Il Medioevo di poco prestigio

Caro Senatore Ramponi, dubito che leggerà mai queste poche righe o che, nel caso, le facciano cambiare idea. Lei rappresenta, perdoni la franchezza, in questo caso la protervia dell’ignoranza, quando afferma che il Medioevo italiano è privo di prestigio o di grandi valori. Lei dimentica la sua stessa formazione e in questo modo offende non solo una categoria professionale di grande importanza per tutti i paesi moderni fuorché l’Italia. Ma l’Italia, forse, non è un paese moderno o almeno non lo è più. In questo momento mi preme precisare che scrivoo in doppia veste: come storico e come cittadina italiana che non si riconosce né punto né poco nelle sue parole.
Nonostante ciò, una cosa gliela devo riconoscere: lei almeno l’ha detto. Molti suoi colleghi, di più o meno rilevante incarico, lo pensano. Lo pensano a tutti i livelli: dal senatore, appunto, al sindaco passando per tutti i gradi della carriera politica. Almeno lei lo ha esplicitato e adesso sappiamo con chi abbiamo a che fare e con quale modello di pensiero. Frutto di ignoranza – e sia detto in senso esclusivamente educativo – supponenza o magari anche per pura convenienza. Riaffiorano qui gli stereotipi che credevamo superati. Con l’aggravante che se da una parte alcuni (e direi non pochi) settori della politica italiana fanno ricorso all’argomento identitario (che mira ad escludere, ovviamente, non ad integrare) dall’altra si contraddicono demolendo ciò che ci può far riconoscere cittadini di uno stesso paese. Ossia il suo passato come strumento di comprensione del suo presente. Mi chiedo allora cosa vogliate, voi classe dirigente. Quale sia l’identità a cui pensate. Su quali basi intendete costruirla. Ecco perché sono convinta che queste voi ormai stridenti porteranno nel baratro loro e tutto ciò che rappresentate. Sta a noi, cittadini e studiosi, rimanere quelli che siamo e prendere coscienza del nostro ruolo civile. Non più solo come semplici elettori in un paese alla deriva ma anche come storici – e lo dico senza alcuna protervia – che con pazienza e ostinazione (resistenza culturale?) siano capaci di difendere quella memoria che fa di noi quello che siamo e ci permette di essere quello che saremo. Mi piace ricordare una frase che Patricio Guzman ha utilizzato nel suo film Nostalgia de la luz, in cui racconta la riappropriazione dei cileni di una parte dolorosa ma indispensabile della propria storia. “Io credo che la memoria abbia una sua forza di gravità perché ci attrae sempre. Chi ha memoria del passato può vivere nel fragile presente. Chi non ha memoria non può vivre in nessun posto”. Io voglio vivere in pace e possibilmente nel mio paese.

Dr.ssa Ilaria Sabbatini

«Voi parlate di turismo e di prestigio della nostra storia, ma se c’è un periodo durante il quale la nostra storia ha ben poco prestigio è proprio il Medioevo. Quindi, potremmo anche concentrarci a diffondere i grandi valori della nostra cultura là dove sono veramente grandi».
Sen. Luigi Ramponi (PdL) – 2011 seduta in Senato

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