Le flotta veneziana tra il X e XI secolo

350px-venice_galley_rowing_alla_sensile1di Nicola Bergamo – 20 December 2012

La lotta per la supremazia nell’Adriatico

La conquista longobarda di Oderzo e di Padova sanciva la fine territoriale dell’antica provincia romana e giustinianea della Venetia et Histria. La perdita del capoluogo, sito in Oderzo, costrinse l’amministrazione imperiale ad avvicinarsi sempre di più alla costa, considerata maggiormente sicura e più appropriata alla difesa. La grande flotta bizantina, attivissima per tutto l’alto medioevo, garantiva protezione anche verso l’antica provincia, ridotta solamente al litorale venetico e friulano. Grado, Eraclea, Malamocco, Torcello, erano i centri che mantenevano ancora un forte legame con Costantinopoli, il resto della provincia divenne parte dei nuovi regni italici. La mancanza di un territorio propriamente detto, come accadeva a tutte le altre città del mondo, costrinse gli antichi venetici a costruire la loro residenza sul mare. Questa peculiarità, così unica, permise agli abitanti di fondare la loro stessa esistenza sulle imbarcazioni. La forza navale veneziana dimostrò già la sua forza all’inizio dell’VIII secolo, con l’indispensabile aiuto dato all’Esarco di Ravenna per la riconquista della capitale esarcale. Inoltre sotto la guida del doge Pietro Tribuno (888-912), il giovane ducato, vinse i temutissimi Ungari vicino al porto di Albiola il giorno di San Pietro e Paolo: il 29 giugno del 900. La grande vittoria, oltre ad essere salutata dall’Imperatore del Sacro Romano Impero Berengario, portò ad un riconoscimento formale da parte dell’Imperatore bizantino Leone VI, che lo insignì dell’ambito titolo di Protospatario.
Per tutto il X secolo, Venezia dovette più e più volte intervenire con le proprie imbarcazioni da guerra, come nel delta del Po’ con la distruzione di Comacchio avvenuta nel 932, o come nel maggio dell’anno mille, quando tutta la flotta comandata dal doge Pietro II Orseolo, distrusse i pirati norentani in Dalmazia.

La conformazione delle navi veneziane nei secoli X e XI: le chelandrie e le prime galee

Non si hanno molte notizie riguardo le navi veneziane dell’XI secolo. Sembra che le prime imbarcazioni fossero fluviali e che derivassero dai campoli e dalla sua evoluzione, ossia ai rasconi. Man mano che Venezia assurgeva a potenza egemone nel mare adriatico a discapito dell’antica madre patria Bisanzio, anche le imbarcazioni subivano ampie e importanti trasformazioni. I pochi traffici dell’alto medioevo venivano catalizzati dall’arrembante ducato che, già alla fine dell’X secolo, poté contare sulle nuove tratte commerciali imperiali, garantendosi così ampio margine di guadagno e soprattutto supremazia sulle rivali città italiane.
Le cronache dell’epoca parlano di chelandrie o zelandrie, imbarcazioni derivate dal dromone bizantino. Il termine greco di chelis, ossia testuggine, potrebbe dimostrare una comunanza con le navi imperiale. La denominazione potrebbe essere dipesa dalla forma di guscio situata al centro come protezione, avevano un ordine di remi, e una sola vela. Il fondo poteva essere piatto, per navigare agilmente nelle acque della laguna, o con fondo rotondeggiante, così da poter navigare anche in mare aperto.
L’unica rappresentazione iconografica delle chelandria, appare in una medaglia, in onore di Pietro Candiano II, dove si può notare la forma dello scafo, una sorta di torretta nel suo centro, l’unico albero, ed infine un solo ordine di remi. Potrebbero essere molti simili alle imbarcazioni che vinsero contro i Normanni la battaglia di Durazzo.

(immagine http://galea-galley.livejournal.com/20277.html)

Nel 1084 appare per la prima volta nella fonti veneziane il termine galea o galia. Anche in questo caso sembra che termine sia di origine bizantina. Leone VI, nei trattati di tattica navale, riportava infatti la parola “galeas”. E’ probabile che l’evoluzione marinara abbia portato ad un lento ma costante miglioramento gli antichi dromoni, fino a diventare galea. A livello etimologico il termine greco “galeotes” che significa pesce spada, potrebbe combaciare con la struttura portante dell’imbarcazione. Infatti lo scafo di questa lunga nave terminava a prua con un minaccioso rostro appuntito, dando così l’impressione di un pesce lungo ed appuntito. Un’altra possibilità potrebbe invece essere legata ad origine autoctone, la sua vista dall’alto, infatti, potrebbe assomigliare ad una gaia, ossia ad un centopiedi.

Il rostro venne portato al livello di coperta. I costruttori si erano resi conto che questo sistema poteva permettere di colpire le navi nemiche affondandole con un colpo solo, oppure danneggiandole gravemente. Inoltre il rostro venne montato a livello della coperta, così da aumentare la manovrabilità. Come nel dromone, le prime galee, avevano due timoni laterali molto simili a possenti remi, dove poi vi erano due strani corni ricurvi.

(immagine http://www.linkiesta.it/sites/default/files/uploads/blogs/u1047/350px-byzantinische_dromone.png)

Bibliografia essenziale

G. Ortalli,  Venezia dalle origini a Pietro II Orseolo, in «Storia d’Italia», vol. I, Longobardi e Bizantini, 1980.

G. Ercole, Duri i banchi – Le navi della Serenissima 421-1797, 2006.

Leggi il resto: http://www.linkiesta.it/blogs/storie-di-medioevo-e-bisanzio/le-flotta-veneziana-tra-il-x-e-xi-secolo#ixzz2FasrfQb9

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