è lecito”. Nella lettera dicevo: “Ma davanti a questo spettacolo una domanda mi rode dentro: dove sono gli uomini, dove sono i maschi? Poche sono le loro voci, anche dei credenti, che si alzano chiare e forti. Nei loro silenzi c’è ancora troppa omertà, nascosta compiacenza e forse sottile invidia. Credo che dentro questo mondo maschile, dove le relazioni e i rapporti sono spesso esercitati nel segno del potere, c’è un grande bisogno di liberazione”.
Parole, queste, che sento oggi con forza di rinnovare e di rivolgere non solo a don Piero Corsi, ma a tutto il mondo maschile, e soprattutto alla mia Chiesa, che purtroppo dal punto di vista istituzionale è ancora fortemente maschilista. Di fronte a questa realtà ecclesiale molte altre domande mi rodono dentro: che genere di formazione hanno avuto e soprattutto hanno oggi i sacerdoti? Vengono educati, formati e sostenuti a vivere relazioni positive, autentiche e libere con il genere femminile? O ancora oggi i seminari sono prevalentemente luoghi chiusi, riservati ai soli maschi – docenti e animatori – mentre le figure femminili presenti sono unicamente di contorno, con servizi generici: cucina, lavanderia, pulizie?
Quale idea di donna può elaborare e coltivare un futuro sacerdote che è formato a vivere e a sentire il ruolo sacerdotale come un ‘privilegio sacro’ riservato unicamente al genere maschile?
Mi auguro che la mia chiesa, di cui mi sento parte viva, possa sempre più aprirsi alla luce di Cristo per vivere in novità di vita il Vangelo nel quale, come afferma S. Paolo nella lettera ai Galati “Non c’è più giudeo né greco; non c’è più schiavo né libero; non c’è più uomo né donna, perché tutti siete uno in Cristo”, che significa tutti uguali in dignità.
E allora, di fronte a questi inquietanti e profondi interrogativi, non basta far rimuovere un volantino, ma bisogna impegnarci tutti, a partire dalla Chiesa, nelle sue istituzioni, a rimuovere una mentalità che ancora discrimina e uccide la donna.
Anche oggi risuona il grande annuncio di vita e di speranza consegnato da Gesù alle donne: “Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risuscitato. Ed esse, tornate dal sepolcro, annunziarono tutto questo agli Undici e a tutti gli altri” (Lc 24,5-6).

Sr. Rita Giaretta – Casa Rut

Archivio materiali su don Piero Corsi e Pontifex:

http://video.repubblica.it/edizione/genova/il-parroco-di-lerici-al-giornalista-lei-e-un-fr/114747/113150

http://genova.repubblica.it/cronaca/2012/12/24/news/il_sacerdote_scrive_ai_fedeli_femminicidio_colpa_delle_donne-49410366/?fb_action_ids=345577652216252&fb_action_types=og.recommends&fb_ref=s%3DshowShareBarUI%3Ap%3Dfacebook-like&fb_source=aggregation&fb_aggregation_id=288381481237582

http://www.pontifex.roma.it/index.php/editoriale/il-fatto/13542-le-donne-e-il-femminicidio-facciano-sana-autocritica-quante-volte-provocano

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